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6 marzo 2026

Allarme bomba a Milano: l'ordigno non c'era, noi sì. Cronaca da un tribunale paralizzato

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

6 marzo 2026

Allarme bomba al Palazzo di Giustizia di Milano: tribunale evacuato per oltre sette ore dopo alcune telefonate sospette provenienti da numeri virtuali che sarebbero stati geolocalizzati nei pressi del Niguarda. Artificieri, cani e forze dell’ordine hanno setacciato per sette ore l’edificio. Alla fine nessun ordigno, ma scatterà un fascicolo per procurato allarme
Allarme bomba a Milano: l'ordigno non c'era, noi sì. Cronaca da un tribunale paralizzato

È dalle nove di stamani che funzionari, inservienti, agenti, avvocati e toghe, senza perdere la calma, racconta chi c'era, hanno abbandonato il palazzo di giustizia milanese. In mattinata, come riportano le agenzie, sono arrivate 4 telefonate con voce straniera proveniente da lunghissimi numeri abilitati solo in uscita. A quanto pare, una chiamata proveniente niente di meno che dall’ospedale Niguarda. Davanti all'ingresso di via Freguglia ci sono gli artificieri dei Carabinieri, l’unità cinofila, i pompieri e la polizia locale ai tre imbocchi della via per bloccarne l’accesso. Anche il supermercato e i bar vicini sono stati evacuati. Il fioraio pakistano all'angolo non sa niente. Dice che forse una bomba è volata qui dall'Iran, ride. Uomini e donne di legge, rassegnati se ne stanno seduti al bar, ogni tanto dai loro cellulari fuoriesce lo stacchetto di "per sempre sì".

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Un problema per gli interrogatori in scadenza, commentano alcuni funzionari. Chissà se c'era qualche udienza particolare. Un’oretta prima la riapertura del tribunale passa una colonna di camionette dei carabinieri di ritorno dalla cerimonia Corriere della Sera ove per i 150 anni che ha visto ospite anche Sergio Mattarella. Un evento importante per la città di Milano e la sua sicurezza. Alcune signore appoggiate alla banchina del tram sperano di rientrare presto nel palazzo di Giustizia. Devono solo recuperare qualcosa. “Una bufala. Non sono d'accordo sulla causa dell'allarme”. Si parla di un presunto pacco bomba. Nel frattempo un'auto blu con dentro quello che sembra essere il presidente del Tribunale, Fabio Roja entra nell'area recintata. Qualcuno dice che verso le tre dovrebbero riaprire tutto, ma il tempo passa e non succede niente. Certo che il Tribunale non è certo uno sgabuzzino da scandagliare tutto. Difficile stabilire se si tratti di un falso allarme. In Medioriente è scoppiata una guerra spaventosa. Qualcuno commenta che domani qualcuno verrà prescritto o assolto e tutti ridono. Davanti all'entrata rimangono gli artificieri e sembra un po' quella scena del film “Signore e signori buonanotte”. Forse dentro il Tribunale davvero c'è una bomba che fa tic-toc-tic-toc, pronta ad esplodere da un momento a un altro.

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Fascicoli abbandonati sui banchi del Tribunale di Milano
Fascicoli abbandonati sui banchi del Tribunale di Milano

Certo è che se si trattasse di un allarme bomba serio, per scandagliare l'intero stabile ci vorrebbe ben più di qualche ora. Si farebbe notte tarda. Effettivamente, però, è da stamattina che il palazzo è chiuso. L'allarme dunque è stato preso molto sul serio. Tra l'altro, fuori dal tribunale in via Sant’Antonio Maria Zaccaria si è posizionato un camioncino della protezione civile che prepara panini. Si farà nottata? Ma no, è un falso allarme, anche se tra i giornalisti che adesso entrano da via Freguglia in un’atmosfera molto surreale si dibatte sulla definizione giuridica di quello che è appena successo.All’entrata le guardie si lamentano. “E’ la guerra in Iran, chiunque cavalcherà questa cosa”. Però se basta un cretino con un centralino virtuale per bloccare tutto il tribunale allora stiamo messi bene, rispondono i giornalisti. Le forze dell’ordine accorse infatti, in queste lunghe 7 ore hanno setacciato sotterranei, aree perimetrali, Banca e posta interna. Al primo piano, nell’atrio completamente vuoto c’è solo un signore davanti all’aula. E’ l’avvocato Roberto Pugnaghi che dopo 7 ore di attesa si è ripresentato di fronte all’aula designata alla sua udienza per Bancarotta fraudolenta. I fascicoli sono ancora sui banchi. In Presidenza c’è Fabio Roja che risponde alle domande dei cronisti. “Non volevo sentirmi responsabile di molte morti” commenta, confermando che la chiamata che ha procurato l’allarme è stata ritenuta credibile anche dal Procuratore capo Marcello Viola. La bomba si è ipotizzato si trovasse dalla parte dell'ingresso più ampio del palazzo di Giustizia. Una chiamata che secondo alcune indiscrezioni sarebbe stata geolocalizzata nei pressi dell’Ospedale Niguarda a Milano, ma su questo non vi sono conferme ufficiali. Certo è che si valuterà l'apertura di un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Al lavoro per scoprire chi si nasconda dietro questa chiamata la Digos e i Carabinieri che indagheranno a trecentosessanta gradi.

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