Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, ha chiesto di essere audito dal gip di Caltanissetta Santi Bologna e dal procuratore Salvatore De Luca, in merito al procedimento per le stragi del 1992, per riferire sui rapporti che avrebbe intrattenuto con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Il suo legale, Antonio Sanvito, ha inviato una lettera ai magistrati nisseni a riguardo.
Tale richiesta giunge proprio quando il gip si deve esprimere sulla posizione di Marcello Dell’Utri nel momento in cui la Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione per il presunto concorso nelle stragi di Capaci prima e via D’Amelio dopo, dove furono uccisi Falcone e Borsellino. La posizione di Berlusconi fu invece archiviata dopo la sua scomparsa nel 2023. L’avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici, si è opposto alla richiesta di archiviazione. Repici ha chiesto che Graviano “sia sentito in contradditorio”.
Graviano è attualmente ristretto nel carcere di Terni dove sconta sei ergastoli.
Il suo legale spiega chiaramente che, come riporta Dagospia:
"Tale richiesta non deve essere letta, né interpretata, come un messaggio occulto, criptato o subliminale che Giuseppe Graviano intende veicolare verso l'esterno attraverso i canali giudiziari. È esattamente il contrario: si tratta di ribadire, nelle sedi competenti e con la trasparenza che questa vicenda impone, quanto Graviano ha già dichiarato pubblicamente, a verbale, dinanzi alla Corte di Assise di Reggio Calabria. Nulla di nuovo, dunque. Nessun messaggio in codice. Solo la reiterazione, nelle forme istituzionali appropriate, di dichiarazioni già rese e già agli atti".
Ma cosa vuole veramente comunicare il boss? L’avvocato ha detto al Fatto Quotidiano che il suo assistito vuol parlare dei soldi investiti, a suo dire, dal nonno Filippo Quartararo nei cantieri edilizi del Nord Italia, nei primi anni Settanta. La somma sarebbe di 20 miliardi di lire. L’accordo, sempre a dire di Graviano, era sancito da una scrittura privata. Graviano “ha anche dichiarato di aver incontrato personalmente Silvio Berlusconi in più occasioni”. Sono fatti noti ma che ora potrebbero essere rappresentati anche in modo diverso.
Il boss vuole parlare, essendo stato condannato per le stragi del 1992 (Capaci e via D’Amelio) e 1993 (Firenze, Milano e Roma), dichiarandosi sempre estraneo. Nel frattempo, in attesa delle decisioni di Caltanissetta, lui comunque ne potrà parlare al processo di Firenze (come riporta Il Fatto Quotidiano) contro Salvatore Baiardo (suo ex autista e poi gelatiere ad Omegna) per la presunta calunnia contro il giornalista Massimo Giletti. Come si ricorderà, il processo è stato originato da una supposta fotografia dei primi anni ‘90 che ritraeva Berlusconi, Graviano e l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino. Baiardo ha sempre negato l’esistenza di questa foto mentre Giletti dice di averla vista. La conseguenza, tra le altre, è stata la chiusura del programma Non è l’Arena su La7.
Come detto, l’avvocato del fratello del magistrato ucciso Salvatore Borsellino si è opposto all’archiviazione della posizione. Probabilmente Graviano risponderà, se gliene faranno, a domande su Dell’Utri e Berlusconi il 21 settembre a Firenze, nel processo Baiardo. I condizionali sono più che mai d’obbligo anche considerando i precedenti.
Nel frattempo tutti si chiedono cosa avrà da dire il boss. Ad una domanda specifica del Fatto Quotidiano l’avvocato Sanvito ha dichiarato: “Le posso solo dire quel che ho letto ma non le posso dire quello che ho sentito da lui”.
Il quotidiano Il Giornale, tuttavia, in data 19 agosto, ha presentato una “esclusiva” (poi ripresa da altri organi di informazione) affermando che:
“Il Gip ha fissato per il 14 settembre l’udienza per permettere a tutte le parti processuali di esprimere il proprio parere sulla richiesta di Giuseppe Graviano (uno dei due fratelli, l’altro è Filippo) di essere sentito dal Gip nell’ambito del procedimento a carico di Marcello Dell’Utri nella strage di Via d’Amelio. Procedimento già stato oggetto di richiesta di archiviazione da parte della Procura di Caltanissetta”.
Scrive ancora Il Giornale:
“Fu Giuseppe Graviano a impartire a Spatuzza l’ordine di procurare la Fiat 126 che diventerà l’autobomba di via D’Amelio. La richiesta arriva nella prima decade di luglio 1992, cioè nella fase di improvvisa accelerazione della preparazione dell’attentato”.
Ricordiamo che Giuseppe Graviano non è un collaboratore di Giustizia ed è in regime di 41 bis, particolare questo su cui torneremo.
La vicenda processuale è molto complicata e si gioca tra Caltanissetta e Firenze ma pare ovvio che questa iniziativa del boss avvenga a seguito della richiesta di archiviazione di Dell’Utri a cui si è opposto anche il fratello di Borsellino.
Dunque o a Caltanissetta o a Firenze (o a entrambe) Graviano parlerà riaprendo il fronte di mai sopite polemiche.
E per finire e dare conto del clima rovente intorno a queste vicende c’è la notizia uscita il 19 agosto su un fatto inquietante avvenuto qualche settimana fa. Se ne sono occupate le edizioni locali de La Nazione e di Repubblica. Nella cassetta delle lettere del pm antimafia Leopoldo De Gregorio è stato ritrovato, ripiegato, un ritaglio de La Nazione sulle stragi del ’93 e le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Già attivate squadra mobile e Digos di Firenze alla ricerca di indizi sulle telecamere ed eventuali impronte sulla carta di giornale. La scorta del magistrato è stata ampliata, aumentando il livello di allerta.
De Gregorio sostiene l’accusa contro Salvatore Baiardo proprio nel processo Giletti ed è elemento di spicco della Dda fiorentina.
Tentiamo ora alcune riflessioni che, per loro stessa natura, non possono che essere personali e frutto di deduzioni logiche, anche per la notevole complessità di queste vicende.
La richiesta di Graviano di essere ascoltato, come detto, non arriva a caso ma in un ben preciso momento topico e cioè quando la Procura di Caltanissetta ha chiesto l'archiviazione per Marcello Dell'Utri. La sua lettera lo mette di nuovo al centro dell’attenzione mediatica e anche processuale non solo nel capoluogo nisseno ma anche a Firenze, dove da poco c’è stato l’inquietante episodio del ritaglio del giornale che coinvolge anche Spatuzza.
Parimenti non si può non notare il cambio di prospettiva processuale: dalla narrazione stragista a quella economico-finanziaria. Un evidente spostamento di focus che sembra esulare dal tema principale per indirizzarsi su sentieri (apparentemente) secondari. Quali?
Peraltro, Giuseppe Graviano è noto per aver studiato, con ottimi risultati, matematica in carcere e l’ingegno non gli manca certamente. Senza contare che le nuove rivelazioni potrebbero ammorbidire il duro regime carcerario 41bis a cui è stato condannato.