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24 marzo 2026

Il No ha vinto perché “la Costituzione più bella del mondo non si tocca”, ma lo sanno che è già stata cambiata 48 volte e che le riforme sono state previste anche dai nostri padri costituenti (davvero antifascisti)?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

24 marzo 2026

La campagna elettorale è finita e ora si può ammettere: la “difesa della Costituzione” era solo propaganda. La “Costituzione più bella del mondo” si difende benissimo da sola, senza l’aiuto di Conte e Schlein, che con i loro partiti l’hanno già modificata più volte

Foto di: ANSA

Il No ha vinto perché “la Costituzione più bella del mondo non si tocca”, ma lo sanno che è già stata cambiata 48 volte e che le riforme sono state previste anche dai nostri padri costituenti (davvero antifascisti)?

Giuseppe Conte dopo l'esito del referendum: “Viva la Costituzione”. Elly Schlein a TgLa7 prima del voto: “Votiamo No per difendere la Costituzione antifascista”. Landini dal palco della Cgil per la fine della campagna elettorale: “Il tuo voto può decidere se mantieni la Costituzione o se la cancelli”. Sempre Landini dopo il voto: “I giovani hanno votato per difendere la Costituzione”. Laura Boldrini su X: “La maggioranza delle italiane e degli italiani ha scelto di difendere la Costituzione. La posta in gioco era altissima: non solo il governo puntava a indebolire la magistratura, ma voleva scardinare la Costituzione e i suoi valori fondamentali”. Questi, e molti altri.

Ma quindi, la Costituzione antifascista, la “più bella del mondo”, è immutabile, impermeabile ai cambiamenti, non migliorabile o adattabile a nuove sensibilità o temi? Il tentativo sembrerebbe un atto sovversivo, addirittura fascista. Peccato che, nella storia della Repubblica, la Costituzione sia stata cambiata 48 volte. E per fortuna! Perché i costituenti, loro sì lungimiranti, hanno giustamente previsto dei meccanismi di cambiamento e soprattutto dei meccanismi di difesa della Costituzione, senza bisogno di Conte e Schlein. La Costituzione si difende benissimo da sola. I leader dell'opposizione che hanno “difeso la Costituzione contro l'attacco fascista" sicuramente sapranno che esistono già dei limiti alla revisione costituzionale per non scivolare nell'autoritarismo. Che i costituenti hanno previsto un “nucleo rigido”, quello sì immutabile. C'è l'articolo 138, quello che regola appunto i meccanismi di revisione costituzionale. C'è l'articolo 139, che scolpisce la forma repubblicana, che non può essere oggetto di revisione costituzionale. Ci sono poi i principi fondamentali, quegli articoli dall'1 al 12, e i diritti inviolabili.
Quelli che hanno urlato alla riforma fascista poi sapranno sicuramente che gli stessi costituenti - quelli della Costituzione più bella del mondo - si sono inventati degli organismi che hanno proprio il compito di evitare che il Parlamento (e non il Governo) approvi leggi “sovversive". Il Presidente della Repubblica, la Corte di Cassazione, e tacciare la riforma di fascismo vuol dire accusare quantomeno di complicità gli stessi organismi che quella riforma l'hanno vagliata e, nel caso di Mattarella, controfirmata.

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Elly Schlein ANSA

Ma nonostante questo, secondo un sondaggio di YouTrend, il 61% dei sostenitori del No sarebbe stato spinto a bocciare la riforma Nordio in base al “desiderio di non modificare la Costituzione”. Costituzione che, a dirla tutta, è stata “riformata” circa una volta ogni quattro anni. Solo in questa legislatura è già cambiata quattro volte. Nel 2023 ad esempio è stato aggiornato l'articolo 33, riconoscendo nel testo costituzionale “il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme". A dir la verità molte delle riforme hanno riguardato l'approvazione e la modificazione degli statuti delle regioni a statuto speciale. Erano riforme squisitamente tecniche, di semplice adattamento e coerenza della Costituzione, come lo erano del resto cinque dei sette articoli che avrebbe modificato la riforma Nordio.
Ma molte altre hanno toccato punti nevralgici della vita della Repubblica. Fino al 1963 ad esempio, le due Camere non erano composte da un numero preciso di parlamentari, ma da un numero che variava in base alla popolazione. Una riforma costituzionale fissò il numero dei deputati a 630 e quello dei senatori a 315.
Un'altra riforma ha creato la regione Molise, o un'altra ancora nel 1967 ha riorganizzato l'assetto della Corte Costituzionale, sempre a proposito di giudici.

Nella Seconda Repubblica poi sono state approvate due riforme con il meccanismo utilizzato dall'ultima riforma Nordio, quello del referendum. La riforma del Titolo V nel 2001 e la riforma del 2020 relativa alla riduzione del numero dei Parlamentari. Due riforme che hanno inciso sullo Stato e hanno cambiato profondamente la carta costituzionale. La prima ha riorganizzato la distribuzione dei poteri dello Stato, ridisponendo la ripartizione fra il governo centrale e le regioni. La seconda ha inciso sulla rappresentanza istituzionale in Parlamento, eliminando 245 parlamentari fra Camera e Senato. Due riforme proposte da governi di centrosinistra, Amato prima e Conte poi. Lo stesso Conte che ora si è eretto a strenuo baluardo della Costituzione. Insomma la Costituzione non è un cimelio da ammirare in vetrina: è un organismo vivo, protetto dai suoi principi fondamentali, ma capace di cambiare quando serve. E, al di là del merito della riforma, l'impressione è che il valore della Costituzione antifascista venga difeso solo quando la proposta di modifica proviene da una certa parte politica.

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