“Stamattina ho fatto una rovinosa caduta”. Eppure eccolo lì, a 82 anni suonati, con la faccia gonfia e un braccio fasciato, che si scusa con la premier durante la sua striscia, Cinque minuti. Bruno Vespa è indistruttibile, anzi immarcescibile, come una quercia che la sa lunga sul resto del bosco, con il bosco che è la Rai e con la fauna di collaboratori, comparse e i tanti “vorrei ma non posso” che non riescono a scalzare l’Unico, il “conduttore-artista” dal contratto da 1,6 milioni circa all’anno, sette volte più di quanto può aspirare a prendere un normale giornalista. E che dunque non può permettersi di cedere neanche una volta, neanche a poche ore da un incidente.
Ma non crediate sia solo attaccamento ai soldi. C'è chi l'amore lo fa per noia, ricordate? C'è chi lo sceglie per professione. Bocca di Rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per Amore. Esattamente. Uno che arriva a 82 anni come Vespa, che non salta una puntata neanche se lo paghi (e quanto vuoi pagarlo uno che guadagna come lui?), che si scusa con la premier e tira dritto, ha il gusto del mestiere, che è più dell’amore, è proprio una sensibilità che dà piacere, ha le papille gustative dello showman, oltre al senso degli affari, va da sé, come quando rinunciò ai 2 milioni offerti da Berlusconi per passare in Mediaset (in un’epoca di girovaghi e vagabondi che abbandonano la tv pubblica per altri canali, per poi cercare di tornare con la coda tra le gambe, la sua perseveranza la dice lunga). Lui, come Augias per dirne un altro, non vede distanza tra la vita privata e la sua professione. Fa quello che sa fare perché quello che sa fare è ciò che è. Full stop.
Pure dopo un incidente avvenuto poche ore prima, arriva negli studi, si fa truccare, maschera quel che può, si veste a modo, e intervista la presidente del Consiglio, la quale, visto l’accaduto, aveva persino proposto di rimandare (e non di annullare). Ma lui tra un ospite gentile e una brutta puntata in cui avrebbe attirato l’attenzione per l’aspetto, sceglie una puntata all’altezza del suo solito, cioè la terza via, quella di chi, e son pochi, indossa la professione come una vocazione. Poi gli si dica di tutto, sulle sue posizioni e i suoi atteggiamenti di conduttore generalista, ma è innegabile che questa vecchia roccia della tv pubblica sia un bell’esempio di resistenza. Anche troppa (c’è chi lo vorrebbe in pensione), ma tale è. Come il monaco ai bordi del fiume che vede passare i cadaveri non solo di chi lo aveva sfidato, ma anche dei colleghi più giovani. Lui non molla.