La morte di Daniele Compatangelo è una notizia che non avremmo mai voluto leggere. "Rinvenuto a Washington cadavere a 51 anni l'autore della intervista che ha causato la rottura Trump-Meloni. Roma, 20 lug. (askanews)". Questa la nota d'agenzia che è circolata tra i giornalisti ieri sera. La scelta della parola "cadavere" ha immediatamente suscitato allarme tra colleghi e addetti ai lavori. D'altronde Compatangelo era finito al centro della cronaca internazionale proprio nelle settimane precedenti. La telefonata del corrispondente da Washington con Donald Trump, poi consegnata a La7 sotto forma di audio registrato, ha letteralmente fatto deflagrare il caso diplomatico tra il presidente americano e Giorgia Meloni. Una vicenda che però covava da tempo. I ripetuti dinieghi del governo italiano, e in particolare della presidente del Consiglio e del ministro della Difesa Guido Crosetto, all'utilizzo delle basi Nato in Italia – soprattutto Sigonella – per l'atterraggio e il rifornimento di cacciabombardieri americani diretti verso possibili operazioni offensive contro l'Iran avevano già provocato forti tensioni, così come il rifiuto di mettere a disposizione i cacciamine italiani nello stretto di Hormuz. Un dossier che dopo la breve tregua torna ad inchiodare, come racconta il Fatto Quotidiano di oggi, al dossier. Con l’ulteriore blocco navale degli Houthi all’Arabia Saudita ora gli americani invieranno ulteriori F16 ed F35 nelle zone di guerra dove i bombardamenti Usa verso l’Iran hanno già ripreso da giorni. Lo scoop di Compatangelo aveva peraltro aperto la strada ad altri retroscena, come le polemiche sulle parole del segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha parlato di cinquemila aerei decollati dalle basi italiane. Una ricostruzione che, secondo quanto raccontato da Francesco Verderami sul Corriere della Sera, sarebbe forse più compatibile, o perlomeno simile, all'epoca del governo Conte.
Fino a pochi giorni prima della morte Compatangelo ha continuato a raccontare quotidianamente gli Stati Uniti dalla Casa Bianca dove aveva fonti di primissima mano, in primis il segretario di stato americano Marco Rubio, oltre a la Presidente in carne ed ossa. Il 18 luglio, durante una diretta de L'Aria che Tira, aveva annunciato la ripresa dell'offensiva americana contro l'Iran dopo la breve tregua raggiunta nei giorni precedenti. Dalla sua ultima corrispondenza emerge un’America attraversata da tensioni sempre più profonde. Compatangelo, ieri mattina aveva raccontato il clima all’interno della Casa Bianca, inaugurando il servizio con un siparietto con David Parenzo contro i complottisti. Il punto era la campagna elettorale di Donald Trump. Il presidente americano, infatti, ha accusato la Cina, in un discorso pubblico, di avere sottratto i dati di 220 milioni di elettori americani, definendo la vicenda "un incubo senza precedenti per la sicurezza nazionale" e sostenendo che Pechino avrebbe creato una specifica unità d'intelligence dedicata all'infiltrazione del sistema elettorale statunitense. Trump attaccava inoltre le grandi televisioni americane, accusandole di essere al servizio della sinistra. Nel mirino finivano soprattutto NBC e CNN, colpevoli – secondo lui – di diffondere fake news e di oscurare deliberatamente i suoi interventi. Compatangelo spiegava come effettivamente Cnn e Nbc non avessero trasmesso integralmente il discorso del presidente. NBC aveva preferito mantenere in onda un programma di intrattenimento. Documenti alla mano, spiega Compatangelo, vi sarebbero soltanto scenari ipotetici riguardanti possibili interferenze di Cina, Iran, Russia e Corea del Sud nelle future elezioni americane. Nello stesso intervento Trump era tornato perfino a evocare un possibile terzo mandato, lasciando intendere che non gli sarebbe dispiaciuto ricandidarsi.
Un altro tema trattato nell’ultima diretta del corrispondente è stata la battaglia dell’amministrazione americana e in particolare di Marco Rubio contro i movimenti Antifa, considerata da Trump una minaccia prioritaria. Il segretario di Stato ha infatti di recente convocato un evento interamente dedicato al contrasto del movimento, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva dedicato oltre un'ora al tema, definendo il comunismo "la più grande minaccia per la nostra nazione". Compatangelo era tra i giornalisti accreditati all'evento. Durante il discorso Rubio aveva citato più volte l'Italia, ricordando le Brigate Rosse, il caso Aldo Moro e gli anarchici italiani, sostenendo che alcuni gruppi fossero stati inseriti nella lista del terrorismo internazionale nel 2025. Compatangelo faceva notare come l'evento avesse ricevuto ampio spazio soltanto su Fox News, mentre Nbc e Cnn lo avevano praticamente ignorato, segnale della crescente polarizzazione del sistema mediatico americano. Frequentando il Congresso e parlando con parlamentari di entrambi gli schieramenti, Compatangelo racconta dell’odio politico enorme percepito dalle parti di Capitol Hill. Da una parte i democratici progressisti, come Bernie Sanders e Zohran Mamdani, sempre più critici verso Israele. Dall'altra un'amministrazione che aveva fatto della stretta sull'immigrazione uno dei principali strumenti di mobilitazione elettorale. L'ultima immagine televisiva di Compatangelo è rimasta impressa a molti telespettatori e David Parenzo stamattina lo ha celebrato per l’ultima volta trasmettendo le immagini di quell’ultimo siparietto ironico che rimarrà certamente nella storia del giornalismo italiano.