Propagandalive ieri ha raccontato quel che è successo in Piazza del Popolo dopo la vittoria del No. Ci saranno state si e no 50 persone davanti al palco del Comitato per il No. Faceva un freddo cane e gli ospiti: Elly Schlein, Giuseppe Conte e tutti gli altri, parlavano sul palco, “viva l’Italia antifascista” e blabla e se ne andavano via. Una chiusura anomala per essere un successo no? Non c’è stata una foto finale, tutti per i fatti loro a chetichella che se ne vanno. Dicono “abbiamo vinto”. Ma abbiamo chi? Quella piazza è vuota. Forse solo Landini, che s’intesta la mobilitazione delle piazze, rimane ad ascoltare Daniele Silvestri che ha scritto una canzone inedita per la Costituzione quattro giorni prima. Una scena grottesca. Forse un problema di organizzazione, pure la pioggia. “Bravo farlo con cinquantamila, ma i concerti che si ricordano sono quelli con cinquanta persone”. Un lento sulla Costituzione. Una scelta coraggiosa per essere molto gentili. Forse quelli che davvero hanno votato No stanno altrove. Quella piazza non racconta le piazze di quei “giovani” che la televisione non la guardano, di cui la politica non si occupa, anzi, li recrimina e quando invece va tutto bene li ignora, perché è incapace di comprenderli.
“Non studio non lavoro non guardo la tv non faccio sport”. Giovanni Lindo Ferretti aveva capito tutto. “Provateci voi a capirli questi giovani. Se non li manganelli un po’ devastano tutto”, direte voi. “Sono piazze pilotate”, commentano i muratori al bar la mattina presto, tra un caffè corretto e una Muratti fumata nervosamente. Ma pilotati da chi? Dev’esserci qualche problema di fondo, perché non si può far finta che questa gente non sia mai esistita. Allora la questione è soltanto una. Chi è che ha votato No e perché? Al di là dei reazionari, sparsi un po’ in tutto l’arco politico, le manifestazioni dei cosiddetti “giovani”, almeno per quanto riguarda Milano, si sono mosse nei quartieri popolari, a basso reddito sollevando temi che toccano il nervo vivo di generazioni deluse dalle illusioni che son state loro vendute a caro prezzo. La pace, un buon lavoro, il successo, la realizzazione di sé stessi, una casa, una famiglia. Ma poi ci sono le guerre, l’elettricità, il gas, la benzina costano tantissimo, la sanità pubblica ha delle tempistiche pessime ed è infiltrata pesantemente dalla criminalità organizzata. Quella marea di gente che ha manifestato contro il governo ha votato No. Quella marea di gente che ha detto No a quei politici e alle loro querele temerarie contro i giornalisti d’inchiesta e che accusano la magistratura di essere corrotta. Un voto di pancia dovuto al risveglio di quei “giovani”, che definiamo così tra virgolette, perché definirli Gen Z è un’anglofonia che non ci appartiene e puzza di false flag.
Un voto di pancia che nemmeno i leader della cosiddetta “opposizione” sembra aver compreso. Giuseppe Conte ha parlato addirittura durante gli exit poll, per dare un buco a tutti gli altri, di candidati, ma non di programmi. E così il buco lo farà nell’acqua. La ricetta per ricacciare tra le fila degli astensionisti coloro che hanno votato in questo ultimo referendum è esattamente questa, ovvero mettere i politici davanti alla politica. Il candidato davanti al programma. E’ chiaro che il voto è arrivato perché Sì o No hanno rappresentato un risultato certo che le campagne elettorali non danno più per assenza di programmi concreti per il futuro. Un futuro di cui si parla molto, ma che è soltanto un contenitore vuoto di proposte fannullone organizzate con difficoltà per raccattare voti a casaccio qua e là.