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MasterChef è più petaloso di un fiorellino. Ma come siamo passati dai piatti lanciati da Bastianich alle insalate liquide e le menate green?

  • di Irene Natali Irene Natali

  • Foto di: ufficio stampa Sky

2 gennaio 2026

MasterChef è più petaloso di un fiorellino. Ma come siamo passati dai piatti lanciati da Bastianich alle insalate liquide e le menate green?
Dimenticate il cipiglio di Cracco, il “tu vuoi che muoro” di Bastianich, i piatti che venivano lanciati terrorizzando i concorrenti: ora a MasterChef arriva Chiara Pavan per la lezioncina sulla sostenibilità che è una “carezza al pianeta e a se stessi”. Quanta petalosità...

Foto di: ufficio stampa Sky

di Irene Natali Irene Natali

“Come si cambia, per non morire”, cantava Fiorella Mannoia: ma anche gli autori di MasterChef, non se la passano meglio. Arrivato alla bellezza di quindici edizioni infatti, il cooking show di Sky ha dovuto cambiare pelle per rimanere vivo. E se questo cambiamento è stato lento e impercettibile per i più distratti, la puntata di Capodanno l'ha svelato in pieno: MasterChef è diventato petaloso. Una volta volavano piatti, adesso ci fa la lezione su green e sostenibilità.

Green Mistery Box
Un piatto realizzato con gli ingredienti della Green Mistery Box Ufficio stampa Sky

Dimenticate il cipiglio di Cracco, il “tu vuoi che muoro” di Bastianich, i piatti che venivano lanciati terrorizzando i concorrenti: la scrittura del MasterChef che fu non è più proponibile dopo oltre un decennio, in una società impoverita che fatica a fare la spesa. Allora anche MasterChef deve trovare una quadra: la cucina fighetta deve riuscire a rimanere fighetta, è pur sempre il marchio di fabbrica del programma, ma il format deve adattarsi ai tempi. Ed ecco che dove una volta i piatti venivano tirati con sprezzo di quello che c'era dentro, ora arriva Chiara Pavan per la lezioncina sulla sostenibilità che “è importante perché ci permette di agire nel presente per cambiare qualcosa per le nuove generazioni”.
Per l'occasione viene inaugurata un'apposita Mistery Box di colore verde: verde speranza immaginava qualcuno, e invece no, era verde nel senso proprio di “green”. 

I giudici insieme a Chiara Pavan
I giudici insieme a Chiara Pavan Ufficio stampa Sky

Chiara Pavan spiega che il modo in cui mangiamo ha un impatto, che dobbiamo stare attenti agli sprechi; che possiamo rifornirci dai piccoli agricoltori e allevatori che lei considera niente di meno che dei “custodi della biodiversità”. Ma c'è di più: possiamo persino cucinare delle specie invasive per tutelare quelle in pericolo. Della serie: se le politiche di ripopolamento delle specie falliscono, i cinghiali si moltiplicano e vi distruggono l'orto sotto casa, voi mangiateveli. A disposizione dei concorrenti vengono perciò messi il mollusco Anadara inaequivalvis, persico trota, frattaglie della seppia, filetto cinghiale, bacelli di piselli, carcasse di piccione, bucce di carota, foglie esterne del carciofo, pane raffermo.
“Essere sostenibili è un modo per fare fare una carezza al pianeta e a se stessi”, conclude la Pavan: quanta petalosità. Ma almeno, la prossima volta, datele una lavagnetta.

Una delle insalate liquide realizzate dai concorrenti
Una delle insalate liquide realizzate dai concorrenti Ufficio stampa Sky

Risparmiare, riciclare, evitare gli sprechi, usare le verdure e la carne allevata in casa: a MasterChef è considerato “green”, una volta erano i consigli delle nonne. Infatti l'aura delle nonne risuona forte nella stanza, tanto che un concorrente evoca la sua nel piatto finale. Chissà, a proposito di sprechi, che ne direbbero loro della prova successiva: l'insalata liquida, ricetta di Antonino Cannavacciuolo da reinterptretare. Cioè lattuga di ogni forma e sorta, frullata, spremuta e accompagnata da altri ingredienti che diano sapore alla brodaglia verde. Perché MasterChef adesso si sarà pure redento, sarà pure green, metterà pure il baccello di piselli dentro la Mistery Box, ma chi nasce fighetto non muore certo come uno stronzo qualsiasi che va a mangiare all'osteria. 

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  • Antonino Cannavacciuolo
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