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30 settembre 2020

Max Verstappen:
larger than life

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

30 settembre 2020

Ma quale figlio d’arte. Max Verstappen, 23 anni oggi, è molto di più dell’ombra di suo padre. E adesso che ha fatto i conti con quel carattere difficili che lo ha sempre portato all’autodistruzione, è pronto a conquistare ogni cosa. Gli serve solo la macchina giusta
Max Verstappen: larger than life

Ha la stessa età di Charles Leclerc ma lui, Max Verstappen, in Formula 1 ci corre da molto di più. Già il suo esordio fu un record: 17 anni e 166 giorni, il più giovane pilota della storia a entrare nella classe regina del motorsport.

Gli ci volle solo un’altra gara per battere un altro record. In Malesia arrivò settimo, su Toro Rosso, conquistando il titolo di pilota più giovane ad essere andato a punti in Formula 1. Due Gran Premi, due primati. 

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In inglese c’è questa espressione, inesistente in italiano: larger than life. E Max Verstappen è tutto lì, in quella espressione. Più grande di una vita sola. Che non ci sta, nei suoi 23 anni appena compiuti. Come non ci stava nei 17 del suo esordio, nei 18 della sua prima vittoria in pista (anche qui il più giovane di sempre), nei 20 e poi nei 21 della sua formazione. 

Più grande di una vita, del suo essere figlio d’arte, come in tanti gli hanno recriminato. Come se essere figlio di Jos Verstappen, due podi nell’intera carriera in Formula 1, gli abbia donato quel talento assoluto che ha lui e solo lui. Lo ha portato in alto, aprendogli le porte principali del mondo del motorsport e rendendogli gli inizi più facili, puliti. Poi ci ha pensato lui, a rendersi l'esistenza difficile, con quel carattere impossibile con cui l'abbiamo conosciuto. 

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Un indiavolato Verstappen - alla fine del GP di Interlagos 2018 - trova Ocon, responsabile della sua mancata vittoria in pista, e lo spintona. Risultato? L'olandese è costretto dalla Federazione a scontare parecchie ore di lavori socialmente utili

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E anche se con il passare delle stagioni si è calmato, crescendo e imparando ad essere pilota e uomo, resterà sempre e comunque semplicemente Mad Max. L’antieroe, il cattivo, il bulletto del paddock. Ma poi dai, a chi non piacciono i cattivi ragazzi? Quelli che non hanno paura delle conseguenze e che ci mettono sempre tutta l’anima, lo spirito, la rabbia e l’arroganza. 

Il Max che spintona Ocon dopo una zuffa in pista, quello che non le manda a dire e che non ha paura dell'alone divino che circonda la figura di Hamilton e la sua Mercedes nera, chiedendo a gran voce una monoposto alla pari per - a suo dire - batterlo in pista. 

E in un mondo in cui tifare Ferrari è diventato un atto di fede senza speranze, Max Verstappen è - oggi più che mai - quello di cui abbiamo bisogno in questa stagione. E in questa Formula 1, in questa generazione e in quelle che verranno. Perché per lui non sarà abbastanza il tempo che dedicheremo agli altri. Lui che è così, semplicemente, larger than life. Auguri Mad Max, e non cambiare mai. 

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