“Mi piace l’odore del no al mattino”. Ce li immaginiamo così i leader dell’opposizione oggi, il day after del referendum per la giustizia. È il profumo della vittoria, per una volta. Giorgia Meloni e i suoi hanno perso e nelle narici resta il tanfo della sconfitta. L’esito della consultazione era incerto, i sondaggi non avevano dato un quadro preciso. Poteva andare in entrambi i modi. Qualcuno, però, era sicuro. Per Italo Bocchino era già tutto previsto: vince il sì con 10 punti di vantaggio. A Otto e mezzo aveva spiegato retroattivamente l’oracolata dicendo che il suo parere era fondato sull’indagine dei precedenti referendum costituzionali: la storia si ripete ma non sempre. Stessa linea predittiva per Matteo Salvini: “Vince il sì con il 54%”. Il leader della Lega, dopo la coltellata del generale Vannacci, incassa ma non cede. Il valore di un pugile non va misurato sui colpi che vanno a segno, ma su quelli che riceve e che non lo mettono al tappeto. Si vede che è gente navigata, che sa annusare l’aria. L’aroma della vittoria era forte, la profezia è venuta di conseguenza. Anche Andrea Scanzi, sostenitore del no, dava ragione a Bocchino (solo su questo): stravince il sì. Gufata totale. Diamo però il favore delle armi: i pronostici (come i rigori) li sbaglia solo chi ha il coraggio di farli. Troppo facile fare come Fabrizio Corona che a risultato certo ha pubblicato un tweet dicendo che il “terribile podcast” di Fedez ha fatto vincere il no, “come previsto”.
Non li avevano visti arrivare. Elly Schlein e Giuseppe Conte festeggiano, godono del profumo del successo. Per qualche istante sembrano davvero dalla stessa parte. Se lo saranno anche nel 2027 è da vedere. Il leader pentastellato ha lanciato la proposta delle primarie del campo largo. La segretaria del Pd, che non sembra spaventata dalle false predizioni degli avversari, è talmente fiduciosa che ha avvertito la presidente Meloni: le politiche le vinciamo noi. “Si può fare”, per citare Frankenstein Jr. Ma c’è un “ma”. Si dimetterà la premier, che sicuramente ha un olfatto più sviluppato dei suoi cortigiani, per rilanciare e prendersi tutto? Andrà da sola a eventuali elezioni? E di contro: i suoi oppositori saranno ancora inebriati dall’aroma del “no” o pronti per correre seriamente e provare a vincere anche su quel terreno? Una cosa è certa: che nel caos politico nazionale e l’imprevedibilità di un elettorato così mobile, serve fare attenzione ai finti oracoli. Per citare Mussolini, “il figlio del secolo”, nell’interpretazione di Luca Marinelli: alcuni son come le bestie, sentono il tempo che viene. Altri, invece, a malapena percepiscono l’odore.