Con quale motore correrà Charles Leclerc a Baku è la domanda più gettonata alla vigilia del weekend in Azerbaijan. Questo perché, visti soprattutto i 2,2 chilometri del rettilineo del traguardo, montare la power unit aggiornata grazie ad ADUO 2 sarebbe cruciale. Una decisione scontata sulla carta per provare a tenere il passo della Mercedes, ma complicata dal botto del monegasco al secondo giro del GP di Monza. Alla Parabolica, infatti, la Ferrari ha picchiato pesantemente contro le barriere, mettendo a rischio l’integrità di ogni componente.
E qui sorge il problema principale: di quella specifica di power unit, la Scuderia ne ha soltanto due, rispettivamente una per macchina. Regolarmente montata sulla SF-26 di Lewis Hamilton a Madrid, rimasta invece a Maranello per controlli quella di Leclerc.
All’inizio dello scorso weekend si pensava che, considerato il layout del Madring, il gap di prestazioni tra le due monoposto sarebbe stato contenuto, inferiore ai due decimi poi puntualmente guadagnati da Sir Lewis, e a Baku la situazione non può che peggiorare.
Anche perché proprio quel motore è stato progettato per cercare di avvicinare Mercedes e Red Bull in termini di potenza, decisamente più avanti. Non averlo a disposizione, quindi, rappresenterebbe una beffa pesante, iniziando il fine settimana già in salita. Allo stesso modo, montarne uno nuovo di zecca comporterebbe una penalità in griglia di partenza.
Servirebbe quello e nient’altro, praticamente. L’unica vera speranza per il monegasco, come ha raccontato lui stesso al termine della gara in Spagna ai media presenti in circuito: “Per ora, da quanto ne so, lo stanno ancora controllando il motore. Non so ancora nulla, ma se riuscissimo a salvarlo sarebbe fantastico. Altrimenti, probabilmente a un certo punto andremo incontro a una penalità”.
La situazione è semplice. Senza quella specifica, a Baku i possibili scenari sono due: il primo è quello di correre ancora con quella di inizio anno, meno potente nonostante la differenza sia di pochi cavalli, il secondo è partire indietro ed essere costretti a rimontare. In entrambi i casi, quindi, sarebbe l’ennesimo weekend non lineare per un botto che, oltre a far male sul momento, continua a pesare come un macigno.
Se invece quell’unità riuscisse a essere salvata tutto cambierebbe, oltretutto su un tracciato dove Leclerc è sempre riuscito a fare la differenza (nonostante con questa generazione di monoposto ogni weekend rappresenta un’incognita). E allora, la vera preoccupazione di Ferrari sarebbe la qualifica, vero punto debole in questo 2026.
A raccontarlo, con grande schiettezza, è proprio il numero 16. “La vettura è competitiva in gara, dobbiamo solo cercare di capire come sbloccare maggiori prestazioni al sabato. A mio avviso, la gestione delle prestazioni è ancora più difficile in qualifica. Per questo, non abbiamo soluzioni immediate. Ma qualsiasi cosa possiamo fare per cercare di guadagnare un po’ di prestazioni sarebbe molto utile per il nostro risultato in gara”. Anche col il motore giusto, servirebbe fare più del massimo.