“Ranucci contro tutti”: facciamolo davvero, Sigfrido. L’ha proposto Carlo Freccero su questo giornale e noi, che abbiamo già sperimentato il format MOW Against altre volte, per esempio con Oliviero Toscani, cogliamo l’invito e te lo inoltriamo. Ha ragione Freccero: la Rai non lo farà mai. Troppo vecchia e, soprattutto, troppo schierata. Discorso analogo per i giornali di destra: un ambiente troppo ostile per un vero confronto. Il peccato di amicizia di cui sei accusato è troppo grave. Valter Lavitola è un impresentabile, la sua frequentazione vergognosa. Basta vedere le reazioni della politica per capire che c’è una gran voglia di far fuori Ranucci. Il senso della proposta di Freccero però è più elevato, di un interesse sia teorico che pratico. Teorico perché sarebbe un esperimento: la tv che riflette su se stessa. Pratico perché il rischio è che il bersaglio grosso diventi Report. Anche qui di segnali ce ne sono: come mai nel mezzo della tempesta, una manina fa filtrare le cifre dei presunti compensi dei giornalisti della redazione? Una coincidenza poco credibile. E pure un paradosso: al conduttore viene contestata la condivisione di comunicazione interna con un pregiudicato come Lavitola. Una fuga di notizie anche questa inaccettabile. L’altra probabile fuga, quella verso l’ufficio di Daniele Capezzone, invece è giustificata? Ma lasciamo perdere questi dettagli, sui quali già abbiamo dato risposta sia con l’intervista a Michele Anzaldi che in un altro articolo. Ritorniamo sulla questione regina: Sigfrido, accetta la proposta. Noi di MOW ti offriremmo lo spazio per replicare a chi ti attacca. Sigfrido, ascoltaci: “Ranucci contro tutti” fallo qui da noi.
Perché le risposte e i chiarimenti più importanti dovrai darli sì ai magistrati, i quali comunque hanno detto con nettezza che del piano ai tuoi danni non sapevi nulla. È opera dell’ex faccendiere, tu al massimo sei stato stuzzicato da lui su una folle scesa in campo. Ma la mente dell’attentato è Lavitola, tu sei la vittima. Altre risposte, però, le devi al tuo pubblico: a coloro che ti stanno difendendo e anche a quelli che hanno espresso legittimamente dei dubbi sul tuo operato. Perché il vero giornalismo ha tra i principi fondamentali la trasparenza, valore che tu hai sempre (giustamente) rivendicato. Hai sempre parlato di servizio ai cittadini, di informazione che svelta i meccanismi del potere. E in questa vicenda in cui sei invischiato quelle stesse dinamiche sono presenti, c’è poco da fare.
Questi i motivi seri. Poi ci sono le altre ragioni. Perché diciamoci la verità, quanto ti divertiresti? Parlare dal palco, tu contro il pubblico, con magari un Dago che interviene e chiede: “Ma se lei vuole essere valutato solo per il suo lavoro, perché le camicie sono sempre così bianche?”. A differenza di Carmelo Bene, le tue sarebbero risposte sensate, su cos’è e cosa non è: tu parlerai di ontologia. Tu esisti. Forse seduto tra il pubblico ci sarà anche Paolo Mieli, altro gran intenditore di vongole, e pure a lui potrai rispondere. A lui e a tutti quelli che, solo dopo lo scandalo, hanno ammesso quasi come fosse un sottinteso per i giornalisti: “Sì, anche io sono stato a cena al Cefalù. Mi ci ha portato un amico. Si mangia bene”. A farti le domande non mancherà Selvaggia Lucarelli e potrai chiarire se quella recensione (piccolo peccato di vanità, nulla di grave) te la sei scritta davvero da solo. E poi a fine serata la chiudiamo con un bel bianco, che con lo spaghetto allo scoglio ci sta bene. “Ranucci contro tutti” fallo su MOW.