Le condizioni di Papa Francesco sono gravi, nonostante chi in queste ora stia provando a ridimensionare la portata della notizia del suo ricovero. Da tempo Bergoglio aveva ammesso di avere dei problemi di salute importanti, tanto da essersi convinto di essere vicino alla fine del suo pontificato. La permanenza al Gemelli non fa che aprire uno scenario che, necessariamente, va valutato. Ed è quello del futuro della Chiesa e delle riforme avviata dal pontefice argentino. In un altro articolo abbiamo spiegato come funziona il Conclave, chi sono i cardinali elettori (cioè quelli che possono votare al Conclave) e chi sono i papabili. Ma c’è un’altra considerazione da fare che permette di capire come questo Conclave potrebbe cambiare in modo radicale il futuro della Chiesa.
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Le possibilità sono due: un pontefice che miri alla continuità con l’attività di Francesco o un pontefice conservatore, alcuni sostengono teo-con e trumpiano. Partiamo dalla prima possibilità.
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L’opzione progressista
Perché stavolta l’idea di un successore progressista potrebbe completamente portare al radicamento delle riforme che Papa Francesco, dal 2013 a oggi, ha solamente impostato? Per una questione matematica. Come scritto nel nostro approfondimento, una delle piattaforme più utili per avere un quadro degli attuali papabili è il The College of Cardinals Report, curato da Edward Pentin e Diane Montagna. Se si guarda la lista dei papabili si nota che i cardinali progressisti e creati da Papa Francesco nel corso di questi anni hanno tutti meno di 70 anni. Papa Francesco venne eletto nel 2013 a 76 anni. Benedetto XVI ne aveva 78. I cardinali più giovani sono Pierbattista Pizzabella e José Tolentino de Mendoça. Mentre del primo si sa poco, il secondo ha dimostrato apertura e di muoversi in linea con le indicazioni di Bergoglio. Tra i più “fedeli alla linea” del Papa c’è anche l’italiano Matteo Maria Zuppi, 69 anni, forse il più progressista tra i papabili, ora a capo dell’Arcidiocesi di Bologna, una delle più ricche d’Italia insieme a Milano. Zuppi è vicinissimo al Papa e ha anche partecipato a degli incontri all’estero, per esempio nel caso della guerra in Russia. Sulla stessa linea anche Pietro Parolin, considerato un altro possibile candidato. Da notare anche questo: l’unico cardinale creato da Benedetto XVI sotto i 70 anni è Luis Antonio Gokim Tagle, considerato il “Francesco asiatico” e indicato da molti come il naturale successore di Bergolio.
Inoltre, attualmente ci sono 110 cardinali elettori creati da Francesco su 138 totali, per cui c’è chi crede che l’eventuale di un papa vicino a Bergoglio sia da dare per certa. In questo caso, quindi, è evidente che potrebbe salire al soglio pontificio un papa relativamente giovane e con una prospettiva anche di decenni in cui la Chiesa potrebbe prendere una strada irreversibile.

L’opzione conservatrice
Passiamo all’altra possibilità. Un pontefice conservatore è dato per meno certo. È vero che l’aria politica sembra spingere verso le forze teo-conservatrici e trumpiane, ma l’ondata nera non ha toccato la Chiesa nel corso degli ultimi due pontificati. Mentre oggi si tende a considerare Benedetto XVI un ultraconservatore, in realtà sia Ratzinger che Bergoglio sono stati spesso criticati proprio dalle aree più tradizionaliste, anche negli Stati Uniti.
In ogni caso, i papabili conservatori sono decisamente più anziani dei progressisti e alcuni vennero addirittura creati da Papa Giovanni Paolo II. Che qualcuno di loro possa sedere sullo scranno di Sa Pietro non è impossibile, ma porta a fare considerazioni completamente opposte a quelle che riguardano i favoriti di Francesco. Un papa conservatore avrebbe, verosimilmente e a parità di condizioni, meno tempo per cambiare la Chiesa e fare ciò che alcuni hanno definito in questi anni una “riforma della riforma”, tornando a una sorta di epoca d’oro pre-bregogliana. Si rischia così di assistere a dei cambiamenti molto radicali, nella speranza di poter aggiustare la direzione della Chiesa cattolica nel poco tempo disponibile. Ma la Chiesa potrà sostenere delle deviazioni tanto estreme?
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