La telefonata con Donald Trump che aveva fatto tremare Palazzo Chigi. Poi, all'improvviso, il silenzio. È morto a Washington Daniele Compatangelo, storico corrispondente italiano dalla Casa Bianca e giornalista di La7, trovato senza vita nella sua abitazione. Aveva 50 anni. A comunicare la notizia ai familiari è stata l'ambasciata italiana negli Stati Uniti, dopo essere stata informata dalle autorità americane. I primi accertamenti non avrebbero rilevato segni di violenza sul corpo, mentre la madre del giornalista ha confermato che il decesso sarebbe stato causato da un malore improvviso. Compatangelo era finito al centro del dibattito politico italiano poche settimane fa grazie all'intervista telefonica esclusiva a Donald Trump trasmessa da L'Aria che tira su La7. In quella conversazione il presidente americano aveva pronunciato parole destinate ad alimentare uno scontro politico e diplomatico con Giorgia Meloni, trasformando quello che sembrava un normale collegamento giornalistico in uno degli scoop più discussi dell'anno.
Nato a Savona il 15 novembre 1975 e cresciuto a Torino, Compatangelo si era laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino con una tesi sulla riforma del Coni. La sua carriera nel giornalismo e nella comunicazione era iniziata alla fine degli anni Novanta, intrecciandosi presto con i grandi eventi sportivi internazionali. Nel corso degli anni aveva lavorato per Sky TG24, Mediaset, Rai, TV2000, Il Secolo XIX e infine La7, seguendo dagli Stati Uniti la politica americana e la Casa Bianca. Aveva inoltre collaborato all'organizzazione e alla copertura mediatica di numerose manifestazioni internazionali, tra cui otto edizioni dei Giochi Olimpici, da Sydney 2000 a Londra 2012. La sua attività non si era limitata alla cronaca politica. Nel 2011 il documentario investigativo "The Los Angeles Breakdown", dedicato alla crisi sociale e ai senzatetto di Los Angeles, aveva ottenuto una Honorable Mention ai Southern California Journalism Awards, uno dei principali riconoscimenti giornalistici dell'area. I suoi reportage sono stati trasmessi, negli anni, anche da RSI, Rai e Mediaset. Durante la permanenza negli Stati Uniti aveva raccontato anche gli Oscar, i Golden Globe, le elezioni presidenziali americane, l'attacco terroristico di San Bernardino e numerosi eventi della politica di Washington, riuscendo negli ultimi anni a ottenere brevi interviste e domande a figure come Joe Biden, Donald Trump, Marco Rubio, John Kirby, Nancy Pelosi, Kevin McCarthy e Mike Johnson. Nel novembre 2025 era stato eletto presidente della White House Foreign Correspondents' Association (WHFCA), l'associazione dei corrispondenti stranieri accreditati presso la Casa Bianca, incarico che ricopriva al momento della morte. Colleghi e dirigenti di La7 lo ricordano come un cronista instancabile, presente quotidianamente alla Casa Bianca e capace di costruire negli anni una rete di relazioni che gli aveva consentito di realizzare numerose interviste e retroscena dalla politica americana.