Aprilia a Silverstone monopolizza per la prima volta nella sua storia il podio della Sprint, che riflette le posizioni in campionato: Jorge Martín è davanti a tutti, allunga i(17 su Ogura e 27 su Bezzecchi) e porta a 19 le sue vittorie al sabato, alla pari con Marc Marquez. Il quale chiude nono dopo aver ceduto di schianto nelle fasi finali della gara, quando è stato superato da Pedro Acosta, Joan Mir e Franco Morbidelli. Eppure più che il risultato i numeri da guardare sono altri: i tempi negli ultimi due giri per esempio, che Marc fa due secondi più piano rispetto ai precedenti. O i punti che vengono assegnati in una Sprint, che sono 10 per il 6° posto e 7 per il 9°. Tre punti di differenza che, come ha raccontato lo stesso Marc ai microfoni di Sky dopo la gara, non valevano il rischio, visto e considerato che la gomma soft al posteriore aveva finito di funzionare da un pezzo: “Quando la gomma fa graining quello che sente il pilota è che può volare in qualunque momento. Così quando ho capito che tra finire sesto e finire decimo cambiava di due o tre punti mentre un volo ti può cambiare di tanto. Ho deciso di finire la gara”.
Lui continua con questo approccio da bracconiere col fucile a pompa, quello che spara solo quando c’è l’orso davanti, per il resto prende quello che può senza correre grossi rischi, specialmente in circuiti come Silverstone in cui ha vinto due volte appena in carriera. Che è il motivo per cui si è presentato sorridente alle interviste: “È la prima volta dell’anno in cui ho mostrato velocità in un circuito in cui faccio fatica. Quello mi piace, vuol dire che stiamo andando per la strada giusta e ho iniziato a guidare in maniera più aggressiva e anche questo mi aiuta. Domani per la gara lunga devo ancora migliorare il passo gara, l’Aprilia è a un altro livello e il nostro obiettivo ottimista può essere fare quinto o sesto”.
Di fatto poi bisogna considerare che la velocità per partire meglio di sesto Marc l’aveva eccome, se non fosse che quando Marco Bezzecchi perde l’ala sul codone e i commissari di pista lo segnalano con bandiera gialla e rossa (con luci alternate, a intermittenza) lui vede solo la gialla: “In qualifica onestamente ho visto bandiera gialla e a Le Mans mi avevano già dato un warning per aver fatto il miglior parziale sotto bandiera gialla e alla seconda volta mi avrebbero dato tre posizioni di penalità. Pensavo fosse gialla, poi l’ho visto ma… era tardi. Però il giro era buono, quindi sono contento. Per la Sprint dobbiamo capire come sto guidando, è vero che metto sempre in crisi la gomma in inserimento… l’ho visto al terzo giro ma era tardi, ormai lo pneumatico l’avevo aperto”.
Senza quel problema probabilmente sarebbe partito dalla prima fila anche se, per l’appunto, lui è convinto che finire quinto nella gara della domenica è una previsione ottimistica. Eppure si correrà con la media e i dati raccolti nella sprint daranno una mano. Ecco perché la nona piazza non è veritiera, ma nemmeno la 6° che ha previsto lui: “Ora dobbiamo capire cosa è successo col degrado della gomma dietro: se sono stato io, se mi può aiutare un po’ il settaggio… è stato così per tutti? Sì, ma io ho sofferto molto. Stavo lottando per il podio e ho finito nono. Dobbiamo capire se posso aiutare questa gomma e se il team può aiutare me. Però il feeling è buono, vediamo”.