Certo che per una società come Meta, che ha un profitto annuo di circa 60 miliardi e mezzo di dollari (nel 2024 si era arrivati a 62,36 miliardi), 1 miliardo di multa per non aver avvertito dei pericoli per la salute dei ragazzi in cui si può incorrere usando le piattaforme social, non deve essere (e non è ancora) un granché, ma è comunque una bella soddisfazione, lasciatecelo dire. Soprattutto se si considera che per via dell’aumento dei costi legali (2,4 miliardi) e delle spese per i licenziamenti (1,18 miliardi), mercoledì 5 agosto il titolo è crollato del 10%.
Nel 2023 il procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez ha citato in giudizio Meta, accusando Facebook e Instagram di aver esposto bambini e adolescenti a rischi gravi (contatti indesiderati con adulti, predatori sessuali, contenuti espliciti eccetera), pur essendo consapevole internamente di questi pericoli e minimizzandoli pubblicamente. Il processo si è svolto in due fasi: a marzo 2026 una giuria ha stabilito che Meta aveva violato l'Unfair Practices Act ingannando i consumatori sulla sicurezza dei propri servizi per i minori, condannando l’azienda a 375 milioni di dollari; ora, ad agosto 2026, una Corte del New Mexico ha condannato Meta a versare altri 567 milioni di dollari in un fondo destinato alla salute mentale degli adolescenti, al termine di quella che è considerata la seconda fase di un processo pilota. Sono 942 milioni di dollari solo nel 2026 e con un solo processo, ma Meta ha almeno altre 29 cause in corso negli Usa che riguardano lo stesso tema, senza considerare l’indagine dell’Unione Europea e svariate altre cause individuali portate avanti da privati cittadini. Non solo, a inizio luglio Meta ha dichiarato che quattro Stati americani avrebbero chiesto una sanzione da 1,4 trilioni di dollari contro Meta, colpevole di aver costruito una piattaforma pensata per creare dipendenza tra i giovani.
Il giudice Bryan Biedscheid che ha firmato al sentenza in New Mexico, ha paragonato la pericolosità dei social di Meta all'inquinamento atmosferico: “Il Nex Mexico è nel mezzo di una crisi di salute mentale adolescenziale che colpisce la salute e la sicurezza pubblica in tutto lo stato, e le piattaforme di Meta sono una causa determinante. Meta ha consapevolmente progettato le sue piattaforme per massimizzare il coinvolgimento, anche in modi dannosi per gli adolescenti, e non divulga adeguatamente i rischi di danno per i suoi utenti”. Oltre alla sanzione economica la sentenza impone alcuni obblighi operativi: Meta dovrà eliminare gli account dei bambini sotto i 13 anni (anche se la sentenza non può obbligare Meta ad adottare dei sistemi per verificare l’età effettiva degli iscritti) e cancellarne i dati personali, e dovrà rispettare i limiti imposti da un decreto quinquennale che riguarda il tempo di utilizzo mensile dei social per un adolescente (90 ore al mese, circa 3 ore al giorno); ci sono poi le restrizioni alle notifiche, controlli più stringenti sui contatti tra adulti e minori e tutele sulle chatbot IA.
Jonathan Haidt, uno dei più citati e famosi psicologi sociali al mondo, docente all’Università di New York, sta portando avanti da anni una battaglia sacrosanta contro l’abuso dei social tra le giovani generazioni. Con il suo libro, La generazione ansiosa, ha trasformato l’argomento di ricerca in un dibattito pubblico. Negli ultimi tempi ha sintetizzato i suoi consigli in quattro semplici norme: no smartphone prima delle superiori, no social media fino ai 16 anni, scuole “phone-free”, più indipendenza, gioco libero e responsabilità nel mondo reale. Secondo un sondaggio del Pew Research Institute, il consenso tra gli adulti americani che vogliono bannare il telefono in classe o durante tutto l’arco della giornata scolastica è aumentato negli ultimi anni, arrivando rispettivamente a coinvolgere il 77% e il 46% degli adulti. Anche in Italia la situazione è seria. Vi avevamo raccontato solo qualche settimana fa del caso di una bambina di dodici anni morta suicida nel 2024. La madre aveva scoperto che negli ultimi tempi l’algoritmo le proponeva sempre più contenuti sull’autolesionismo e ha deciso di fare causa e Meta e TikTok, appoggiata anche dal Moige, il Movimento Italiano Genitori. In Careless People, il libro testimonianza di Sarah Wynn-Williams, ex direttrice della Public Policy di Facebook, si racconta: “Nell’aprile 2017 trapela un documento riservato che mostra che Facebook offre agli inserzionisti l’opportunità di rivolgersi agli utenti fra i 13 e i 17 anni di tutte le sue piattaforme, tra cui Instagram, in occasione di momenti di vulnerabilità psicologica in cui si sentono «insignificanti», «insicuri», «stressati», «abbattuti», «ansiosi», «stupidi», «inutili» e «falliti». O di farlo quando si preoccupano per il proprio aspetto fisico e vorrebbero dimagrire. Insomma, quando gli adolescenti si trovano in condizioni di fragilità emotiva.”
Il termine socialmente accettato per questo genere di condotta è “cinismo”. Il termine meno tecnico è “stronzi”. Questa noncuranza a metà tra la ricerca del profitto e un’apparentemente patologica apatia nei confronti degli altri esseri umani, questo atteggiamento da stronzi appunto, è il risultato di un’altra adolescenza, quella dei social stessi, che hanno vissuto il loro primo ventennio di vita in una sorta di sbronza generalizzata di istituzioni, intellettuali e masse, al punto da crescere sostanzialmente senza regole e arrivando ora, nella fase adulta di queste piattaforme, a non rispettare niente e nessuno che intralci i propri desideri, la tempesta ormonale data da guadagni stellari, accordi con la politica, e visioni distopiche del futuro (e qui dovremmo parlare ancora una volta di Peter Thiel). Ora, nonostante il ritardo, la giustizia sta iniziando a fare qualcosa. E la direzione è indubbiamente giusta. È difficile sottostimare i danni potenziali dovuti all’uso dei social, nonostante il dibattito tra gli esperti sia ancora aperto. La nostra memoria aneddotica, basata sull’esperienza di tutti i giorni, quel tipo di esperienza che non rientra pienamente in una ricerca in doppio cieco ma che caratterizza concretamente la vita di ciascuno di noi, ci ha permesso di vedere, da genitori, fratelli, zii, o nonni, il grado di alienazione a cui si può arrivare se si usano i social senza alcuna educazione. Come ogni altro aspetto legato al progresso, la tecnologia è uno strumento che va usato e non demonizzato. Ma talvolta vale il detto: “Prendi l’arte e mettila da parte” (o vorreste usare le bombe atomiche solo perché sappiamo fabbricarle?). Forse è ora di applicare questo precetto di senso comune anche ai social, e tenerli lontani dai minori e dai più fragili.