Abbiamo già parlato della recente volontà espressa dal boss di Brancaccio (quartiere di Palermo), Giuseppe Graviano, di parlare al processo che si sta tenendo a Caltanissetta contro Marcello Dell’Utri, dovendo riferire fatti nuovi o comunque esposti da una visuale diversa sui supposti rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri e lo stesso Graviano. Il gip ha fissato la data del 14 settembre per decidere il da farsi anche in relazione alla richiesta di archiviazione della posizione di Dell’Utri per la strage di via D’Amelio, dove rimase ucciso Paolo Borsellino nel 1992. Si consideri inoltre che se Graviano non riuscirà a parlare a Caltanissetta lo farà certamente a Firenze con una udienza prevista per il 21 settembre prossimo nel processo Baiardo, per la presunta calunnia al giornalista Massimo Giletti. Un primo effetto la sortita di Graviano lo ha già ottenuto rallentando la decisione su Dell’Utri che sperava in una rapida archiviazione. Tuttavia il quadro che si sta delineando è ancora più inquietante: Antonio Sanvito, avvocato di Graviano, comunica che il boss vuole parlare anche alla “gente”. Essendo ristretto nel carcere di Terni -scontando vari ergastoli- non è detto che lo possa fare ma se non direttamente lo potrebbe fare tramite il suo legale.
Per primo Mow aveva individuato il tentativo, ora abbastanza evidente, di condizionare le elezioni Politiche del 2027. Infatti in Forza Italia c’è (comprensibile) agitazione. Perché Graviano potrebbe -come ha fatto in passato - tentare di influenzare la narrazione dei fatti coinvolgendo più propriamente la politica perché, dietro il centro - destra, si staglia ancora il nume tutelare di Silvio Berlusconi, tanto che il suo nome figura ancora nel simbolo di Forza Italia. Come riportano Il Foglio e Il Fatto, il segretario Tajani e i vertici azzurri ne hanno discusso con Fabio Roscioli, tesoriere, avvocato di famiglia e uomo di Marina Berlusconi. In questi giorni, tra l’altro, Roscioli è al centro dell’attenzione mediatica anche per il fatto che FI lo candida a Reggio Calabria alle suppletive per andare in Parlamento a settembre (al posto del nuovo sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, FI) e avrà contro il candidato di Vannacci, Domenico Giannetta (capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale) che rischia di farlo perdere. In pratica è la prova del fuoco di Vannacci contro il centrodestra a livello nazionale.
La linea dettata dal tesoriere è dunque quella del silenzio. Meno si parla e meglio è su argomenti così impegnativi. A tal riguardo presenterà un vademecum a deputati e senatori per rispondere ai giornalisti sull’iter processuale. Ma il problema Graviano non è solo di Forza Italia. La “discesa in campo” del boss, per così dire, non farebbe bene a un centrodestra in questa fase molto in ambasce per le tensioni interne. A quelle tradizionali di tipo ideologico tra Forza Italia e la Lega, si sommano infatti le instabilità dovute a Vannacci e al suo partito, Futuro Nazionale, che è molto cresciuto nei sondaggi, tanto da superare la stessa Lega e quindi ponendo dei quesiti a cui la premier Giorgia Meloni dovrà dare presto una risposta: Vannacci entrerà nel governo? Ci sono state, in tal senso, aperture anche di qualche autorevole esponente di Fratelli d’Italia ma per ora solo a titolo personale.
Nel contempo Forza Italia è impegnata non solo nella tradizionale corsa contro la Lega ma ora vede in Futuro Nazionale un nuovo concorrente, anche pericoloso per l’imprevidibilità e la libertà di movimento di cui gode il Generale, rispetto a Tajani che ha rilevanti ruoli governativi. E quindi “nuove rivelazioni” di Graviano potrebbero nuocere molto alla coalizione che in questo momento ha bisogno di fare il punto con tranquillità per prepararsi al rush finale. L’ammissione del tribunale di Caltanissetta -anche su pressione del legale di Paolo Borsellino- ha aperto un varco anche pubblico, perché Graviano “chiama la piazza” -se così possiamo dire- utilizzando un termine certamente iperbolico ma che disegna bene la situazione. Ecco perché ora il boss di Brancaccio potrebbe utilizzare il riconquistato proemio processuale per poi raggiungere il “bersaglio grosso” della politica in vista delle elezioni del 2027, rivolgendosi direttamente alla pubblica opinione.