“She begged for a selfie so badly” è la voce ruvida di Donald Trump, che dalla Casa Bianca ha dato l’autorizzazione a cedere il sonoro della propria chiamata con Giorgia Meloni a La7. Lo ha fatto dopo 3 giorni. Quella registrazione di cui nessuno fino ad oggi, anche il Parlamento, aveva ancora potuto sentire, dovendosi basare sulla ricostruzione giornalistica di Daniele Compatangelo. Interessante no? Giorgia Meloni prova a chiudere la polemica e dalla Casa Bianca, invece, si sceglie di gettare benzina sul fuoco concedendo l’audio che, secondo Compatangelo, prima gli aveva chiesto di non divulgare.
Il tutto accade da La7, canale della rete Rcs – di Urbano Cairo – che si consacra dunque il grimaldello preferito dagli Usa – almeno in questo caso – attraverso cui scardinare la cassaforte Meloni, più tosta di quanto non si creda, ma ormai, verso la fine di un’era. Non sono bastati gli scandali Piantedosi, Delmastro (e domino annesso con Bartolozzi e Santanché). Non è bastata la batosta del referendum. Non è bastata Sigonella e quel diniego di Crosetto e Meloni sulla concessione dell’utilizzo della base – nel rispetto dell’accordo bilaterale segreto tra Usa e Italia – da parte di caccia americani diretti verso l’Iran, e dei cacciamine per Hormuz, a minare la popolarità della Premier, che subendo gli attacchi di Trump, ha riconquistato un po’ di quel terreno perduto durante il referendum.
Ad allontanare ancora di più Meloni da Trump è certamente stata la causa Report-Zampolli, ai danni della Rai. Poi il caso Cipriani-Minetti deve aver seminato ulteriore caos. Pur sempre di Epstein, d’altronde, si è parlato nel caso che ha coinvolto anche il Quirinale. Ora che Meloni è sola ad affrontare il boss finale Roberto Vannacci, sarà interessante osservare come attraverso La7 altri colpi potrebbero giunger – Lilli Gruber o meno – nei confronti della Premier. La stampa nostrana, con la malizia che la contraddistingue, e il gusto tutto da Vecchio Continente per il retroscena, vorrebbe eleggere Vannacci come l’uomo che la Casa Bianca osserva come potenziale strumento per abbattere Meloni e, d’altronde, lo ha già fatto. Il consensus è evidente in un momento in cui “Georghia” ha perso i suoi interlocutori d’Oltreoceano e se pure La7 riesce a ottenere quello che nemmeno il Parlamento (si veda la richiesta di chiarimenti da parte del senatore della Lega Claudio Borghi) allora “stiamoruvinati”. Stiamo parlando di una telefonata tra un giornalista – Daniele Compatangelo – e un presidente degli Stati Uniti a proposito della Presidente del Consiglio italiano. Non certo un nonnulla, soprattutto se si tratta del canale tv che tutta la stampa italiana ha definito come la casa televisiva dell’opposizione. Tutti gli astri in cielo, a quanto pare, si stanno allineando in una costellazione avversa a Giorgia Meloni. Sarà un’estate molto, molto calda.