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9 gennaio 2026

Da Giorgia Meloni devono andare i saltatori di sci (sì, quelli che si ingrossano il pene per vincere): le conferenze stampa col governo sono inutili, abolitele

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

9 gennaio 2026

Alcuni saltatori di sci si sono iniettati dell’acido ialuronico nel pene per aumentare la taglia della tuta e migliora l’aerodinamicità durante la gara. Ecco, mandate loro alla conferenza stampa del governo. I giornalisti non hanno più il coraggio di fare le domande, ma, cosa ancora più grave, non hanno più la voglia di barare, di rompere le palle, di mettere in difficoltà chi comanda. Poi ci lamentiamo per la poca libertà di stampa, ma della libertà poi non sappiamo che farcene

Foto: Ansa

Da Giorgia Meloni devono andare i saltatori di sci (sì, quelli che si ingrossano il pene per vincere): le conferenze stampa col governo sono inutili, abolitele

Che poi non è mica obbligatorio mantenere dei canali di comunicazione istituzionali tanto noiosi da risultare pesanti non solo per la premier, cosa prevedibile, ma pure per i giornalisti. Sembrava più la moviola di una conferenza stampa che non una conferenza stampa tra presidente del Consiglio e stampa Lenta, se non vuota. Retorica, se non del tutto inutile. Soprattutto se i giornalisti fanno domande noiose in modo noioso e Giorgia Meloni ci gode. Lei fa le sue battute, mixa alto e basso come suo solito, dimostra di sapersi comportare, checche ne dicano gli altri. I giornalisti no.

Domande prevedibili, formali, alcune contorte e inutilmente lunghe (verso Corriere della Sera?), altre ripetitive, pochissime davvero controverse. Vince Giorgia Meloni, n a 0. Su tutti, con tutti, persino con Lombard de La Stampa, l’unico che ha provato a scazzottare dialetticamente con la premier. Poi i giornalisti si lamentano, perché c’è poca libertà di stampa, poca discussione tra governo e mondo dell’informazione, eccetera eccettera. Ma sono forti quando scrivono online, o nelle redazioni, meno di fronte alla premier. Sono più Jake Paul che Anthony Joshua, più fomentatori che atleti di livello. Almeno in questa sede. Non è un attacco alla categoria, ma un’autocritica. Non facciamo più casino, non bariamo più, non facciamo più le domande scomode. Non giochiamo più sporco, non tentiamo l’altezza. 

La conferenza stampa di Giorgia Meloni di venerdì 9
La conferenza stampa di Giorgia Meloni di venerdì 9 Ansa

Una conferenza abbottonata non serve a nessuno, è inutile. Al massimo è utile per la premier, che può muoversi senza fatica, che non rischia nulla e che ne esce bene. Perché, diciamocelo, ne esce bene: sull’Ucraina, su Gaza, sui giudici e i buchi alla sicurezza. Parla di come la pace si ottenga con la forza e non con la debolezza, dice che l’Italia potrebbe essere il primo Paese europeo impegnato nella formazione dei corpi di sicurezza palestinese in Giordania e a Gaza. Ricorda l’autorevolezza e il rispetto di cui l’Italia gode da quando c’è lei, gli inviti esclusivi dei Paesi del Golfo, la stima i Bruxelles e così via. Quindi, davvero, che senso hanno conferenze del genere? Nessuno. E giornalisticamente valgono meno di zero. 

La verità è che da Giorgia Meloni dovremmo mandare i saltatori di sci, quelli che si iniettano l’acido nel pene per farselo diventare più grosso e poter gareggiare con delle tute più grandi per migliorare l’aerodinamicità. Sì, quelli che barano. Quelli che si ingrossano il pene per vincere. Quelli che si nascondono le domande nelle mutane e le tirano fuori di fronte a tutti. Non quelli che sciorinano dati sull’occupazione o chiedono degli equilibri geopolitici nell’Artico. Ma quelli che arrivano e fanno: Trump ieri ha difeso un agente che ha ammazzato a sangue freddo una donna in un’auto, che famo? Lo diciamo o no che è un problema? Il capotreno ammazzato, la ragazza uccisa e stuprata, le babygang, le risse tra maranza a Capodanno, che famo? Lo diciamo o no che è anche colpa vostra? Il mercato culturale italiano, che famo, lo diciamo o no che l’egemonia culturale del governo è più una parodia in scala ridotta che fa rimpiangere i berlusconiani e trash anni Dieci del Duemila? Le tasse aumentano, il mercato non prospera, in tre anni l’Italia non è diventata più liberale ma più statalista, che famo, iniziamo a cambiare qualcosa o perculiamo la sinista ad Atreju e poi siamo come loro? E le caste professionali, come tassisti e balneari? L’immigrazione sale e il governo aveva promesso il contrario, che famo, lo raccontiamo agli elettori? E così via. 

Ripeto, è un’autocritica. Noi siamo i saltatori che non si dopano ma non siamo neanche tra quelli che vanno alle Olimpiadi. Ok la libertà di stampa, ok il giornalismo libero. Ma poi uno, della libertà, del giornalismo, dovrebbe pure sapere che farci. Altrimenti le conferenze stampa sarebbe meglio abolirle. 

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