Giorgia Meloni è la premier più longeva della storia della Repubblica. Nessuno è durato come lei al governo. Non è solo la prima premier donna, è anche la prima premier in assoluto ad arrivare a 1.413 giorni consecutivi di legislatura. Leggerete in giro le rivendicazioni da parte di Fratelli d’Italia, che ha messo insieme un breve documento di 28 pagine per vantarsi dei risultati, e leggere critiche e polemiche sui giornali che vi faranno l’elenco delle cose fatte e delle cose non fatte da Giorgia Meloni. E qualcuno vi dirà che ha fatto troppo poco, quindi troppo facile restare in carica tutto quel tempo. Ma dite sul serio? Pensate, è così facile restare in carica così tanto tempo che nessuno, nessuno ci era riuscito finora. E Giorgia Meloni lo ha fatto con una classe dirigente devastata, di scappati di casa, con pochissime eccezioni tra i ministri, figurarsi più sotto, tra sottosegretari, capi di sezione e così via.
La verità è che Giorgia Meloni fa bene a festeggiare perché oggettivamente è l’unica leader che abbiamo in Italia capace di tenere in piedi un governo. L’unica che possa avere un minimo di credibilità internazionale. Giorgia Meloni è la figura politica più evoluta che abbiamo tra i segretari di partito e i pezzi grossi della Seconda Repubblica. Vince a mani basse. In Italia magari non lo capiamo, ma è così.
A maggio dell’anno scorso il Times inglese pubblica un articolo di Tom Kington sulle strategie di Meloni per tenersi buoni i leader di altri Paesi, in sintesi, la capacità di creare rapporti personali con i leader, di farsi rispettare ma anche di farsi “desiderare”. E Kington fa il nome di un’altra figura che tendeva a comportarsi nello stesso modo: Margaret Thatcher. Qualche Giorno fa l’Economist ha dedicato un pezzo alla longevità di Giorgia Meloni. I tre ingredienti principali sono: un’opposizione che è un macello, un programma di governo abbastanza ridotto (e questo potrebbe essere un aspetto critico) e la moderazione. Giorgia Meloni si è trasformata da rottweiler dell’estrema destra a leader di destra e basta, da underdog a leader istituzionale, mettendo la giacca al populismo. Purtroppo è uno step che molti dei suoi ancora faticano a fare, ma lei non ha ceduto un metro su questo.
Restano moltissimi problemi. Le sue politiche fiscali, la sua ambiguità sulle libertà civili (che prima di essere smania progressista sono base liberale). Nonostante questo, la costruzione di un leader non è questione secondaria in una democrazia. Giorgia Meloni è riuscita in quattro anni a dimostrare di essere più brava e più credibile di chiunque altro nel ruolo che ricopre. È un problema? Sì, perché questo lascia dei buchi e non aiuta la competizione sacrosanta tra partiti. Ma è un fatto. E dobbiamo accettarlo.