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Uccio, una vita al fianco di Vale,
si racconta: "Con lui
rifarei una cosa sola: tutto”

  • di Redazione MOW Redazione MOW

12 novembre 2021

Uccio, una vita al fianco di Vale, si racconta: "Con lui rifarei una cosa sola: tutto”
Il compagno di tutta una vita ha raccontato un Valentino Rossi inedito, tra ricordi da bambini quando facevano arrabbiare Graziano Rossi rubandogli la moto da cross, alla scoperta della partecipazione del primo mondiale, fino alla differenza tra l’amico e il campione, che per Uccio non c’è mai stata

di Redazione MOW Redazione MOW

Alessio “Uccio” Salucci, amico e compagno di avventura in MotoGP di Valentino Rossi, in vista dell’ultima gara di Valencia si è raccontato al Corriere dello sport. E nell’intervista, sono emersi tanti ricordi e il forte legame che ha legato i due fin da quando erano bambini. ”Siamo nati così, bagarroni, racing” ha premesso. Da una vita accompagna il campione di MotoGP in tutto il mondo e ora che questa lunga e fantastica sta per finire è ancora al suo fianco: “Rifarei tutto. A cominciare dai 16 anni, quando prendevamo lo scooter. Il bello era andare a ballare, non eravamo gente da discoteca, la cosa divertente era il tragitto Tavullia-Riccione”. E poi i ricordi da bambini, quando facevano arrabbiare “il Grazia”, Graziano Rossi, papà di Valentino: “Avevamo cinque-sei anni e la casa di Graziano era il nostro parco giochi. Avevamo quei biroccini, quelle motorette di bimbi, e noi sgasavamo tutto il giorno col Grazia che era il nostro guru. Succedeva sempre qualcosa”. Qualcosa che, però, non sempre piaceva al papà di Rossi: “Il Grazia aveva un 85 da cross, lo teneva chiuso in garage, non voleva che lo usassimo. Un giorno, mentre lui non c’era, riuscimmo a farlo partire. Succede così: Vale lo mette in moto, fa un giro intorno a casa, uuuuaaa, che roba. Esaltatissimi. Poi tocca a me. Faccio il giro, sbuco dall’angolo e mi vedo una Volvo bianca arrivare: è il Grazia”. Cosa succede? Chiede il giornalista.  “Ci ha fatto un culo quadrato – ha spiegato Uccio -. Ce lo ricordiamo ancora. Mi disse: Lo sapevo che lui era uno stupido, ma te pensavo di meno”.

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E poi ancora la prima gara nel 1993, Magione: “La prima vera, con le moto grandi. Vale cadde due volte. Il Grazia disse: ‘Meglio se andiamo a casa’. C’erano stati attimi di tensione sportiva. Ma all’Europeo, per esempio, Vale faceva paura. Un’altra gara che ricordo è nel 1995. Lì ho pensato: ‘Oh, qui gli tocca davvero fare il pilota’. Aveva 15 anni, nel Cev c’erano piloti importanti, e lui gli andava dietro, andava forte”. Quando ha scoperto che l’amico avrebbe fatto il mondiale? “Nel 1995, a ottobre. Graziano stava lavorando duro per creare questa situazione l’anno dopo. L’aveva detto a Vale, e Vale a me: ‘Faccio il mondiale’. Un sogno, una roba incredibile. Ho ancora i brividi se ci penso. Noi eravamo ragazzi, il mondiale lo vedevi come qualcosa di lontano, enorme”. Poi nel 1996 il grande salto: “Che anno, fantastico. Al mio babbo dissi: ‘Vado con Vale in Malesia e Giappone’. Dov’è che vai te? Mi fa. Te vai a lavorare a Pesaro, te lo dico io”. Non è andata così, infatti arrivano anche i primi podi. Il primo in Austria, in particolare, Uccio lo ricorda con affetto: “Ci eravamo ubriacati con l’anice, avevamo bevuto due bicchieri. Eravamo le persone più felici del mondo. Era già un momento che intorno a Vale ronzavano un sacco di persone”. Quelle giuste? viene sollecitato: “Penso di sì. Abbiamo fatto un bel percorso sportivo. Anche con i team. Mi viene in mente Pernat. Adesso lo prendo in giro: ‘Ti vanti di aver lanciato Vale ma non hai fatto una gran fatica’. Grazie a lui e all’Aprilia Vale ebbe un contratto importante nel 1997, che comprendeva anche un passaggio in 150. Sono stati bravi. Lui credo li abbia ripagati”. Infine, ha spiegato che per lui, l’amico e il campione, sono sempre stati la stessa cosa: “Non ho mai fatto differenze, anche alle gare è sempre stato Vale amico, lo tratto sempre in maniera simile. A casa parliamo di dove andare a mangiare, alle gare che gomma mettere. Ma l’atteggiamento non cambia”.

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