Un tempo bastava “solo” saper andare forte. Adesso, invece, c’è pure da essere pronti a tutto quello che può succedere anche quando le moto sono spente da un pezzo: è il nuovo Motomondiale, signori! E l’ultimo fine settimana di GP, che poi è stato pure il primo della stagione, ha già mostrato una coda lunghissima. Se Marc Marquez s’è lamentato per la penalità comunicata dopo troppo tempo dalla manovra su Pedro Acosta, che gli ha permesso solo di farsi da parte nelle ultimissime curve e senza avere più il tempo di inventarsi qualcosa, in Moto2 è andata decisamente peggio.
Sì, il copione della gara è stato il solito delirio da "autoscontro" domenicale: bandiere rosse, piloti che rientravano ai box e una Direzione Gara che cercava di mettere (dis)ordine nel caos. Alla fine, dopo tre partenze (manco fosse un pranzo di nozze che non vuole finire mai), ci siamo ritrovati con una volata da sette giri. Sette. Praticamente un giro dell’isolato per andare a prendere il pane, ma fatto a più di duecento all'ora. Manu González vince, Izan Guevara fa secondo posto, Dani Holgado chiude il podio. Bravi tutti e tutto finito? No, perché nella celebre "stanza dei bottoni" – quella dove dovrebbero abitare le menti più lucide del pianeta – s’è deciso di intervenire a scoppio ritardato, dopo essersi accorti – sempre a scoppio ritardato – di quanto scritto nel regolamento: per assegnare ai piloti il bottino pieno bisogna completare almeno il cinquanta per cento della distanza prevista. In Thailandia i giri totali dovevano essere 22. La metà di 22, stando alle tabelline che ci insegnavano alle elementari, è 11.
Ma tra la prima interruzione della gara della Moto2 e la volata finale, i giri validi sono stati solo dieci, visto che il giro della seconda ripartenza non doveva essere conteggiato. Risultato? Uno "scusate, abbiamo scherzato". Metà punti per tutti. La FIM si è giustificata dicendo che il sistema di controllo non ha inviato l'alert automatico. Insomma, è colpa del computer. È sempre colpa del computer e mai di chi il computer dovrebbe sorvegliarlo.
In un Motomondiale che insegue la perfezione tecnologica tra ali aerodinamiche, abbassatori e telemetrie che leggono pure il pensiero dei piloti, ci si è davvero persi sul contare fino a dieci. Ok che la nuova era Liberty media dovrà avere come centro di tutto lo spettacolo, ma che non sia comico, dai! Anche perché la pelle, i piloti, continuano a rischiarla esattamente come quando “bastava” il manico per fare punti. Tutti i punti.