In questi giorni particolari in cui l’uomo è tornato a vedere la luna da vicino c’è stata una grande ripresa di interesse per le tematiche spaziali. La capsula Orion di Artemis 2 è ammarata al largo della California alle 2.07 e 47 secondi (ora italiana), come ci dicono i dati ufficiali della NASA, di sabato 11 aprile 2026 (negli USA il 10 aprile) dopo che era partita il 2 aprile (il primo per gli USA). Dunque una missione di 10 giorni che ha portato Orion a sorvolare a breve distanza (6.545 km) la superficie nascosta del satellite naturale della Terra, stabilendo il record di massima distanza dalla Terra, 406.771 km. Il sistema di lancio è stato lo Space Launch System (SLS) che genera una spinta di circa 39,1 milioni di Newton. L’obiettivo è far scendere sulla Luna degli astronauti.
E pensare che però l’Umanità era già stata sulla Luna con la missione tutta americana Apollo 11 il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC. Neil Armstrong fu il primo uomo a calcare la polvere lunare, seguito da Buzz Aldrin, mentre il loro collega Michael Collins (nato curiosamente a Roma) restava ad aspettarli in orbita circumlunare sul modulo di comando Columbia. Giunsero sulla Luna a bordo del Lem Eagle, uno strano trabiccolo che assomigliava ad un ragno metallico e pareva che avessero inaugurato una Nuova Era: quella della conquista dello Spazio. Ora i protagonisti del “ritorno sulla Luna” sono stati tre statunitensi Reid Wiseman (il comandante), Christina Koch (fisico ed ingegnere elettrico) e Victor Glover (pilota) insieme a un canadese Jeremy Hansen (al primo volo e specialista di missione). Ma i particolari sono ormai noti a tutti. In questo articolo voglio invece fare una considerazione diversa o meglio inquadrare l’evento da una prospettiva meno frequentata. Come è noto, le missioni Apollo, che utilizzavano un gigante di fuoco e acciaio come il razzo propulsore Saturno 5, sono state volute dal Presidente USA John F. Kennedy che fece un famoso discorso, “We choose to go to the Moon”, il 12 settembre del 1962 alla Rice University di Houston in Texas: “Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio, non perché sarà facile, ma perché sarà difficile, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e mettere alla prova il meglio delle nostre energie e capacità, perché questa è una sfida che siamo pronti a raccogliere e non siamo disposti a rimandare, una sfida che intendiamo vincere”.
Un discorso alto, che mette ancora i brividi per la sua forza e determinazione a raggiungere quello che sembrava un obiettivo impossibile. Eppure gli USA vinsero quella sfida addirittura in anticipo sul programma previsto. Dunque sembrava che tutta la fantascienza fino ad allora realizzata fosse pronta per divenire realtà. I bambini sognavano di fare gli astronauti ed una umanità da poco uscita dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale era pronta a sfidare le stelle. Ci si aspettava che prima del 2000 Marte fosse raggiunta e colonizzata, non prima però di aver costruito una base permanente su Selene. Ma in realtà nulla di tutto questo accadde e tutto quello che si ottenne fu solo la costruzione della Stazione spaziale internazionale (prima “pietra” nel 1998) interessante sì, ma solo per gli scienziati. L’umanità voleva ben altro, voleva la conquista dello spazio. Voleva che le coloratissime copertine di Karel Thole su Urania diventassero realtà.
Eppure tutto si è fermato. Perché? La risposta è nel motivo che stava dietro alle immense risorse economiche profuse nel Programma Apollo che aveva lo scopo di segnare la supremazia americana nello spazio e specificatamente di battere l’Unione Sovietica che pure aveva ottenuto grandi risultati inziali con lo Sputnik (4 ottobre 1957) e il “primo uomo nello spazio” e cioè il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin. Quello che negli anni ’70 dello scorso secolo invece non si ebbe più fu la corsa alla supremazia geopolitica dello spazio, nel senso che dopo la Luna -come detto- ci si poteva aspettare solo una base permanente sul nostro satellite e poi la conquista di Marte, tutti obiettivi costosissimi e praticamente impossibili da raggiungere. L’URSS ammise di fatto la sconfitta e la Luna e lo spazio persero ogni interesse. La domanda naturale è dunque cosa è successo ora? La ripresa è dovuta a due Presidenti USA: Barack Obama e Donald Trump. Pur con motivazioni politiche clamorosamente opposte hanno ritenuto che l’esplorazione spaziale potesse essere nuovamente d’aiuto per gli USA alla luce dei “nuovi nemici” geopolitici globali e cioè la Federazione Russa guidata da Vladimir Putin e la Cina di Xi Jinping. Infatti, soprattutto il secondo, ha spinto fortemente l’astronautica cinese con diverse missioni (“Chang'e”) che hanno avuto come obiettivo la Luna. Anche l’India (missione Chandrayaan), in verità, è scesa in campo ma per gli Usa non costituiscono un valido competitore politico. All’orizzonte del 2035 si prospetta anche una Base Lunare (ILRS) della Cina in collaborazione con la Russia.
Dunque Artemis 2 è il frutto non solo dello spirito eroico americano, il mito dell’Ovest e del confine, ma anche e soprattutto della volontà degli Stati Uniti di segnare punti definitivi a proprio vantaggio nei confronti della Cina e, in seconda battuta, della Russia. Infatti il “trofeo lunare” è un trofeo principalmente geopolitico che conferisce prestigio mondiale. La gente dice, “però gli Usa… fanno una guerra e contemporaneamente mandano uomini sulla Luna”, chi mai potrà mai batterli? Ecco perché Artemis e Apollo sono indissolubilmente legate. E poi anche nella mitologia greca Artemide, che rappresenta la Luna, è gemella di Apollo, figli entrambi di Zeus e Leto. Si tratta solo di una coincidenza?