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25 settembre 2020

No, Domenicali non avrà il dente avvelenato con la Ferrari

  • di Redazione MOW Redazione MOW

25 settembre 2020

In queste ore, dopo la notizia bomba che vede Stefano Domenicali in pole position per la posizione di nuovo CEO della F1, il popolo dei ferraristi è diviso in due: chi è convinto che sia una buona occasione per la rossa e chi invece ha paura di sue vendicative ritorsioni. Ma la risposta è no: Domenicali non tratterà la Ferrari diversamente dalle altre scuderie
No, Domenicali non avrà il dente avvelenato con la Ferrari

Quella di Stefano Domenicali CEO della Formula 1 è una bellissima notizia per l’Italia che ama i motori: l’amministratore delegato Lamborghini è un’eccellenza del nostro paese e un ruolo fondamentale come quello al momento occupato da Chase Carey e precedentemente da Bernie Ecclestone, è il raggiungimento massimo di una carriera dedicata al motorsport. Nelle scorse ore si sono però scatenate due correnti completamente opposte, entrambe esplose dopo la notizia: da una parte c’è chi vorrebbe un Domenicali “alleato” della Ferrari, un alfiere di Maranello pronto ad aiutare la rossa a tornare al successo; mentre dall’altra c’è chi è preoccupato dalla nuova figura per il burrascoso addio del Team Principal dalla scuderia.

Il passato ferrarista di Domenicali non c’è certo un segreto, così come non lo è quello del presidente Fia Jean Todt e così come non lo sarebbe stato quello Mercedes di Toto Wolff se la carica fosse andata a lui, ma il fatto che un personaggio di rilievo nella dirigenza della Formula 1 sia stato in passato legato a una scuderia non crea alcun tipo un precedente. Non si tratta quindi di capire se Domenicali “aiuterà” la Ferrari o se la penalizzerà, visti gli attriti con Montezemolo e il burrascoso abbandono, perché questa opzione non è contemplata.

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La verità sta ovviamente nel mezzo: la Ferrari non sarà né agevolata né sfavorita e le motivazioni sono più semplici di quello che si possa pensare. Da una parte l’effettivo ruolo di Domenicali, che non andrà a intaccare le singole prestazioni delle monoposto o modificare aspetti del regolamento Fia, e dall’altra quella che sappiamo essere l’integrità e la professionalità di una grande eccellenza italiana come Stefano Domenicali. Insinuare che il nuovo CEO favorirà o meno una scuderia rispetto a un’altra è un facile stratagemma, un’allusione allora possibile in tantissimi altri casi precedenti nel mondo del motorsport, e una mancanza di rispetto verso il ruolo che questa persona andrà a ricoprire.

E se proprio dobbiamo trovare una brutta notizia per la rossa, in questa bellissima notizia per l’Italia, è che un ritorno di Stefano Domenicali in Ferrari sarebbe stato acqua fresca per la scuderia, oggi infangata in una delle peggiori stagioni di tutta la sua storia.

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