Il Tempo (e il tempo) ne ha tirata fuori un'altra. Il Tempo, inteso come il giornale diretto da Daniele Capezzone, che dopo aver reso pubblici i compensi dei dipendenti di Report ha tirato un altro sinistro allo Zanza di Pomezia. Questa mattina è uscita una lettera aperta della giornalista e scrittrice Angela Camuso, la quale racconta che, dopo essersi avvicinata a Sigfrido Ranucci per motivi lavorativi, questo le avrebbe fatto avances attraverso messaggi vocali e scritti dal tono fortemente personale. Il tempo anche in senso cronologico, perché più passano i giorni, più Ranucci viene descritto come un donnaiolo spregiudicato. Già pochi giorni fa Selvaggia Lucarelli in un'intervista al Corriere diceva una cosa simile: “Una mia amica ha lavorato con lui ed è testimone diretta di una gestione poco professionale dei rapporti con l'altro sesso. Lei compresa”. Ed è innegabile che un comportamento del genere sul posto di lavoro (soprattutto da parte di un uomo che, per quanto si presenti come senza santi in paradiso, rimane un conduttore dall'immenso potere), finisca con l'inquinare la bontà e la correttezza dei rapporti professionali. Infatti la vicenda ha già avuto il suo seguito anche sul piano politico. Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, è intervenuta definendo “gravissimo” il quadro descritto da Camuso e chiedendo che l'azienda di viale Mazzini faccia chiarezza. Noi, proprio per fare chiarezza, abbiamo intervistato Angela Camuso.
Ci racconti meglio tutta la storia?
Andò così: io lo contattai per la prima volta nel 2018. Gli mandai una serie di messaggi in cui mi presentavo e gli spiegavo i lavori che avevo fatto come si fa quando si contatta qualcuno in cerca di lavoro, quindi gli mandai anche le copertine dei libri e cose del genere. All'inizio erano tutti messaggi a senso unico, perché lui fondamentalmente non rispondeva, o rispondeva a monosillabi, perché non aveva tempo. Poi, a un certo punto, arrivò il primo messaggio di risposta vero e proprio, con un vocale in cui diceva più o meno: “Ah ciao, ho visto che mi hai chiamato, comunque complimenti, come sei in forma nella foto del profilo, un bacio”. Ho ancora il vocale e anche lo screenshot che lo conferma.
Quindi stava semplicemente cercando di sfruttare un'occasione...
Sì, ma non era mica il salumiere, che se mi fa un complimento posso mandarlo serenamente a quel paese e andare a comprare altrove. Era il conduttore di Report e si rivolgeva a una giornalista d'inchiesta in carriera. Sapeva benissimo quanto fosse importante lavorare lì.
Ma magari come giornalista non gli interessavi.
Allora poteva semplicemente dirmi: “Cara Angela, non ho bisogno, non c'è spazio, non mi interessa”. Punto. Non è che ti faccio una proposta di lavoro e tu mi rispondi che ho un bel fisico.
E se lo avesse fatto fuori dal contesto lavorativo?
Se mi avesse incontrato a una festa e mi sarei presentata come Angela, non come una giornalista, lì magari poteva farmi la corte. Ma se io vengo da te a chiedere lavoro mu mette in una posizione di ricatto, di sudditanza. Ti senti vulnerabile, perché ti rendi conto di essere alla mercé di questi personaggi.
Poi il rapporto lavorativo è proseguito?
Zero. Perché dopo un colloquio avuto quello stesso giorno a Via Teulada alle 12:30, in cui gli avevo parlato di un servizio da proporre, mi iniziò a mandare messaggi a sera inoltrata, scrivendomi cose come “come stai”, “hai gli occhi luminosi”, “sei la cosa più bella che ho visto in questa giornata di merda”. Andò avanti così per un po': lui mi proponeva sempre incontri serali.
Ma ti ha chiesto esplicitamente di vedervi in un locale notturno (nell'articolo del Tempo: “ Io gli risposi che avrei preferito pomeriggio: guardare video in un locale notturno con la musica e il rumore mi sembrava difficile”?
No, non esplicitamente. Cominciammo a sentirci perché io comunque volevo provare a proporre quei servizi di cui avevamo parlato, e lui diceva sempre che si sarebbe liberati la sera.
A un certo punto io dissi che preferivo vederci il pomeriggio per i video, e dopo quell'episodio lui cambiò completamente atteggiamento: cominciò a rimandare, a dire che non aveva tempo, a non rispondere più al telefono. Piano piano le cose tornarono su un piano professionale, ma per me fu comunque indicativo. Prima ero al centro dei suoi pensieri e poi, quando gli ho fatto capire che non sono una che si presta...
Poi vi siete rivisti dopo anni a Schermi di Piombo?
Sì, i rapporti erano tornati normali e avevo accantonato quella vicenda. Per me a quel punto Ranucci era semplicemente il conduttore di Report, punto e basta. Quindi, quando mi serviva invitare una grossa personalità del giornalismo l'ho chiamato e l'ho invitato, e lui è venuto. Non perché io gli avessi dato qualcosa in cambio, ma perché lì si faceva pubblicità, portava i suoi libri.
E lì come si è comportato con te?
Lì è stato tutto normale. Questo fa capire che a lui interessava solo quell'aspetto lì, in maniera quasi capricciosa. Perché sinceramente non credo di essere stata l'unica, non lo penso proprio.
Hai saputo di altre esperienze simili?
Io parlo per me, con le prove, perché lui non è l'unico a comportarsi così nel mondo del giornalismo, né nel mondo del lavoro in generale. Cose del genere fanno pensare: se anche Ranucci si comporta così, allora non c'è speranza, vuol dire che è tutto marcio.
Perché in quel momento non ti sei indignata con Ranucci?
Ma non è detto che uno debba per forza indignarsi. In quel momento io non ce l'ho fatta, sono rimasta lì, “a bollire”, cercando in qualche modo di assecondare la situazione e a riportarla sul piano lavorativo.
Perché ora hai deciso di raccontarlo?
Ho deciso di fare questa testimonianza perché volevo far capire bene chi è questa persona, visto che continua a parlare di un complotto contro di lui e altre assurdità simili. E anche per onore della verità: io sono una giornalista.