Bisogna prendere atto che Giuseppe Graviano un successo, e non da poco, lo ha già ottenuto. Infatti, in risposta alla sua lettera al Gip di Caltanissetta del 13 agosto u.s., veicolata dal suo avvocato Antonio Sanvito (del foro di Cosenza), in cui chiedeva di essere ascoltato per “approfondimenti” (in relazione alle dichiarazioni precedentemente rese alla Corte di Assise di Reggio Calabria) riguardanti il suo rapporto con Berlusconi, il magistrato ha detto di sì, fissando nella data del 14 settembre p.v. una udienza in Camera di Consiglio. Tale appuntamento però non vedrà la presenza del boss di Brancaccio (dodicesimo quartiere di Palermo), ma si deciderà solamente su cosa fare e anche sulla richiesta di archiviazione.
Infatti il Gip Santi Bologna ha scritto: “Le dichiarazioni di Giuseppe Graviano – a prescindere dalla loro valutazione (in termini di attendibilità o meno) – costituiscono, quantomeno in astratto, elemento probatorio rilevante ai fini del decidere (come si desume sia dalla richiesta che dal decreto di riapertura indagini, nonché dall’opposizione alla richiesta di archiviazione proposta dal difensore di Salvatore Borsellino)”.
Il giudice cita anche l’avvocato Fabio Repici di Salvatore Borsellino, che ha scritto una missiva il 17 agosto scorso, per motivare la possibile audizione. Repici aveva chiesto esplicitamente di ascoltare Graviano e quindi revocare la richiesta di archiviazione. Tutto questo rallenta ovviamente la decisione sull’ archiviazione stessa proposta dal Pm Salvatore De Luca al Gip Bologna. Da notare come il legale di Graviano abbia poi dichiarato che il boss non solo vuole parlare in tribunale ma che “seguirà analoga comunicazione all’opinione pubblica”. Poi prosegue: “le conoscenze in possesso di Graviano -delle quali l’Autorità Giudiziaria è già da tempo destinataria (…) - costituiscono un patrimonio informativo di indubbio rilievo pubblico, rispetto al quale il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere compitamente informati su vicende che hanno segnato la storia del Paese non possono essere compressi né differiti oltre il tempo strettamente necessario (…)”.
E qui si apre un panorama stravagante e poco “istituzionale”, ma comunque suggestivo, con una possibilità inedita di comunicazione diretta tra il boss e la pubblica opinione che non avrebbe precedenti diretti. E questo, è bene ricordarlo, ad un anno al massimo dalle elezioni.
Tornando ai fatti puramente processuali Giuseppe Graviano sarà comunque ascoltato anche a Firenze, dove è convocato per il 21 settembre p.v. al processo contro Salvatore Baiardo (ritenuto vicino ai fratelli Graviano, l’altro è Filippo) per favoreggiamento e calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti. A questo punto il boss potrebbe essere ascoltato prima a Caltanissetta o prima a Firenze ma comunque dirà la sua.
Ne ho scritto qui. Questo pone dei problemi, quantomeno di attesa, per Marcello Dell’Utri, che sperava in una rapida archiviazione delle accuse contro di lui nel processo a Caltanissetta dove la Procura guidata da Salvatore De Luca ha indagato dal 2022 Berlusconi (poi archiviato con la sua scomparsa nel 2023) e lo stesso Dell’Utri con l’accusa di essere i “mandanti esterni” delle stragi di mafia con l’uccisione dei due giudici Giovanni Falcone (Capaci, 23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (via D’Amelio, 19 luglio 1992). C’è da dire che Berlusconi e Dell’Utri sono stati più volte indagati ed archiviati nei decenni scorsi per la stessa accusa.
Ma come sarà ascoltato Graviano? Secondo Marco Lillo del Fatto Quotidiano il Pm “ascolterà il boss in segreto… senza che gli avvocati possano interferire con le loro domande”. Si delinea quindi una sorta di “percorso protetto” atto ad evitare facili suggestioni che abbiano dirette ricadute sul delicato iter processuale.