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16 marzo 2026

Chi prenderà il posto di Lovaglio a Mps? Parla Massaro, il massimo esperto di banche in Italia: "Fabrizio Palermo è il più quotato, ma c'è un problema..."

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

16 marzo 2026

Dopo l’esclusione di Lovaglio dalla lista del Cda, al Monte dei Paschi si apre uno scenario inedito tra nuove regole della Legge Capitali, candidati in bilico e la possibile ascesa di Fabrizio Palermo. Sullo sfondo l’inchiesta sulla partita Generali e il futuro del terzo polo bancario. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Massaro, grande esperto di banche e vice direttore del quotidiano Milano Finanza
Chi prenderà il posto di Lovaglio a Mps? Parla Massaro, il massimo esperto di banche in Italia: "Fabrizio Palermo è il più quotato, ma c'è un problema..."

Dopo aver preconizzato l’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del Cda di Mps, ora, ci troviamo di fronte ad uno scenario inedito per il Monte dei Paschi. Le liste per il futuro cda dovranno presentarsi entro il 21 marzo e dovranno seguire le nuove norme della Legge Capitali, il ché, cambia un po’ le carte in tavola rispetto al passato. Dunque staremo a vedere se Lovaglio, come in molti scrivono, tenterà di ripresentarsi in una eventuale lista sostenuta da Giorgio Girondi o meno. E staremo a vedere se alla fine, il posto di Lovaglio verrà preso da Fabrizio Palermo, il più quotato tra gli azionisti in quanto sostenuto dal socio più potente di Mps, ovvero Francesco Gaetano Caltagirone. La Bce però richiede un certo curriculum che Palermo potrebbe non soddisfare interamente, pur essendo stato ad di Cdp, colosso che gestisce circa 300 miliardi di risparmi postali, pur non essendo vigilato dalla Banca d’Italia. Inoltre, l’utilizzo miope del golden power da parte del governo per impedire l’ops da dieci miliardi di euro di Unicredit su Bpm, in opposizione a Caltagirone e Delfin , ha di fatto poi favorito l’ascesa dei francesi di Credit Agricole all’interno di questa banca, esponendola ad un rischio di scalata straniera molto concreto. La partita dunque è aperta e si profilano più scenari sia nel breve che nel lungo termine. Il famoso terzo polo bancario forse lo vedremo profilarsi all’orizzonte solamente una volta conclusa la fusione tra Mps e Mediobanca. Una partita decisamente complessa. Per questo abbiamo contattato Fabrizio Massaro, vicedirettore di Milano Finanza e esperto di banche. Massaro poi non si è occupato solo di Mps, ma insieme con Mario Gerevini ha anche realizzato un’importante indagine sui fondi del Vaticano e le banche svizzere e degli investimenti della Segreteria di Stato a Londra. Insomma, dopo la profezia di Aldo Giannuli su Mow, che profetizzò su queste colonne l’avviso di garanzia a Giorgetti, la persona più adatta per mettere un po’ di ordine in questa storia è proprio Massaro.

Luigi Lovaglio Ansa
Luigi Lovaglio Foto Ansa

A proposito, a che punto è l’inchiesta delle toghe milanesi sulla scalata a Generali tramite Mps via Mediobanca, essendo che questi ultimi due istituti hanno dato il via alla fusione?

Le indagini stanno andando avanti. Si sta verificando l’ipotesi che vi sia stato un patto occulto tra Caltagirone e Delfin per prendere il controllo di Generali. Questa nasce da un esposto della vecchia di Mediobanca a sua volta derivante da una querela per diffamazione. Secondo l’ipotesi dei magistratilanche l’operazione di scalata di Montepaschi nei confronti di Mediobanca sarebbe stata funzionale ad avere il controllo su Generali, perché sarebbero state unite le quote di Mediobanca con quelle di Caltagirone e con quelle di Delfin in Generali essendo i due soggetti soci anche di Montepaschi. In tutto questo Luigi Lovaglio, l’ad della banca senese, sarebbe stato il concorrente esterno di questo concerto occulto che avrebbe contribuito con la scalata del Montepaschi a Mediobanca al concerto dei due soci principali. Ora bisogna vedere se la magistratura troverà le prove oltre ogni ragionevole dubbio. Che le mosse siano state parallele tra Caltagirone e Delfin in questi ultimi anni è cosa nota e scritta da tutti i giornali, tra cui noi di Milano Finanza che abbiamo raccontato appunto le vite parallele dei due investitori.

Lovaglio adesso è stato escluso dalla lista del Cda. Chi potrebbe essere il suo potenziale successore, visti un po' gli equilibri degli azionisti?

La situazione nel Monte dei Paschi è totalmente inedita. Per la prima volta si sta votando un consiglio di amministrazione con le nuove regole della legge Capitali che hanno riscritto le norme sulla lista del Cda. Il risultato qual è? Che il consiglio uscente ha esaminato una serie di profili e ha presentato una lista di candidati che sono più dei posti a disposizione. Questo perché secondo la legge ci sarà una seconda votazione nominativa sui nomi da selezionare all'interno della lista del Cda, se arriverà prima, come è probabile. Ed è per questo che ci sono tre amministratori delegati come possibili candidati, cioè Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi. In teoria è possibile che uno di questi tre o due di questi tre o che il primus inter pares che tutti considerano essere Fabrizio Palermo possa venire – ma è difficile – impallinato. In ogni caso la legge prevede espressamente che tutti i soci votino nominativamente per i singoli candidati quindi la lista deve averne più a disposizione per poter dare effettivamente ai soci una libertà di scelta. Il candidato considerato più probabile è Fabrizio Palermo perché è il candidato sostenuto dal socio più forte che c'è in questo momento nel Monte Paschi, ovvero Caltagirone, anche se non può da solo e di per sé esprimere la governance perché opera come socio finanziario, ma dato che Delfin , l'altro socio importante, di fatto si è tenuto fuori dalla scelta dei consiglieri tanto da non avere nessun candidato nella lista che è riconducibile ai Del Vecchio, chiaramente il socio Caltagirone, che è il secondo azionista, acquista una rilevanza notevole all'interno del Monte dei Paschi. Fabrizio Palermo è un manager da sempre vicino a Caltagirone. Lo ha candidato nella sua lista di minoranza nel board di Generali. Fabrizio Palermo è il manager ex Ceo della Cdp e attuale ceo di Acea che ha dato una mano a preparare il piano alternativo per Generali che Caltagirone ha presentato nel 2022 quando presentò una sua lista in Generali con un candidato Ceo, un candidato presidente, lista che poi però non è stata votata dal mercato. Quindi si ritiene che Fabrizio Palermo sia il candidato più forte, anche se ha dalla sua un problema procedurale, o meglio - diciamo - un presunto problema curricolare dato dal fatto che non ha mai guidato effettivamente una banca. La Bce ha invece richiesto una significativa esperienza nel settore bancario. È anche vero che Palermo però è stato amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti che è un gigante che gestisce quasi 300 miliardi di risparmio postale e quindi potrebbe essere assimilata a una banca anche se la Cassa Depositi e Prestiti tecnicamente non è vigilata dalla Banca Centrale. In alternativa c'è Corrado Passera che però ha fatto sapere informalmente di essersi tirato fuori dalla corsa. La partita è sicuramente aperta perché bisogna vedere come e cosa decideranno i soci. Lovaglio si dice che stia per fare, che stia valutando se entrare in una lista alternativa presentata da un socio al 3%, Girondi, che è un industriale lombardo molto importante e che ha avuto tante esperienze come azionista di banche. Per esempio è stato a lungo azionista del Banco Bpm, però Lovaglio non ha ancora sciolto la riserva e non si sa neanche se questa lista alla fine ci sarà. Lo si vedrà entro il 21 marzo, è il giorno in cui devono essere presentate tutte le liste alternative.

Fabrizio Palermo Ansa
Fabrizio Palermo Foto Ansa

Nel caso questa lista alla fine non si presentasse all’appello, dato che comunque parallelamente c'è anche tutta la partita delle nomine, si è già fatto il suo nome per qualche altra carica in scadenza?

Chissà che il governo non voglia poi ricompensare Lovaglio in qualche modo, ma è anche possibile che il presidente del Monte Paschi, Nicola Maione, che sarebbe al quarto mandato, non venga invece dirottato, per così dire, verso un'altra presidenza, liberando un posto che potrebbe invece andare per esempio a Corrado Passera, ma è ancora troppo presto per pensarci.

Con la fusione che ci sarà con Mediobanca, il peso degli azionisti cambia in qualche modo?

Con la fusione con Mediobanca gli equilibri in Monte Paschi si ridistribuiscono leggermente ma il peso rimane sostanzialmente immutato. Caltagirone scenderebbe dall'11 a poco meno del 10, delfin dal 17 al 16 più o meno. Sostanzialmente gli equilibri non cambiano.

Il progetto del terzo polo bancario sia alla luce dell’inchiesta che della fusione, ne esce ridimensionato?

Che Montepaschi avesse dovuto costituire il Terzo Polo bancario era nei desiderata del governo ma attraverso un’integrazione di Mps con il Banco Bpm. Un progetto che è stato ostacolato dalla Opa che UniCredit ha lanciato sul Banco Bpm a fine 2024. Questo ha comportato una reazione a catena. Monte Paschi ha dovuto puntare su un obiettivo diverso e quindi si è dirottato su Mediobanca. Dall'altro, il governo ha ostacolato la mossa di Orcel anche con strumenti – parlo del Golden Power – utilizzati in maniera eccessiva, tanto che poi il consiglio del Tar ha dato ragione a UniCredit e ha ritenuto lesi i suoi diritti attraverso un utilizzo troppo rigido del Golden Power, e la stessa Unione Europea ha avviato un esame sulla norma. L'effetto pratico qual è stato nel frattempo? Dentro il Banco Bpm è incrementata la quota del socio francese Crédit Agricole che è arrivato oltre il 20% e può arrivare, autorizzato dalla Bce, fino al 29,9%. Non è dunque, ancora, una banca a controllo francese, ma certamente senza il benestare dei francesi lì dentro non si farà nulla. Quindi sulla strada per la costituzione di un eventuale Terzo Polo ci potranno essere Mps e Bper, un ruolo lo avrà anche Unicredit e poi bisognerà vedere cosa vorrà fare Banco Bpm. Non adesso magari, perché bisogna sistemare tutta la struttura di governance del Monte Paschi. Poi bisognerà attendere quando scadrà il nuovo consiglio di Generali, fra due anni, e magari si riproporrà la partita del controllo della compagnia con una guida diversa rispetto a quella dell’attuale ceo Philippe Donnet.

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