A suo malgrado, nonostante l’intenzione opposta, Il Tempo ha fatto un buon servizio pubblico: “Ha dimostrato che i giornalisti di Report prendono troppo poco”. Michele Anzaldi era segretario della Commissione vigilanza quando, ai tempi della grande ascesa del Movimento 5 Stelle (Roberto Fico era presidente di quella Commissione), furono approvate le proposte in tema retribuzioni e trasparenza: “Chiedemmo trasparenza sui super stipendi della Rai, quando già era previsto il tetto di 240mila euro annui. È un stata una manovra durata tantissimo tempo e alla fine siamo riusciti a far pubblicare i nomi di coloro che superavano la cifra di 200mila e chi invece stava sotto”. Basta andare sul sito della Rai per vedere chi sono i dirigenti e dipendenti della tv pubblica che superano quella soglia. Ottanta persone, tra cui anche lo stesso Sigfrido Ranucci. “La Rai è un’azienda ricchissima che continua a bruciare soldi”, ci dice Anzaldi. Ma quel denaro sprecato non è quello per i giornalisti di Report: “Sono cifre scandalose ma al ribasso”.
Michele Anzaldi, cosa ci dice il confronto tra le cifre pubblicate dal Tempo con altri stipendi nell’elenco di chi guadagna più di 200mila euro annuali?
Inviterei a guardare con attenzione quella lista, a soffermarsi sulle diverse funzioni e incarichi, peraltro assunti a tempo indeterminato che avranno una pensione altissima, destinatari di tutti i benefit. La Rai è l’azienda di informazione più ricca, eppure continua a sprecare del denaro pubblico. Ma non è questo il caso di Report. A mio parere è una notizia fatta trapelare ma totalmente pretestuosa.
Spiegaci meglio.
Partiamo dal presupposto che Report è una trasmissione di successo. È un'eccellenza per il valore delle inchieste, per i risultati in termini di ascolti e per la quantità di querele che riceve e che finiscono nel nulla perché il lavoro giornalistico non è attaccabile. Sono giornalisti che svolgono un mestiere con un rischio elevatissimo e per giunta in partita iva. Ciò vuol dire che dipendono interamente dalla qualità del servizio: se sbagliano o portano un contenuto di basso valore la loro retribuzione può scendere. E ovviamente hanno meno tutele rispetto a chi è assunto. In più, come già hanno detto, le cifre diffuse dal Tempo sono comprensive di spese.
Come valuti la risposta della redazione?
Avrei presentato subito tutta la documentazione necessaria per dimostrare che in quei numeri erano compresi sia i compensi che i rimborsi.
Come mai non vengono assunti?
La riterrei una scelta giusta, quella di assumerli. Ma ci sono altre dinamiche che entrerebbero in gioco. Lo abbiamo già visto con la selezione per i tgr: diversi professionisti che lavoravano nei programmi Rai sono stati chiamati a scegliere una redazione regionale, con il rischio concreto di lasciare i programmi nei quali si erano formati e nei quali lavoravano da anni. Report perderebbe professionisti già formati e con competenze specifiche, che dovrebbero essere sostituiti da altre persone da formare. È un paradosso: sanare un’ingiustizia nei confronti di un lavoratore rischierebbe di creare un danno al programma. Senza contare che questi professionisti sono esposti a rischi altissimi, sia in termini economici sia per la loro incolumità e per quella delle persone che hanno intorno.
Non si spiega quindi la differenza con altri compensi.
Certi giornalisti si sono inventati la dicitura di giornalista-artista per sforare il tetto di 240mila euro. Dipendenti che non rischiano niente e che guadagnano molto di più di Ranucci e della sua redazione.
L’aver fatto uscire queste notizie che segnale è?
Che il bersaglio è indebolito e tutti non vedono l’ora di dargli addosso. Adesso chiunque rilascia interviste per gettare ulteriore discredito su Ranucci. Ricordiamoci che è una vittima: avrà anche fatto tanti errori, ma ha subito un attentato con una bomba.
Arrivano dichiarazioni durissime anche da parte di esponenti del governo.
In Rai tutto è politica. Su questo comunque mi sono già espresso: il governo non dovrebbe rilasciare dichiarazioni in merito. Teniamo anche conto che siamo quasi in procedura di infrazione per non aver ancora recepito il Media Freedom Act, l’insieme delle norme a tutela del pluralismo e l'indipendenza dell’informazione previste dall’Ue. Il caso Ranucci dovrebbero risolverlo il conduttore con la redazione e la direzione della Rai. Aprirei la questione anche all'Ordine dei giornalisti per capire qual è la soluzione migliore. E lo ripeto: un’azienda che fa informazione sulla trasparenza deve avere un comportamento esemplare.
Questo non è l’unico caso in cui l’Ordine si è espresso.
Sì, il presidente Carlo Bartoli aveva già criticato la scelta di chiudere la trasmissione di Pietrangelo Buttafuoco. Il problema è che alle sue osservazioni non è seguita nessuna risposta. Ma com’è possibile che la Rai non risponda al presidente dell’Ordine dei giornalisti? Poi, se vogliamo rimanere sulle scelte politiche, perché di questo parliamo, alcune sono insensate.
Ad esempio?
Non sono in programmazione le repliche di Report. Perché? È una cosa che per quanto otterresti in termini di ascolti avresti dovuto fare senza esitazione. Anche perché sono puntate pulite, senza querele e che non dipendono dal caso Ranucci. Solo per questo caso di cronaca vogliamo far dimenticare tutto ciò che di buono ha fatto per il servizio pubblico la redazione di Report? È una scelta assolutamente sbagliata.