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8 agosto 2026

Perdonate la provocazione: questa Aprilia che asfalta tutti a Silverstone è la “fortuna” di Ducati. E quelle lacrime del Bez…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

8 agosto 2026

Martìn, Ogura e un Bezzecchi da mezzo miracolo. La Sprint di Silverstone è andata così, ma lo stradominio di Aprilia a Silverstone riesce a fare ombra pure al mezzo disastro di Ducati, con Marquez nono e Pecco diciassettesimo, entrambi alle prese col posteriore ballerino
Perdonate la provocazione: questa Aprilia che asfalta tutti a Silverstone è la “fortuna” di Ducati. E quelle lacrime del Bez…

Jorge Martìn primo e senza appello, come gli succedeva nell’anno del mondiale vinto con Ducati. E, subito dietro, Ai Ogura seguito a sua volta da Marco Bezzecchi. Insomma, nella Sprint di Silverstone è stata solo Aprilia e avrebbe potuto essere un poker se Raul Fernandez non si fosse steso dopo una partenza un po’ così, mentre tentava di rimontare. Sia chiaro: nessuno vuole togliere il palcoscenico a Aprilia, all’impresa totale di Martìn, alle conferme di Ogura e al mezzo miracolo di Marco Bezzecchi, che appena tre settimane fa era in sala operatoria a farsi applicare due piastre su una clavicola e a farsi medicare uno sbrego enorme su un ginocchio. Però, inutile negarlo, il tema di oggi è un altro. Anzi, è un’amarissima domanda: ma che succede alle Ducati?

Sì, partiamo da qui, perché questa Aprilia che ha asfaltato tutti rischia di essere il motivo per cui si parlerà poco del disastro Ducati: Pecco Bagnaia a Silverstone non c’è praticamente mai stato, costretto a partire indietrissimo e a chiudere diciassettesimo, mentre Marc Marquez, che pure c’ha provato con tutto quello che ha, s’è dovuto arrendere dopo appena cinque giri. Nessuna possibilità, per i due della rossa, di scaricare la potenza a terra, con il posteriore che impazziva e Marc Marquez che ha pure rischiato di volare via in un paio di occasioni. Ha chiuso nono. Un po’ meglio, ma comunque peggio di quanto s’era potuto sperare, è andata a Alex Marquez, che ha chiuso quarto e a Fabio Di Giannantonio, che era stato terzo che gran parte della gara prima di ritrovarsi a fare i conti con gli stessi problemi che hanno avuto i due della Ducati ufficiale. Le risposte su cosa sia successo, ora, dovrà darle Dall’Igna e la faccia imbufalita colta da una inquadratura durante la gara racconta che no, a Borgo Panigale nessuno si aspettava un ritorno dalle ferie così dannato. Si lavorerà questa sera, ma c’è comunque ottimismo, perché il problema potrebbe essere dipeso dalla gomma morbida che domani, con il doppio dei giri da fare, sarà sostituita dalla media.

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Altro da aggiungere? Su Ducati no. E, anzi, è doveroso tornare sul tris calato da quelli di Noale. “Abbiamo lavorato tanto durante l'estate – ha detto Jorge Martìn - tutto il lavoro è stato ripagato e chiaramente sono molto felice. Congratulazioni a tutto il team Aprilia, ma anche a Marco: con tutto quello che ha passato è pazzesco che sia di nuovo sul podio. Alla fine non avevo più gomma posteriore, pensavo che Ai mi avrebbe preso, ma son riuscito comunque a gestirla. Sono contento”. Jorge Martìn, evidentemente, non poteva sapere per persino un “conserva gomma” come Ogura stava avendo gli stessi problemi. "La partenza è stata buona – ha raccontato il giapponese – ma ho sofferto molto il modo in cui è calata la gomma posteriore: è stato incredibile, non ero sicuro di finire la gara. Abbiamo tanto lavoro da fare per domani". La menzione d’onore, però, tocca al terzo di giornata, scoppiato in lacrime tra le braccia del suo capotecnico e degli uomini del box Aprilia, scaricando così tutta la tensione di tre settimane di dubbi e pensieri, oltre che di dolore fisico e sofferenza per esserci lo stesso. "Un periodo difficile – ha detto il Bez con gli occhi ancora pieni di quell’emozione lì – è stato importante tornare a divertirmi sulla moto e è difficile per me dire quello che sto provando. Voglio mandare enorme grazie al team e alle perosne che mi sono state vicine e hanno lavorato duro per me".

Dietro l’italiano dell’Aprilia, come già detto, Alex Marquez e Fabio Di Giannantonio, mentre al sesto posto è riuscito a mettere le ruote Pedro Acosta con la prima delle KTM, seguito da Joan Mir con la Honda e da Franco Morbidelli, che nel primissimo giro aveva avuto un contatto con Iker Lecuona rimanendo un po’ indietro. Dietro Morbidelli, come già detto, Marc Marquez, talmente sui cerchi che, se ci fosse stato qualche metro in più, si sarebbe ritrovato fuori dai dieci, visto che Diogo Moreira e Maverick Vinales gli sono arrivati praticamente a pochi centimetri sulla linea del traguardo, in volata. Quasi non pervenute, invece, le Yamaha, con la migliore M1 che è stata quella di Jack Miller, tredicesimo davanti a Fabio Quartararo, mentre Alex Rins ha chiuso sedicesimo con Augusto Fernandez e Toprak Razgatlioglu rispettivamente penultimo e ultimo.

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La classifica della Sprint di SIlverstone

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