La body positivity è stata, oramai se ne può serenamente parlare al passato, una allucinazione di massa. Nonché un trend social che ha aiutato molti. Sì, molti brand a vendere più magliette e shorts allargando le taglie a disposizione sugli scaffali. Si facevano già i milioni mettendo in commercio XXS, XS ed S ma ampliando il ventaglio ad lib la situazione è senza dubbio migliorata nei fatturati di capoccia già ricchissimi. Intanto, là fuori c'è gente che ci ha creduto sul serio. Come se qualunque cosa riguardi ingenti capitali possa nascere per davvero da un'istanza morale, etica, 'buona'. Quando la mania è esplosa, sono nate cantanti, influencer, attrici e personaggi che non rispondevano a particolari talenti, non sempre, ma ai nuovi 'standard' che il mercato richiedeva di spingere per convincere le ragazzine di tutto il mondo, e le loro madri, che ora la musica fosse cambiata: dopo decenni di scheletri in passerella e sui carpet, abbiamo salutato l'avvento delle megattere sulle catwalk internazionali. Donne giovanissime di un quintale o due, pronte a rappresentare, con la loro mera esistenza, 'la rivoluzione'. In tale contesto è spuntata fuori anche Marianna Mammone, in arte Big Mama, una ragazza partenopea con una grande passione per il rap. Che poi non si è tradotta in musica (di qualche successo), ma in monologhi e slogan social ombelicali sul proprio corpo, sulle traversie vissute fin lì, sull'orgoglio riguardo all'orientamento sessuale. In estrema sintesi, un bigino di tutti i trend necessari, necessari all'engagement perché mettere un cuoricino virtuale a BigMama significava non solo sostenere lei ma pure battaglie e ideali belli e condivisibili per dimostrare di stare dalla parte giusta della storia Instagram. Ora BigMama sta dimagrendo, è evidente da uno degli ultimi reel che ha postato su TikTok. Molti la chiamano 'ipocrita' e 'traditrice' per non aver saputo tener fede ai dogmi della 'body positivity'. Invece, questa è davvero la prima cosa utile che la nostra fa nel concreto per perseguire un obiettivo 'positivo' riguardo al proprio corpo: perdere peso. Non certo per una questione estetica: l'obesità è una condizione clinica tanto quanto l'anoressia e averla camuffata da 'bel messaggio' per le masse è una stortura dei nostri tempi, ci auguriamo, passati. Se superi il quintale a 20 anni, domani ti svegli col diabete. E sarai ancora bella come sei, certo. Però, sarebbe meglio non andare fieramente incontro a un calcio in faccia, giusto? Giusto.
Eppure MOW, in un pezzo a sciagurata firma della sottoscritta, aveva nasato già in tempi non sospetti, anno delle Signore 2022, che qualcosa non funzionasse nel racconto aspirazionale che i media (e chi cura la comunicazione di BigMama come di tantissimi altri personaggi) ci fossero sin troppi tarli, cortocircuiti di buonsenso. "La rivoluzione" non poteva essere proporre sul mercato, perché sempre di mercato si tratta, giovani "corpi non conformi" di 100 chili e passa come già accadeva negli Stati Uniti con la detonazione di Lizzo (oggi una mezza silfide fiera schiava dell'Ozempic, ndr). Non poteva essere questa la risposta a decenni e decenni di cadaverici scheletri imposti come 'standard' che tanto avevano fatto ammalare le ragazzine di ogni età in tutto il mondo. Perché con tali 'esempi', ci si ammala lo stesso. Se superi il quintale da ragazza (o ragazzo) e non vai a farti vedere da un medico, sei un'incosciente non un'icona. Proprio come se non arrivassi ai 30 chili, tale e preciso, nessuna differenza.
I personaggi diventati noti grazie al trend della 'body positivity' prima, durante e dopo il loro lancio nell'universo spettacolare, hanno creduto che puntare sulla retorica del proprio ombelico fosse necessario. E qui non c'è dolo, sono cresciuti imbevuti da tali ideali capitalistici travestiti da 'bei messaggi da mandare a casa'. BigMama è del 2000, deve aver davvero pensato ogni secondo di ingaggiare una battaglia per rendere il mondo un posto migliore per tutte le taglie. BigMama è stata un ingranaggio di un sistema infinitamente più grande di lei che voleva delle cose e dunque le ha partorite per poi dar loro spazio nel diabattito social(e). E ciò è divenuto chiaro pure ai ciottoli di fiume quando, intervistata da Francesca Fagnani durante l'ultima edizione di 'Belve', nemmeno lei ha saputo spiegare in cosa consistesse la 'rivoluzione' che incarnava e portava avanti con tanto fervore. Povera stella, veniva da abbracciarla. E oggi invece, viste le attuali conteingenze, siamo qui a rivendicare cotanta belvata. Orgoliosamente, anche.
"Perché per loro (ma 'loro' chi?, ndr) io con questo fisico non ho nemmeno la dignità per poter avere un sogno", ha replicato. Ma qualcuno ha mai davvero mai pensato un'assurdità del genere? Nel 2001, nessuno si è permesso di dire a Missy Elliot, quando per esempio ha cacciato l'immortale hit 'Get your Freak On' che fosse troppo grassa per fare musica. Ecco, forse è proprio questo il problema: la musica. Dov'è?
Se al centro della comunicazione del personaggio si piazza tutto fuorché quella, le persone inevitabilmente, saranno portate a parlare di tutto fuorché di quella. Chi ha curato la strategia di posizionamento sul mercato, perché sempre di mercato si tratta, di BigMama ha fatto ben in modo di farle mettere avanti il peso, la terribile malattia per fortuna superata, l'orientamento sessuale, il bullismo subito. Senza trasformarli in canzoni indimenticabili, ma in monologhi stracciamaroni. Come quello sul palco del concertone del Primo Maggio, tanto per dirne uno.
E sarà pure da insensibili definirli 'stracciamaroni', ma è arrivato il momento di ammettere che elencare le proprie sciagure non abbia nulla a che fare con l'arte. Al massimo, con le chance di viralità di un conenuto. Nessuno, all'infuori di una (presunta e ristretta) cerchia di fan, conosce un brano di BigMama, tutti spesse volte contro la propria volontà sanno benissimo invece che sia obesa, lesbica, bullizzata a scuola reduce da un tumore. Insomma, una vittima che però ce l'ha fatta contro ogni pronostico, una bellissima storia di rinascita e riscossa pronta per essere spiattellata sui social a ogni post sospinto. Il che è un vero peccato perché, in primo luogo, tutto ciò poteva essere tradotto in parole e note. Non è che Eminem abbia avuto un passato poi così tranquillo, l'ha riversato nella musica ed è diventato, appunto, Eminem. BigMama è rimasta, nel percepito collettivo, 'quella che si lamenta'. Il che è un doppio peccato perché la ragazza è molto spontanea e briosa, anche in tv, potrebbe essere un ottimo personaggio, se solo smettesse di piangere. Magari perfino una cantante/rapper, se se ne darà modo invece di trincerarsi dietro alla retorica del parlato costantemente afflitto. Il punto è che, a oggi, non possiamo saperlo.
Ora molti, vedendola dimagrita, sui social la accusano di aver 'tradito' la body positivity e cominciano a sparare minchiate: per esempio che BigMama si stia imbottendo di Ozempic (farmaco per il diabete con proprietà anoressizzanti che, purtroppo, viene usato a sproposito da vip e gente ricca per 'perdere peso in fretta'). Tutti dietologi col corpo degli altri, non siamo certo di tale beota risma: qui siamo contenti e facciamo il tifo per Marianna Mammone affinché possa riconquistare una forma fisica salutare. E non svegliarsi col diabete o chissà cos'altro domani, appunto. Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che stia affrontando tale percorso in modo sano e averne, quello sì, è da hater. Tanto quanto pensarla 'traditrice' di un trend che, seppur possa aver confortato qualcuno nel tempo, si è rivelato per la bolla capitalistica che è sempre stato fin dall'inizio. E non si può, dunque, 'tradire' qualcosa che non esiste. Dichiararlo pare più un retaggio del caro vecchio senso di colpa cattolico. Nessuno è mai andato troppo lontano con quello. A parte il Papa.
BigMama sta facendo la prima cosa davvero 'positiva' per la propria salute e ce ne rallegriamo. Uscire dalla retorica è un grande passo per cominciare a toccare l'erba del mondo reale, fuori dalla nebbia di ciò che 'funziona' sui social. Per quanto riguarda la sua musica, non ci sono ancora notizie. Ma non abbiamo fretta, magari arriveranno. Il cuore, pardon la 'ciccia' del discorso, è sempre la stessa: per essere considerati artisti toccherebbe mettere in primo piano la propria arte, appunto, non le lacrime e nemmeno la retorica acchiappalike. Lacrime e retorica acchiappalike sono ottimi escamotage per il successo su Instagram e TikTok, tirano fortissimo. Ma se metti al centro quelli è inevitabile che tutti, poi, di quelli e solo di quelli parleranno (purtroppo, spesso anche a vanvera). Come evitare che questo succeda? In maniera definitiva è impossibile, la gente è cattiva e pettegola, continuerà a esserlo anche quando e se avrai decenni di carriera e un Everest di riconoscimenti internazionali. Pazienza. Per togliere di mezzo le malelingue, per neutralizzarle almeno un poco, c'è una soluzione soltanto: far loro sentire l'eco di tutte le persone che canteranno a squarciagola le tue canzoni. Come hai risposto a qualche stronzo su TikTok ok, sei 'sempre stata bella'. Ma non è questo il punto. Il punto è che fai un altro lavoro, ossia la musica: dimostralo. Questa sì che sarebbe una tua fierissima belvata da rivendicare. Dacci torto, Marianna!