Basterebbe poco, a chi legge, per capire il lavoro, non poco, di Lorenzo Ruffino nella sua newsletter su Substack, totalmente gratuita e a portata di cittadino, in cui non si presuppone vi siano conoscenze pregresse di statistica o altro. In altri posti lo chiamerebbero semplicemente un “lavoro giornalistico”. In Italia forse lo fa solo Milena Gabanelli, con il suo Dataroom sul Corriere della Sera, dove tuttavia talvolta si leggono analisi imprecise e sovra-interpretazioni poco fondate. Sia lodato allora Lorenzo Ruffino, che invece non sbaglia mai (almeno finora). Con la sua newsletter, circa una volta a settimana, ci mostra dei dati oltre i quali sta alla coscienza civile del lettore andare, se vuole, cercando la strada giusta. I dati, ricordiamolo, non sono di per sé cultura, sono uno strumento, e come tale va gestito, compreso, spiegato, onde evitare che dietro il rituale dell’analisi o del sondaggio si nasconda poi la fattura, il sortilegio, l’inganno. Servono, in un certo senso, “maghi dei numeri”, come li chiamò in un suo notevole romanzo Hans Magnus Enzensberger, e cioè figure in grado di spiegare la matematica a chi non ama la matematica. Lorenzo Ruffino lo fa da qualche anno ormai, non solo con la sua newsletter ma anche con altre collaborazioni, Focus America (dal 2018), Pagella Politica (dal 2020) e YouTrend. Non è un lavoro semplice. L’epidemia informativa, o infodemia, di cui tutti parlano è sovente accompagnata da un’epidemia di dati utilizzati come arma per incantare la gente, il contrario di ciò che i numeri dovrebbero fare nel dibattito pubblico: e cioè esorcizzare la manipolazione.
Leggendolo scopriamo che (dato) l’Italia importa il 70% dell’energia dall’estero e che dunque (mia interpretazione) i dibattitini sull’innovazione in questo campo stanno a zero se siamo pressoché completamente dipendenti da altri Paesi. Leggendolo scopriamo che (dato) praticamente non cresciamo in quanto a produttività, soprattutto se paragonati al resto d’Europa (0,3% vs 25%) e che i salari bassi sono bassi per questo e non perché (mia interpretazione) il capitalismo è brutto e cattivo. Sappiamo che gli immigrati in Italia sono sempre di più, anche grazie a Giorgia Meloni e che sono sempre di più maschi non europei (dato), un aspetto che non va (interpretazione) né esacerbato né tuttavia liquidato come di poco conto. Scopriamo che gli scioperi in Italia cerchiamo di farli il lunedì o il venerdì (dato), il famoso weekend lungo (interpretazione). E scopriamo che in Italia si esce più facilmente con 100 o 100 e lode all’esame di maturità al Sud che non al nord (dato), anche se nei test Invalsi poi gli studenti del Nord sono migliori di quelli del Sud (dato), indice che evidentemente l’esame di maturità non serve quasi più a niente, soprattutto dove si tende a dare voti alti che nulla dicono della preparazione degli studenti (interpretazione a cui aggiungo un consiglio di lettura decisamente autoreferenziale, visto che è un libro che ho tradotto io: I danni della scuola di Stato di Murray Rothbard. Nell’introduzione si parla ovviamente anche di questo). Insomma, siano lodati quelli, come Ruffino, che fanno un lavoro sempre più importante e necessario, che andrebbe poi bilanciato con il vecchio e caro giornalismo generalista, o giornalismo culturale, che tante indicazioni ha saputo dare alla società civile e che all’estero ti fa pure vincere qualche Pulitzer.