Marc Marquez è tutto meccanica e niente elettronica. Se il nove volte campione del mondo fosse un marchingegno invece che un essere umano con doti da extraterrestre, la definizione perfetta sarebbe questa. Perché è bastato cambiare una vite nella spalla ormai massacrata del fenomeno di Cervera per ritrovare il sorriso di sempre e il ghigno del cannibale che adesso potrà giocarsela veramente. Al Mugello s’è provato dopo lo stop dovuto all’intervento chirurgico e, appena sette giorni dopo, a Balaton ha messo in fila tutti senza dover nemmeno spingere troppo. Bene al venerdì. Quello che bastava nelle prequalifiche. Poi la pole dopo la Q2. E adesso la vittoria maturata senza neanche una virgola da cambiare rispetto alla strategia studiata: due giri a cannone e poi controllo.
Il nove volte campione del mondo c’ha scherzato anche su con i suoi uomini sotto il podio, prima dell’immancabile –e liberatorio – abbraccio che un Gigi Dall’Igna che sembra aver ritrovato definitivamente il sorriso. “Ieri – ha detto il 93 nell’intervista al parco chiuso - ho cercato di risparmiare energia, attivando la modalità eco. Stamattina ho cercato di spingere, se si parte davanti è di grande aiuto. Ho spinto e poi conservato per la fine: una strategia che ha funzionato bene. Ma ha funzionato oggi, domani la gara sarà più lunga e vedremo come gestirla".
Mette, giustamente, le mani avanti, ricordando a tutti che solo una settimana fa non aveva ancora nel corpo la forza necessaria per un fine settimana pieno di gara. Ma gli occhi sono quelli di una volta. Basterà per pensare di poter scalare davvero la classifica generale? I punti sono tanti e Marc Marquez, almeno per adesso, dice di non pensarci nemmeno. Anche perché Marco Bezzecchi, leader del mondiale e oggi terzo al traguardo, ha messo nel sacco punti importanti nonostante le note difficoltà della Sprint e un circuito come Balaton che non lo fa impazzire. “Una Sprint molto difficile per me – ha ammesso Bezzecchi – in particolare all'inizio, l'aderenza era molto bassa e facevo fatica. Per fortuna la partenza è andata bene: ho anche sentito un contatto dietro, ma non so cosa sia successo. Comunque sono contento del risultato perchè viene dopo momenti difficili su questa pista”.
Sì, una pista difficile. Ma pure una pista in cui inevitabilmente la moto conta un po’ meno. Tanto che Pero Acosta ha potuto scaricare sull’asfalto tutto il suo talento senza doversi arrendere nel finale. “Impressionante il ritmo avuto da Marc dall'inizio – ha raccontato Pedro Acosta – nelle primissime curve ho provato a stare con lui, ma già alla Quattro ho capito che sarebbe stato impossibile. Comunque dai, siamo tornati a podio e va bene. Ora dobbiamo riuscire a migliorare per domani”.
Lo spettacolo? Non si può dire che ci sia stato, se non andando a guardare le storie dentro la storia della Sprint. Qualche spunto in più, semmai, s’è visto nella lotta per le posizioni fuori dal podio, con un Fermin Aldeguer più indemoniato degli altri e protagonista di un paio di errori che hanno rischiato di costargli caro e che lo hanno costretto a accontentarsi della quinta piazza. Davanti a lui un Raul Fernandez tutta sostanza con l’Aprilia del Team Trackhouse, mentre sesto ha chiuso uno Jorge Martin solido e in crescita che ha pagato caro un errore a centro gara in cui ha dovuto cedere posizioni. Dietro il campione del mondo del 2024, il giovane della Honda LCR, Diogo Moreira, seguito a sua volta dal terzetto italiano composto da Enea Bastianini, Pecco Bagnaia e Fabio Di Giannantonio.