La salma di Daniele Compatangelo – autore della telefonata a Trump causa scatenante del gravissimo incidente diplomatico con Giorgia Meloni – non può tornare in Italia dai parenti perché negli Stati Uniti la burocrazia in ambito medico nei casi di morte naturale è molto lenta e il corpo, tra l'altro, non tornerà mai in Italia perché su disposizione della famiglia a causa degli elevati costi di trasporto della salma (25mila dollari) verrà cremata. Quando, nella sera del lunedì 20, Adnkronos diffondeva la notizia della morte avvenuta il 17 di Daniele Compatangelo, scriveva che il corrispondente da Washington di La7 era stato ritrovato “cadavere” nella sua abitazione. Una notizia che tra giornalisti aveva inizialmente seminato sgomento. Compatangelo è deceduto per infarto fulminante. Lo aveva appreso la famiglia attraverso l’ambasciata italiana negli States. Ora, a differenza di quanto scrive il Fatto Quotidiano, e come riferiscono alcune fonti accreditate il corpo del giornalista ligure giace nell’obitorio di un ospedale in attesa di essere cremato.
Le stesse agenzie italiane che battevano la notizia la sera del 20 luglio sottolineavano come sul corpo del cronista non fossero stati rinvenuti segni di violenza. Questo per tranquillizzare i lettori. Il cronista autore dello scoop scatenante la più grossa crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti dei tempi recenti non è stato ucciso. È morto di infarto fulminante. A lui, Donald Trump in persona aveva detto attraverso la cornetta del telefono: “Giorgia Meloni mi ha implorato per una foto con lei, mi ha fatto pena”. Poi il disastro. La richiesta di chiarimenti da parte del governo italiano e di poter ascoltare la conversazione, poi trasmessa dal governo americano a La7 e successivamente pubblicata.
Fino a pochi giorni prima della morte Compatangelo ha continuato a raccontare quotidianamente gli Stati Uniti dalla Casa Bianca, dove aveva fonti di primissima mano, in primis il segretario di Stato americano Marco Rubio, oltre al Presidente in carne e ossa. Il 17 luglio, durante una diretta de L'Aria che Tira, aveva annunciato la ripresa dell'offensiva americana contro l'Iran dopo la breve tregua raggiunta nei giorni precedenti. Dalla sua ultima corrispondenza emerge un’America attraversata da tensioni sempre più profonde. Compatangelo, nell’ultima sua trasmissione, aveva raccontato il clima all’interno della Casa Bianca, inaugurando il servizio con un siparietto con David Parenzo contro i complottisti. Il punto era la campagna elettorale di Donald Trump. Il presidente americano, infatti, accusando la Cina in un discorso pubblico di avere sottratto i dati di 220 milioni di elettori americani e le grandi emittenti americane di parzialità, aveva anche evocato un potenziale terzo mandato. Documenti alla mano, poi, Compatangelo spiegava che vi sarebbero soltanto scenari ipotetici riguardanti possibili interferenze di Cina, Iran, Russia e Corea del Sud nelle future elezioni americane. Un altro tema trattato nell’ultima diretta del corrispondente era la battaglia dell’amministrazione americana e, in particolare, di Marco Rubio contro i movimenti Antifa, considerati da Trump una minaccia prioritaria. Il segretario di Stato citava, durante un evento ad hoc, più volte l'Italia, ricordando le Brigate Rosse, il caso Aldo Moro e gli anarchici italiani, sostenendo che alcuni gruppi fossero stati inseriti nella lista del terrorismo internazionale nel 2025.