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8 agosto 2020

Sarri perde le Champions
e la panchina. Al suo posto
Zidane o Allegri?

  • di Luca Beatrice Luca Beatrice

8 agosto 2020

Il bel gioco promesso non è mai arrivato e in Europa è riuscito a perdere con CR7. Ecco perché il colpevole del fallimento juventino in Champions ha un solo nome e perché la dirigenza deve imparare la lezione: non si può prescindere dallo stile Juve e Sarri non ce l’aveva
Sarri perde le Champions e la panchina. Al suo posto Zidane o Allegri?

Detesto da sempre il te l’avevo detto, che è facile fare le cassandre menagrame e poi sai che soddisfazione, eppure basta rileggersi gli articoli pubblicati qui su MOW (qui, qui e qui) per verificare che questa fine annunciata era stata ampiamente predetta. E così dal #sarriball siamo passati al #sarrioutoftheball. Una liberazione, il 25 aprile degli juventini, e ne conosco molti che avrebbero barattato l’uscita dalla Coppa con l’allontanamento di un tecnico che con la nostra storia c’entra quanto i cavoli a merenda.

L’onta della sconfitta contro il Lione, sesta in classifica della Ligue e ferma da marzo, non è stata che la logica conseguenza della stagione di una squadra che ha preso schiaffi ovunque, soprattutto nell’ultimo mese. Ha vinto lo scudetto, il nono, va bene, ma con l’organico a disposizione ci saremmo riusciti senza troppi affanni persino Moreno Pisto e io. 

Il colpevole del fallimento juventino in Europa, l’ennesimo, il più grave perché perpetrato da una squadra che vale si e no il Sassuolo, ha un solo nome: Maurizio Sarri. Licenziato in tronco, poche ore dopo la partita di ritorno che ha fatto il paio con quella di andata.

E ora vi spiego perché punto per punto.

1) Sarri non sarebbe mai dovuto arrivare a Torino. Andrea Agnelli si fa convincere da Paratici e Nedved che il ciclo di Allegri sia finito. In giro le prime scelte costano e chiedono troppo. Ma il presidente non voleva Sarri, non lo ha sopportato fin dal primo giorno, il tupamaro appena arrivato al Palazzo, arricchitosi col calcio che gioca a non smettere i panni del Subcomandante Marcos.

2) Sarri capisce presto che a Torino comanda la società, non l’allenatore. Non gli funziona l’organico troppo folto, manda via Mandzukic ed Emre Can che proprio non gli vanno giù. Ieri si è giocato gli ultimi minuti in UCL con Olivieri, attaccante della primavera.

Sarri Lione Juventus 2020 Champions

3) Le sue battute sono pessime, le interviste anche, crede che il turpiloquio accentui il personaggio outsider e invece lo fa sembrare solo un maleducato, insopportabile per lo spogliatoio. Da febbraio, dopo la partita persa nella sua Napoli, la squadra smette di seguirlo. Comanda Ronaldo, con Buffon, Bonucci e Chiellini. Andrea Barzagli, chiamato a dare una mano, invece se ne va.

4) Il bel gioco promesso non arriva mai né serve in Serie A per vincere. Ma in Europa contro il Lione con quel CR7 a livello mondiale se non vinci sei un incapace. Qualcuno dice che sta finendo un ciclo: ma come, Dybala finalmente ad alti livelli, De Ligt il più forte centrale d’Europa ha solo 21 anni, rosa comunque competitiva! È il manico a non funzionare e l’assenza di credibilità e competenza: insistere con Bernardeschi, non dare un ruolo a Ramsey, inibire Cuadrado in difesa quando è il solo a saltare l’uomo, non invertire mai posizioni in campo e sorprendere con qualche sostituzione fuori schema. Conte ti martellava fino allo sfinimento, Allegri il migliore nel leggere le partite e questo? Da dove gli viene tutta questa buona nomea? Ha avuto ragione De Laurentiis ancora una volta: è presuntuoso chi si crede vincente senza esserlo.

Zinedine Zidane allenatore Real Madrid Juventus 2021

Sarri è stato cacciato senza neppure gli onori dei ringraziamenti di prammatica e tra qualche settimana la Juve comincerà una nuova strana stagione con un nuovo allenatore: già, ma chi? In cima alla lista dei desideri c’è Zinedine Zidane seguito da Mauricio Pochettino ma tutte le strade sembrano portare a Simone Inzaghi, che la Juve l’avrebbe meritata già lo scorso anno. C’è poi un’idea folle, un turbillon che coinvolge altre panchine: Mancini alla Juve, Conte in Nazionale, Allegri all’Inter. A meno che Max abbia voglia di ritornare a Torino, molto difficile non impossibile.

Che il fallimento serva però di lezione a tutti, dirigenti in testa. Aldilà di utopie tattiche esiste uno stile Juventus dal quale non si può prescindere mai.

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