Breve e conciso, è anche un ottimo indicatore della volontà di aprirsi realmente verso la società, poiché si evitano in ogni modo le barriere imposte dalla militanza, a partire chiaramente dal vocabolario delle varie ortodossie ideologiche, i finti tecnicismi che hanno invece la funzione di nascondere e facilitare la manipolazione (di dati, di concetti e così via). Un manifesto per fortuna antiretorico, molto chiaro quando si tratta di individuare gli obiettivi di un movimento che si oppone a ogni forma di violenza. È il primo manifesto antisessista italiano, “frutto del lavoro congiunto di diversi esponenti del movimento”, spiega Yasmina Pani, una delle figure centrali nella diffusione, attraverso i social, di questo nuovo modo di intendere la violenza relazionale, anche quella domestica. Un approccio basato sull’evidenza, che viene descritto in nove punti. Dopo la fase femminista possiamo dire di essere arrivati alla fase illuminista sulla violenza tra individui. Ci sono, in effetti, alcuni aspetti della visione antisessista perfettamente coerenti con l’indirizzo dato a queste ricerche da alcuni “nuovi illuministi” del panorama internazionale, uno su tutti Steven Pinker, docente a Harvard e autore prima de Il declino della violenza (2011) e poi di Illuminismo adesso (2018), firma, non a caso, di Quillette, una delle riviste online che ha aiutato a smontare alcuni luoghi comuni sulla violenza di genere, ma sarebbe meglio dire sulla retorica di genere. L’approccio degli antisessisti va oltre il femminismo moderno proprio in una prospettiva storica: è evidente infatti che non vi sia alcun tentativo di tornare indietro nel tempo, di restaurare alcunché, di essere il braccio intellettuale del patriarcato. A titolo di esempio: il punto 5 del manifesto è il superamento dei ruoli di genere rigidi; il punto 6 è l’autonomia economica e lavorativa; il punto 7, la genitorialità paritaria. Le premesse sono difficili da non condividere, ma la svolta arriva in una lettura non collettivista dei fenomeni sociali: il punto 4 è appunto l’importanza di ribadire che in una società civile la responsabilità (certamente penale, ma anche morale) è individuale. Non serve abbellire quanto di buono hanno fatto persone direttamente coinvolte nel progetto, ma condividiamo il manifesto così che tutti possano farsi un’idea in proposito.
Il Manifesto dell’antisessimo italiano
1. Uguaglianza tra tutte le persone
Uomini, donne e qualsiasi altra identità sono uguali nei diritti e nei doveri. L’antisessismo è egualitario, perciò non accetta alcuna differenza di trattamento e di dignità tra le persone, su nessuna base: di genere, di orientamento, di etnia, di religione, di opinione politica.
2. Contrasto totale alla violenza
Ci opponiamo a qualsiasi forma di violenza e chiediamo tutele per tutti i cittadini che ne sono vittime. Riconosciamo la diversa natura di molte dinamiche violente e riteniamo che debbano esserci spazi appositi di accoglienza e supporto costruiti sull’esigenza dei vari gruppi. Ogni centro antiviolenza, ogni sportello, ogni numero di assistenza, contribuisce allo stesso obiettivo rivolgendosi a utenze diverse.
3. Stop alla guerra tra i sessi
Riteniamo che l’attuale comunicazione pubblica e privata tenda a creare differenze e ostilità, alimentando lotte tra poveri. Siamo contrari all’uso delle questioni maschili e femminili per contrapporre uomini e donne: pensiamo che la battaglia degli uni vada di pari passo con quella delle altre, e che i problemi di entrambi i sessi siano collegati e vadano affrontati in modo congiunto, con l’obiettivo di migliorare la vita di tutti quanti. Il nemico non è il tuo concittadino, ma gli ostacoli oggettivi e concreti alla parità.
4. Responsabilità individuale
Le categorie sociali servono a comprendere fenomeni strutturali, ma non devono trasformarsi in presunzioni morali rivolte ai singoli individui. La responsabilità morale esiste ma è individuale, non collettiva: è della persona, non del gruppo di appartenenza. Rifiutiamo la riduzione di realtà umane complesse e sfaccettate a un unico attore sociale.
5. Superamento dei ruoli di genere rigidi
Vorremmo costruire una società in cui l’espressione della persona sia libera da condizionamenti e costrizioni legati al genere. La libertà di scelta deve essere garantita in ogni ambito: che lavoro fare, che aspetto avere, che tipo di vita condurre, che tipo di sessualità esprimere. Eventuali inclinazioni maggiormente presenti negli uomini o nelle donne non sono necessariamente da sradicare, purché non siano frutto di imposizioni e condizionamenti.
6. Autonomia economica e lavorativa
Crediamo che le politiche sul lavoro debbano puntare a garantire l’autonomia e la realizzazione di sé per tutti: ci battiamo per salari adeguati, opportunità di carriera che prescindano dal genere, condizioni lavorative che permettano una scelta libera e serena riguardo alla genitorialità. L’autonomia economica femminile è un vantaggio anche per gli uomini.
7. Genitorialità paritaria
Crediamo che uomini e donne, a prescindere dal loro orientamento sessuale e identità, debbano avere la possibilità di essere genitori. Nel caso di coppie eterosessuali, entrambi i genitori devono avere gli stessi diritti e doveri nei confronti dei figli. Per questo chiediamo il congedo genitoriale paritario, che ridarebbe dignità e importanza alla figura paterna liberando al contempo la donna dal peso della cura famigliare, che spesso conduce al sacrificio della vita lavorativa e quindi alla riduzione dell’indipendenza economica.
In fase di separazione deve essere adottato il medesimo principio, evitando disparità di trattamento tra padri e madri.
8. Riconoscimento delle vulnerabilità maschili
Riteniamo che il discorso di genere vada ampliato, dando attenzione anche ai problemi maschili, come l’Iisolamento sociale, la maggiore esposizione alla violenza, l’abbandono scolastico, difficoltà educative e l’elevato tasso di suicidi e morti sul lavoro. Sono questioni sociali che meritano attenzione pubblica, non marginalità. Non vediamo contrapposizione tra queste tematiche e quelle femminili.
9. Razionalità e uso del dato
La visione antisessista si basa il più possibile su un approccio rigoroso e razionale alla realtà, servendosi dei dati disponibili, tenendo conto delle diverse letture che se ne possono dare. Il dogmatismo e le concezioni preconcette della realtà ostacolano un’analisi obiettiva: se il dato contraddice la nostra idea, dobbiamo essere in grado di cambiarla.