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Caso Orlandi, da indagato a detective? A voler far chiarezza sugli ultimi sviluppi è Marco Accetti...

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

21 luglio 2023

Caso Orlandi, da indagato a detective? A voler far chiarezza sugli ultimi sviluppi è Marco Accetti...
Sulla scomparsa di Emanuela Orlandi è stato detto tutto e il contrario di tutto. In questo calderone di piste e depistaggi c’è anche la figura di Marco Accetti, fotografo romano che nel 2013 si è autoaccusato della sparizione della quindicenne cittadina vaticana. A più riprese bollato come un personaggio in cerca di visibilità, un suo commento a un nostro articolo su caso Orlandi non è passato inosservato. In un caos mediatico che sembra non volersi attenuare, per quanto assurdo, le parole di Accetti sono quasi le uniche a mostrare una parvenza di razionalità…

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

Chi è Marco Fassoni Accetti? Fotografo romano, ha iniziato a riempire i titoli di cronaca nel 2013, quando si è accusato del rapimento di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. A prova delle sue dichiarazioni portò un flauto identico a quello della ragazza, studentessa di flauto traverso, che aveva con sé il giorno in cui si sono perse le sue tracce. Tuttavia, non è mai stato ritenuto responsabile della vicenda. Infatti, alcune perizie, avrebbero stabilito che Accetti soffrirebbe di un disturbo narcisistico, motivo per cui avrebbe cercato di inserirsi nel caso per ottenere il suo momento di fama. Per quanto macabra che sia. Accetti ha comunque un curriculum criminale di tutto rispetto. Negli anni Ottanta è stato condannato per l’omicidio colposo del piccolo Jose Garramon, il figlio dodicenne dell’ambasciatore uruguaiano. Josè, in base a quanto stabilito, fu investito da Accetti nella pineta di Castelporziano, Ostia, sei mesi dopo la sparizione di Emanuela il 20 dicembre 1983. Il fotografo venne fermato dalle forze dell’ordine dopo aver investito il piccolo con il suo furgone, a suo dire in modo accidentale, e averlo lasciato sul bordo della strada senza prestargli alcun soccorso. Esclusa la pista del rapimento a sfondo sessuale, Accetti fu condannato a un anno di reclusione. Non solo Emanuela Orlandi, infatti Accetti tirò in ballo anche Mirella Gregori, scomparsa da Roma 40 giorni prima di Emanuela il 7 maggio 1983. A dire del fotografo i due sequestri sarebbero riconducibili a una lotta sotterranea tra fazioni avverse del Vaticano. La Procura di Roma, dopo aver indagato sul presunto suo coinvolgimento nei due casi, archiviò il fascicolo concludendo le indagini con l'accusa di calunnia e autocalunnia per Accetti. Queste sue dichiarazioni gli hanno persino valso la partecipazione nella serie targata Netflix Vatican Girl, che ripercorre passo passo quanto accaduto in questi quarant’anni di ricerche. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, ha definito Accetti un impostore, mitomane in cerca di visibilità, affermando di non credere che sia coinvolto nella scomparsa della sorella.

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Il fotografo Marco Fassoni Accetti

Considerando le premesse, Accetti è l’ultima persona dalla quale ci si potrebbe aspettare un ragionamento logico. Eppure, un suo commento lasciato a un nostro articolo, a proposito degli ultimi sviluppi sul caso Orlandi, ha sorpreso non poco chi ora scrive. La macchina del fango contro la famiglia Orlandi in questi mesi è più attiva che mai, e l’ultima “accusa”, che arriva dritta dritta dal Vaticano, vedrebbe coinvolto in prima persona lo zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, nella scomparsa della nipote. L’uomo, che fin da subito si attivò in prima linea per ritrovare la ragazza, mantenendo personalmente i contatti telefonici con i presunti rapitori, è stato investito da un’orda di accuse e malignità. Immediata la replica di Pietro: “Mio zio quel giorno era con tutta la famiglia in vacanza, lontanissimo da Roma. Mio padre quando scomparve Emanuela lo chiamò subito per chiedergli aiuto. Di questa cosa già sapevano in Procura”. In un caos mediatico che non sembra volersi fermare, il commento di Accetti non è caduto nel vuoto: “L’identikit fatto dal vigile non può essere assolutamente dello zio. Perché il vigile raccontò che quell'uomo stava mostrando il contenuto di una borsa ad Emanuela. E la stessa Emanuela aveva raccontato alla sorella e alle compagne della scuola, di essere stata fermata da un uomo dell'Avon, con il quale aveva un appuntamento. L'identikit, fatto tra l'altro malissimo, è solo somigliante al Meneguzzi. E poi, sia il vigile che il poliziotto, avranno visto molte volte in quei giorni e in quelle settimane l'immagine dello zio alla televisione e sui giornali, quindi se fosse stato lui lo avrebbero riconosciuto come l'uomo osservato innanzi al Senato. In ultimo, perché mai il Meneguzzi avrebbe dovuto fermare la nipote proprio davanti ad una sede istituzionale con telecamere e testimoni pubblici ufficiali. Una riflessione è un palazzo a dieci piani, non ci si può fermare al quarto piano. Visualizzare i fatti, altrimenti è tutta diffamazione massacrante”. Cosa dovremmo aspettarci ancora? Se Accetti da indagato passa a detective c’è da preoccuparsi sul serio…

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