Si fa quel che si può. Avete visto gli ultimi cinque post pubblicati su Instagram da Gianni Infantino? In uno si congratula con la Federazione calcistica del Perù per l'inaugurazione di un mini campo targato Fifa a Puerto Pizarro. Negli altri lo si vede ridere e scherzare, tra foto di rito e strette di mano, con il presidente della Federazione calcistica del Vietnam, Tran Quoc Tuan, e con il presidente del Paese, To Lam. Fino a qualche mese fa i suoi social erano ricchi di ben altre foto e protagonisti: tornei occidentali, Cristiano Ronaldo, Donald Trump. Quella magia sembrerebbe essere svanita. Già, perché la sensazione è che ormai, in Occidente, e cioè dove il calcio è più forte e prestigioso, nessuno lo voglia più tra i piedi, tanto meno a capo dell'organo internazionale incaricato di governare il calcio globale. L'ennesima doccia fredda rimediata da Mr. Gianni chima in causa l'Italia. La Figc ha infatti ritirato il sostegno alla candidatura di Infantino per le elezioni alla presidenza della Fifa di marzo 2027. La decisione sarebbe arrivata "in piena condivisione con la Uefa rispetto alle iniziative promosse" da Infantino "su governance e sviluppo delle competizioni internazionali".
Neppure l'amicizia con Trump sembrerebbe poter salvare Infantino. Il presidente statunitense, in versione “amico per la pelle” prima e durante i Mondiali in Usa, ha fatto diversi passi indietro lasciando Mr. Gianni a fare i conti, da solo, con molteplici attacchi frontali. L'idea di privatizzare la Coppa del Mondo ha mandato in bestia l'intero sistema pallonaro, al limite della sopportazione dopo aver accettato di giocare importanti competizioni in Paesi come Russia, Ucraina, Arabia Saudita e Qatar. Il feroce marketing di Infantino non è insomma piaciuto a nessuno. Le continue rivelazioni sul suo modus operandi – pare abbia fatto licenziare il direttore operativo della Fifa, Kevin Lamour, che aveva osato criticarlo – gli hanno creato un nutrito elenco di ex amici ora diventati nemici. Tra questi la Federazione calcistica di Israele (il grande alleato di Trump), la Premier League (il campionato più ricco del pianeta), la citata Figc e persino il movimento calcistico femminile (la grande scommessa di Infantino). Il destino di Mr. Gianni è dunque segnato? Forse sì. O forse no.
Un'eventuale ciambella di salvataggio per Infantino potrebbe arrivare dall'Asia. Torniamo quindi all'inizio dell'articolo, alle foto che ritraevano Mr. Gianni in terra vietnamita: a far cosa? Semplice: a presenziare, nei panni di presidente della Fifa, alla finale di ritorno dell'Asean Cup, un torneo di calcio biennale al quale partecipano le squadre nazionali del Sud Est Asiatico. L'ultimo atto si giocava in Vietnam, con i padroni di casa che hanno alzato al cielo il trofeo superando la Thailandia. Infantino era presentissimo sugli spalti, in prima linea nei meeting con i vertici calcistici e politici vietnamiti, e al momento della premiazione. Guai a sottovalutare questo viaggio, perché se è vero che qualche settimana fa la Confederazione calcistica asiatica (Afc) ha contribuito a far naufragare il “piano infantiniano” di vendere una quota dei Mondiali a investitori privati, è altrettanto vero che adesso la regione potrebbe decidere il futuro del presidente della Fifa. Il leader dell'Afc, lo sceicco Salman bin Ibrahim Al Khalifa, il membro della famiglia reale del Bahrein sconfitto dallo stesso Infantino alle elezioni del 2016, ha criticato Mr. Gianni. Non significa però che tutte le federazioni asiatiche si rivolteranno contro Infantino. Buthan, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano e Sri Lanka, per esempio, hanno promesso il loro sostegno all'attuale leader della Fifa. Altri, come la Cina, devono ancora decidere il da farsi. Certo è che l'Asia mette in palio 46 voti, potenzialmente decisivi per spianare a Infantino la strada verso un quarto mandato. E proprio a fine settembre prenderà il via la Fifa Asean Cup, un altro torneo lanciato con la benedizione del solito Gianni per “gettare le basi per lo sviluppo del calcio nella regione”. O forse per assicurarsi la presidenza della Fifa.