I fagiani di Antonio De Rensis, a quanto pare, sapevano già tutto. E, c’è da dirlo, pure il generale Luciano Garofano ci aveva preso: la famiglia Cappa non ha depositato alcun esposto alla Procura Generale di Milano e ora c’è pure il dubbio che l’abbia effettivamente fatto con le ormai famose cinquanta querele contro giornalisti, youtuber e commentatori vari dei social. È l’ennesima notizia tutta da verificare intorno a tutto quello che sta succedendo nel circondario delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi? No, questa volta carta canta. Anche se ormai è talmente tutto così assurdo che pure la carta che canta qualche dubbio lo ha fatto venire.
Poi, però, tutto s’è fatto più chiaro: il comunicato che circola in rete e sui social è effettivamente stato inoltrato dallo studio legale dell’avvocato Antonio Marino. Il testo non stiamo a copiarlo, alleghiamo la foto qui. Ma la sintesi è una: nessun esposto, nessuna denuncia (e quindi anche nessun audio) è mai stato depositato a firma della famiglia Cappa e se c'è (ma ad oggi non se ne ha riscontro) un fascicolo alla Procura Generale di Milano aperto non è per iniziativa dei Cappa. Ora possiamo discutere per ore su chi ha diffuso per primo la fake news, sul capire da dove s’è originato tutto, sul se e eventualmente come metabolizzeranno la figura barbina alcuni e pure sull’analizzare dettaglio per dettaglio e minuzia per minuzia quello che potrebbe essere successo davvero.
Gli esposti c’erano e poi s’è capito che non era il caso di depositarli? Oppure nessuno ha neanche mai pensato di depositarli? Domande legittime, per carità, ma lasciamo che se le facciano gli altri, visto che comunque ne parlano già tutti. Il punto che piace a noi di MOW è un altro: finalmente la famiglia Cappa ha in qualche modo parlato. Attraverso un comunicato secco e asettico? Sì, ma è comunque tanto. Perché prova che, alla fine, parlare e provare a spiegarsi (pur sapendo che comunque ci sarà sempre chi metterà un dubbio o strumentalizzerà) è ciò che paga davvero per far valere la propria posizione. Lo ha capito persino Andrea Sempio (anche se lo fa con i media e non con la Procura). E che “subire” o “accettare” o “assecondare” tutto quello che si dice servirà sempre e solo a far parlare ancora di più. A prescindere dall’idea che ognuno può essersi fatta o dalla parte (ormai è innegabile che ci sono “le parti”) in cui ognuno ha deciso di stare. Quelle righe sono poche, ma sono qualcosa.
E sono un qualcosa che arriva in un momento in cui sembra ormai valere tutto davvero, visto che ieri – soprattutto sui social – s’è toccato probabilmente il punto più basso, arrivando addirittura a insinuare che i presunti depistaggi e le presunte manipolazioni potessero essere figlie di un legame personale e privatissimo (per altro neanche verificato) tra l’avvocato Giada Bocellari e un carabiniere di via Moscova. Che ok tutto in una vicenda così mediatica è un conto, ma non significa che vada bene tutto. Un freno serve sempre anche in tutto questo caos. E quel comunicato della famiglia Cappa arrivato proprio oggi, anche se non c’è alcuna correlazione tra il chiacchiericcio sulla Bocellari e quello sui presunti esposti dei Cappa, è forse il segnale che s’è finalmente compreso che “parlare” sarà sempre meglio di “far parlare”. Sì, anche mentre una Procura della Repubblica sta lavorando.