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24 marzo 2026

Tuta di Chiara Ferragni, siepe di Homer Simpson e una Costituzione intatta: disciamo che Giorgia Meloni non ci ha capito una mazza dell’Italia di oggi

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

24 marzo 2026

Tuta grigia Chiara Ferragni, siepe verde Homer Simpson, video messaggio selfie come una zia in vacanza: così Giorgia Meloni si è presentata davanti agli italiani dopo la sonora sconfitta al Referendum. Smorza i toni in pubblico, cerca colpevoli nel privato: Delmastro, Fedez, gli spritz di Nordio, i 10 punti di Bocchino, le ‘persone perbene’ fatte con l’intelligenza artificiale, le gufate di Renzi. E invece, come sempre, è la hybris a rovinare l’uomo. Anche in politica
Tuta di Chiara Ferragni, siepe di Homer Simpson e una Costituzione intatta: disciamo che Giorgia Meloni non ci ha capito una mazza dell’Italia di oggi

Non c’è neanche un disciamo nel discorso di Giorgia Meloni a poche ore dalla vittoria schiacciante del NO al Referendum costituzionale. C’è però un cambio d’abito, perché il maglioncino giallo senape indossato qualche ora prima per recarsi al seggio è stato rimpiazzato da un maglione grigio modello Chiara Ferragni, ormai regina dell’estetica della sconfitta. Meloni poi, dimostrando la sua squisita ecletticità, prende spunto anche da Homer Simpson, filmandosi con una bella siepe alle spalle in cui sembra pronta a scomparire a fine messaggio. Dice di accettare la decisione degli italiani con la stessa accomodante, noi disciamo che non è un 27 all’università che per qualche motivo ancora da chiarire può essere rifiutato. È il messaggio di una zia in vacanza il suo, ben diverso da quello che avremmo visto in caso di vittoria che immaginiamo invece più ritmato, più fiammante ecco, magari con un bel logo di FdI al centro, fiamma compresa, tenendo le braccia larghe come il Santo Padre affacciato alla finestra.

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Levatosi dal groppo il messaggio restano da analizzare i motivi della sconfitta, cercare un colpevole: Delmastro, Fedez, gli spritz di Nordio, i 10 punti di Bocchino, le ‘persone perbene’ fatte con l’intelligenza artificiale, Garlasco, la Santanché, Briatore, Salvini, gli elenchi come i suoi e come questo. Un collega sostiene che “i veri giovani sono conservatori” senza rendersi conto che - nonostante sia stato impedito il voto ai fuorisede - è la fascia d’età tra i 18 e i 34 anni ad aver appoggiato di più il no, con una percentuale del 61%. Evidentemente aveva ragione Elio, quando raccontava del Supergiovane che fa cagare addosso i matusa e il governo. Gogogogoverno.

Un altro collega su MOW vede in questo referendum un trionfo della casta, probabilmente riferendosi a una donna algida e refrattaria alle pulsioni della carne. Secondo gli analisti di Youtrend però, buona parte dei NO sono arrivati da chi aveva in testa di difendere la Costituzione, che più che casta è una madre, anche prosperosa magari, di certo accogliente, fonte di sicurezza e tranquillità del popolo.

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Giorgia Meloni per il SI al referendum.

Un popolo che si sente tradito da quel Governo che a due settimane dal voto abbatte le accise dalla benzina con i fondi di scuola e sanità, già in declino vertiginoso. Che boccheggia davanti a Donald Trump, davanti ai crimini di guerra di Israele. Che pure sull’immigrazione, grande cavallo di battaglia in campagna elettorale, ha prodotto poco meno di un disastro tra l’Italia e l’Albania, mentre l’unica famiglia di cui si è occupato è quella nel bosco, dove per altro il congedo parentale paritario dev’essere pure esistito. È così che il popolo si aggrappa alla Costituzione, che - è bene ricordarlo - nasce nel 1947 come antifurto della democrazia e si mette a squillare ogni volta che il nostro paese prende una deriva autoritaria. Uno dice: la riforma non è una questione politica, è nell’interesse dei cittadini, della giustizia. Si grida al fascismo ma il fascismo non esiste. E invece tutto è politica, la storia si ripete e se il fascismo non esistesse nessuno ne starebbe parlando.

Nonstante questo, buona parte del fronte impegnato per il Sì, a un giorno dai risultati, continua a sostenere di essere l’unico ad aver capito a modo i quesiti proposti dal referendum, di averli soppesati e di aver avuto il buonsenso per discernere cosa sia giusto e cosa invece no: forse è su questo che dovrebbe riflettere Giorgia Meloni, prima ancora di stabilire quale delle sue diverse serpi in seno abbia addentato la sua carne diafana. Forse andrebbe presa in considerazione l’idea che anche qualche sostenitore del NO abbia capito le idee dietro alla riforma e che queste idee semplicemente non siano piaciute, così come non piaciono il premierato, la guerra, la crisi, la fame.

Disciamo che magari andrà meglio la prossima volta. O magari no.

Giorgia Meloni da Fedez
Il referendum si è concluso con la vittoria del No al 53,7% dopo un'affluenza inattesa.

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  • Chiara Ferragni
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