Nel 2017 Resident Evil 7 divise il pubblico. Per alcuni era la rinascita della saga dopo i disastri di Resident Evil 6, per altri uno snaturamento totale dello spirito della serie. A distanza di anni la storia ha dato ragione ai primi. Ed è curioso vedere come qualcosa di molto simile stia accadendo oggi con Resident Evil Requiem, il nono capitolo della serie “regolare”, senza contare quindi gli spin off più o meno canonici. Il gioco, che ha per protagonisti Grace, una new entry per il franchise, e il veterano Leon S. Kennedy, a suo tempo co protagonista nel 1998 di Resident Evil 2, ha infatti ricevuto reazioni contrastanti.
Il titolo, disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X e Nintendo Switch 2, offre un’avventura di circa una dozzina di ore e si sviluppa attraverso due sezioni di gameplay distinte, una in cui si controlla Grace e l’altra Leon. Le parti di Grace, con cui iniziamo il gioco, sono caratterizzate da una visuale in prima persona che sottolinea l’ansia e i timori di una protagonista che, nonostante sia una delle migliori analiste dell’FBI, non è una professionista sul campo. Grace deve quindi nascondersi dalle creature infette (che possiamo per semplificare le cose chiamare zombie) muovendosi attraverso androni e corridoi di sanatori colpiti da un misterioso morbo. Il suo respiro si fa spesso affannato, arriva a veri attacchi di panico e la scarsità di armi, basti pensare che avere una decina di proiettili è già una piccola fortuna, non fa che aumentarne il senso di vulnerabilità. L’introduzione degli zombie abitudinari, creature che continuano a compiere gesti che facevano quando erano in vita, come un macellaio che continua a tagliare carne in una cucina ormai distrutta, è un bellissimo quanto esplicito hommage al Romero di Day of the Dead o alle creature del manga I am a hero.
Con Leon Kennedy, invece, tutto cambia. Qui abbiamo a che fare con un vero badass, un militare esperto abituato ad affrontare creature di ogni sorta. La visuale passa a una terza persona molto simile a quella del quarto capitolo e il giocatore ha pieno controllo dell’area di gioco, con un mini arsenale portatile e molte più munizioni. Anche il combattimento corpo a corpo diventa centrale, Leon può colpire gli zombie e finirli con mosse che ricordano molto più le finisher di Mortal Kombat che un Resident Evil, con momenti volutamente esagerati e caricaturali. Questa dicotomia tra i due gameplay è stata la parte più discussa dalla critica (assieme ad un finale troppo omogeno dal punto di vista dell’impatto visivo). Se infatti è stato praticamente unanime il plauso per le sezioni di Grace, personaggio che collega in modo acuto anche capitoli più oscuri della serie con l’attuale, meno convincenti sono parse quelle con Leon, giudicate da molti troppo action e capaci di rompere il mood da survival horror. Dal nostro punto di vista, pur riconoscendo una divisione netta tra le due parti, la scelta di Capcom di realizzare una sorta di due giochi in uno funziona. Se infatti la cosiddetta exposition della storia lascia qualche dubbio, dal punto di vista del gameplay Resident Evil 9 è un piccolo gioiello. Anche il gunplay è solidissimo, i colpi si sentono arrivare sui corpi dei non morti che si sfaldano in maniera perfettamente contestuale a dove li colpiamo. Nonostante le critiche, questo nono capitolo dimostra ancora una volta quanto Capcom resti una delle eccellenze mondiali del settore. E questo Requiem, per la ricchezza di idee messe in campo, sembra più una Overture per una nuova stagione di Resident Evil che un “semplice” capitolo conclusivo o, se preferite, un Requiem.