Ieri c’è stata la notte degli Oscar e anche noi vogliamo dare i nostri premi, gli Oscar del referendum.
L’Oscar per il miglior film va agli intellettuali e artisti di sinistra, si alzino Barbero, Pif, Manuel Agnelli, Scurati, Elio Germani e Nanni Moretti. Perché il film se lo sono fatti da solo, è produzione indipendente. Si immaginano che questa riforma della giustizia porterà a un nuovo fascismo. Fantascienza di serie A. Un film bellissimo, ma tutto nella loro testa.
L’Oscar per il miglior attore protagonista va invece a Carlo Nordio, che ricorda proprio DiCaprio in Una battaglia dopo l’altra, e cioè un ex militante sotto effetto di LSD incapace di tenere un discorso che non sia allucinato. Tuttavia, per quanto folle, va nella direzione giusta e prova a salvare il salvabile, e cioè la giustizia italiana, proprio come DiCaprio.
L’Oscar per la migliore attrice va a Giorgia Meloni che, proprio come Michael B. Jordan, interpreta due ruoli, quella della premier che spiega correttamente la riforma in un reel di due minuti e quella che fa propaganda mentendo e dicendo che questa riforma ci libererà degli immigrati irregolari e degli stupratori (cosa che questa riforma, invece, non dice).
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L’Oscar per la migliore attrice non protagonista va invece a Elly Schlein, per il ruolo di se stessa nella pellicola comica “Mamma ho perso la sinistra”.
L’Oscar per il miglior attore non protagonista invece va a Giuseppe Conte, che non ha mai abbandonato il Pd e dichiara: se qualcuno deve far ridere, quello deve essere il Movimento 5 Stelle.
L’Oscar per la miglior sceneggiatura originale va a Gratteri, che inventa una finta intervista a Falcone pur di sostenere il No e minaccia, da magistrato, i giornalisti del Foglio: “Con voi dopo il referendum faremo i conti, nel senso che tireremo una rete”.
Resta l’Oscar per la miglior canzone originale. Ma ovviamente sapete tutti a chi va.