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Delitto di Garlasco, a dieci anni dalla condanna a Stasi spunta un’intimidazione fatta a De Rensis: “Nel 2022 nessuno sapeva che fossi l’avvocato di Alberto”. Come hanno fatto ad avvicinarlo? E su Andrea Sempio che potrebbe essere rinviato a giudizio…

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

  • Foto di: Ansa

13 dicembre 2025

Delitto di Garlasco, a dieci anni dalla condanna a Stasi spunta un’intimidazione fatta a De Rensis: “Nel 2022 nessuno sapeva che fossi l’avvocato di Alberto”. Come hanno fatto ad avvicinarlo? E su Andrea Sempio che potrebbe essere rinviato a giudizio…
A dieci anni dalla condanna in via definitiva nei confronti di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi qualcosa, con la nuova inchiesta, potrebbe davvero cambiare. Il suo avvocato, Antonio De Rensis, ha svelato di un contatto avuto quando pubblicamente non era ancora risaputo che fosse il difensore di Stasi. Quindi com’è potuto accadere?

Foto di: Ansa

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

Durante la puntata di Ore 14 Sera Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, ha svelato di un contatto risalente al 13 luglio 2022, che lo avrebbe turbato. Ricordiamo che tre anni fa il delitto di Garlasco non aveva le dimensioni mediatiche di oggi. Quasi non se ne parlava, poi, le indagini, a livello pubblico erano in palese stato di stallo, ferme alla sentenza definitiva nei confronti di Alberto Stasi, condannato a sedici anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. Il legale ha chiarito di non aver mai avuto dei colloqui riservati con il procuratore capo Fabio Napoleone, che è a capo della nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. Infatti, gli incontri che ha avuto con Napoleone, sono avvenuti sempre alla presenza di altre persone: “L’ho ripetuto in molti contesti ma lo ripeto qui in maniera molto chiara, non ho mai avuto nessun colloquio riservatissimo personalmente con il procuratore Napoleone. Quando l’ho incontrato c’era la presenza sempre o del sostituto Zanoncelli o della sostituta De Stefano o dell’aggiunto Civaldi”. Poi ha parlato dell’altro “contatto”: “Ho detto un’altra cosa, il 13 luglio 2022 sono uscito alle 13.30 dal Palazzo di Giustizia, alle 18.45 dello stesso giorno, tutto documentato con testimonianza di due avvocati tra cui una cassazionista che lavora con me, è accaduta una cosa mentre ero all’interno del mio studio. Un contatto che non mi ha spaventato, ma che mi ha turbato. Ho fatto ciò che qualunque avvocato in Italia al posto mio, difensore di Stasi, avrebbe fatto. Il giorno dopo, telefonicamente, ho relazionato al procuratore capo di quanto accaduto e poi sono stati relazionati anche i sostituti”.

Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi
Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi Ansa

E ancora: “Quando ho compreso di che contatto si parlava, ho fatto in modo che parlassero gli avvocati del mio studio ed è stato tutto documentato”. Eppure, a quel tempo, non era cosa nota che De Rensis fosse il difensore di Alberto Stasi: “Il 13 luglio 2022 sapevano che io ero avvocato di Stasi il procuratore capo Napoleone e i sostituti, il procuratore aggiunto Venditti, il mio studio, Giada Bocellari e Alberto Stasi. Nessun altro in Italia sapeva che io ero l’avvocato di Stasi. Non ho detto che il contatto sapeva che fossi l’avvocato, io ho detto che ufficialmente lo sapevano persone che ho nominato. Il contatto non mi ha spaventato. Nessuno mi ha minacciato. All’epoca l’indagine non era stata riaperta, un fascicolo quando viene richiamato da un archivio ha un tragitto”. Sono trascorsi dieci anni da quando Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva in Cassazione, era il 12 dicembre del 2015. E oggi, nel dicembre del 2025 c’è un altro indagato che rischia di essere rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio in concorso. È Andrea Sempio l’assassino di Chiara Poggi? Davvero il 13 agosto del 2007 ha avuto un ruolo nell’uccisione della sorella del suo amico Marco? Negli ultimi giorni i riflettori sono stati puntati di nuovo su un qualcosa che è accaduto il 13 dicembre 2015, il giorno dopo che Stasi è stato condannato. Cosa è accaduto? Una foto di un agnello sacrificale pubblicata da Andrea Sempio sul suo profilo Facebook, che lui stesso ha poi commentato così: “Ricordo che quando l'ho presa stavo guardando quali sono le prime forme artistiche dell'essere umano”. Siamo davvero vicino a una svolta giudiziaria che potrebbe lasciare il segno?

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Chiara Poggi
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