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11 febbraio 2026

Alex Manna, ma quale raptus? Ha buttato Zoe Trinchero nel canale mentre respirava ancora. Il fango nei polmoni, la lucidità feroce e la “generazione disagio” (che non si giustifica)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

11 febbraio 2026

Le carte dell'inchiesta su Alex Manna restituiscono l’immagine di un boia lucido. Zoe Trinchero è morta affogata nel fango, respirando ancora quando era già nel canale. Poteva essere salvata e, quindi, è un’esecuzione chirurgica che smonta il bluff del raptus e racconta, semmai, tutto il vuoto che c’è…

Foto di: ANSA

Alex Manna, ma quale raptus? Ha buttato Zoe Trinchero nel canale mentre respirava ancora. Il fango nei polmoni, la lucidità feroce e la “generazione disagio” (che non si giustifica)

Dimenticate ogni giustificazione. Mette via i mazzi di fiori bianchi, le pietose lacrime d’ordinanza da prima serata e pure i goffi tentativi di parlare d’altro pur parlando della stessa storiaccia: la cronaca nera, quella vera, è fatta di sangue e mer*a. E del rigore gelido di una perizia necroscopica che referta così: “Zoe Trinchero respirava ancora quando è stata abbandonata nel canale da Alex Manna”. Era ancora viva e, quindi, poteva essere salvata. Non è un dettaglio emotivo: in diritto penale, quei "segni di vitalità" riscontrati nei polmoni sono ciò che distingue l’omicidio d’impeto e l’abisso dell’Articolo 577 del Codice Penale. La peggiore notizia possibile, insomma, per la difesa di Manna, che aveva già abbozzato un mezzo tentativo di aggrapparsi a un vizio parziale di mente.

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Il punto in cui Zoe è stata gettata nel canale

D’altronde, è stato lui stesso a cristallizzare la sua lucidità davanti ai magistrati: "Ho fatto tutto da solo, sapevo cosa stavo facendo". Come si fa a sostenere il raptus quando il corpo della vittima è stato caricato, trasportato e depositato tipo corriere Amazon mentre ancora cercava ossigeno? Gettare una persona viva in un canale è esecuzione finale. È ammazzare due volte. È volersi assicurare che il silenzio resti assoluto. È chiaro, quindi, che i magistrati hanno già pronta sul tavolo l’aggravante della crudeltà: la strada verso l’ergastolo. Alex Manna ha posto in essere azioni che la Cassazione, su casi simili, ha più volte bollato come incompatibili con lo stato d'ira. Persino quel "non so perché l'ho fatto", pronunciato durante l'interrogatorio di garanzia, sembra più una resa strategica suggerita che un reale vuoto di memoria. Non c’è spazio per le attenuanti generiche quando la condotta post delittuosa rivela una lucidità così feroce: pulire le chat di WhatsApp, formattare i ricordi digitali e guardare un viso che si è appena massacrato affondare nel fango richiede una fermezza che la giurisprudenza fatica a conciliare con la follia transitoria. Alex Manna ha operato chirurgicamente, tentando di cancellare indizi con la stessa metodica con cui ha tentato di cancellare Zoe. Punto.

zoe trinchero
ZoeTrinchero

Quel fango nei polmoni di una diciassettenne, quindi, resterà la firma indelebile di un delitto che non ha nulla di passionale, ma ha tutto della crudeltà metodica. La strategia difensiva punterà probabilmente su una perizia psichiatrica, cercando di vendere il vuoto pneumatico di una generazione "tutto subito o sbrocco" come una patologia. Ma è quel "volevo stare un po' da solo" riferito ai momenti successivi all'orrore, che dovrebbe spaventare più del delitto stesso. Ecco perché è sempre più fondamentale – vitale – distinguere tra chi perde la testa e chi decide, freddamente, che un corpo che ancora lotta deve finire sotto un metro di fango. Il resto sono schifose chiacchiere da bar e lacrime di brillantante per un’Italia che preferisce sempre scandalizzarsi piuttosto che guardare dentro l’abisso di un ragazzo che ha scelto di diventare un boia senza nemmeno l’alibi della follia.

Il resto, i linciaggi di presunti razzisti, i voli pindarici su temi da salotto, sono miserabili distrazioni. Perché quel ragazzo, sia perdonato il cinismo, avrebbe potuto essere chiunque. Il figlio di chiunque. Come anche la ragazza che ha ammazzato. C’è un’emergenza educativa che è più profonda, generalizzata ma al tempo stesso specifica, e è lì che bisognerebbe andare a lavorare – a scavare fino anche a farsi male nella coscienza – se davvero si vuole capire perché certe cose succedono ancora.

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Alex Manna, il diciannovenne che ha ucciso Zoe Trinchero

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