Dopo oltre dieci anni è arrivata la sentenza. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale era stata dichiarata la prescrizione del reato di diffamazione per il giornalista Antonino Monteleone. Ora per lui è arrivata l'assoluzione. Il dispositivo arrivato nel tardo pomeriggio di ieri recita “perché il fatto non costituisce reato”, non c'è stata nessuna diffamazione.
Monteleone era finito nei guai nell'ormai lontano 2015, quando era inviato per la trasmissione Piazzapulita di Corrado Formigli. Era alla Procura di Napoli per indagare sul giudice Anna Scognamiglio, coinvolta in un'indagine insieme all'allora Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il procedimento riguardava un'inchiesta per corruzione avviata dopo che Scognamiglio l'estate precedente aveva accolto il ricorso del presidente della Campania contro la sospensione inflittagli in virtù della legge Severino. Secondo gli inquirenti sul piatto ci sarebbe uno scambio di favori tra De Luca e l'ex marito della Scognamiglio, Guglielmo Manna, in lizza per dei posti di vertice nella sanità campana.
Due anni dopo nel 2017 il Consiglio Superiore della Magistratura aveva irrogato ad Anna Scognamiglio una sanzione per non essersi astenuta in giudizio. Mentre nel 2022 il Tribunale di Roma l'ha assolta dal reato di induzione indebita a dare o promettere utilità per non aver commesso il fatto.
Era il 2015 però quando Antonino Monteleone per conto di Corrado Formigli si trovava al Tribunale di Napoli per chiedere conto dell'accaduto. Ha sorpreso Scognamiglio nei corridoi, approfittandone per qualche domanda, ma la giudice, infastidita, ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. Sono intervenuti degli uomini in divisa, che poi si sono rivelati essere appartenenti alla Guardia Costiera, e Monteleone è stato fermato per quasi cinque ore. Nel frattempo gli è stato anche sequestrato il telefono su cui aveva registrato l'intervista. Un fatto che all'epoca fece scalpore. La Fnsi, Federazione Nazionale Stampa Italiana, definì Monteleone un “ostaggio”, mentre le autorità trasmisero gli atti al Tribunale. Oggi, dopo oltre dieci anni, si chiude questa brutta storia con un'assoluzione. Una storia che fa pensare in relazione ai temi degli ultimi giorni. In un periodo di forte dibattito sui temi della giustizia, sul ruolo del giornalismo investigativo e sulla censura, la vicenda Monteleone mette un riflettore sui rapporti fra cronaca e potere giudiziario. C'è tutto, i giudici e la loro autonomia, i giornalisti, la libertà di stampa e la censura. Ne abbiamo parlato proprio con Antonino Monteleone per commentare la sentenza: “I processi dove la persona offesa è un magistrato sono davvero come tutti gli altri? Sono passati undici anni, ho cambiato lavoro due volte nel frattempo, per vedere riconosciuta l’innocenza nel merito grazie al lavoro dell’avvocato Caterina Malavenda. Il Giudice di primo grado avrebbe potuto riconoscere il merito della questione, ma ci siamo dovuti rivolgere direttamente alla Cassazione per evitare un’assoluzione monca che avrebbe lasciato spazio a una eventuale pretesa risarcitoria”. Ha dichiarato Monteleone, che poi prosegue: “Questo si è chiuso bene. Nel frattempo a Genova, assieme a Davide Parenti e Marco Occhipinti sono imputato in un processo legato alla vicenda David Rossi dove le persone offese sono sette magistrati che hanno lavorato a Siena e ritengono di essere stati diffamati per frasi che non abbiamo mai pronunciato così come esposte nel capo di imputazione. Siamo a processo per avere esplorato ipotesi investigative, certamente scomode, esserci fatti delle domande, pur senza fare nomi. C’è uno squilibrio evidente quando il giornalismo urta la sensibilità dei titolari del potere giudiziario perché la sensazione, amara, è che il percorso per dimostrare la propria innocenza sia un pelino più in salita. Ancora di più se non fai parte del “circolino” che si straccia le vesti ogni due per te in nome della libertà di stampa, ma solo se del circolino sei membro in servizio permanente effettivo”.