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1 giugno 2026

Il business dei minori stranieri accolti coi fondi pubblici e scaricati mentre in tv si continua con la propaganda razzista. Tra abbandono e servizi scadenti, le poche strutture sane ora chiedono aiuto

  • di Valentina Barile e Sara Giudice Valentina Barile e Sara Giudice

1 giugno 2026

Minori non accompagnati, tra abbandono e servizi scadenti. E le poche strutture sane chiedono aiuto. Mentre i programmi in tv alimentano la propaganda nazista noi ci siamo infiltrati all’interno degli ambienti in cui i ragazzi stranieri dovrebbero essere educati e accolti e dove, al contrario, vengono picchiati, lasciati a se e “allevati” come carne da macello per la criminalità organizzata. È un viaggio brutto, bruttissimo, in uno spaccato dell’Italia che riceve fondi pubblici

Foto: Ansa

Il business dei minori stranieri accolti coi fondi pubblici e scaricati mentre in tv si continua con la propaganda razzista. Tra abbandono e servizi scadenti, le poche strutture sane ora chiedono aiuto

Youssef era considerato un reietto, irrecuperabile, un caso disperato impossibile da integrare. Per due anni è stato trasferito di centro in centro, anche quelli per adulti nonostante all’epoca fosse minorenne. Nell’ultimo è stato picchiato diverse volte, ha persino sporto denuncia, ma i carabinieri sistematicamente lo hanno riportato nel luogo dove aveva subìto le violenze. Finché non è stato trasferito a Casa Sabir, non un Cas (Centro di accoglienza straordinaria) per minori non accompagnati, ma piuttosto una dimora situata nel difficile territorio di Crotone. Un posto dove poter ancora essere semplicemente un ragazzo. Da Cas a Casa, appunto. A visitarlo sono stati anche gli ispettori del Ministero degli Interni che lo hanno elogiato prendendolo come riferimento e modello da esportare. Di fatto, però, solo a parole. Youssef a Casa Sabir è riuscito a studiare, era completamente analfabeta, sta imparando a leggere e scrivere e ha iniziato un tirocinio formativo, fa volontariato, sport, teatro e musica, tutte attività che costruiscono attorno al ragazzo che arriva da un paese straniero (soprattutto Tunisia o Egitto) un possibile futuro che non sia quello già segnato per lui della strada e della delinquenza. E la differenza la fa anche la struttura che trova sul territorio.

“Dall’inizio del 2023, nel momento della grande emergenza, da noi sono passati più di 120 ragazzi. La nostra struttura ha camere e bagni privati, proviamo a trattarli come persone e non come carte burocratiche, e solo così possiamo fare la differenza”, ci racconta Manuelita Sciglitano, presidente di Casa Sabir. Ribaltare il concetto e pensare ad una casa dove accogliere è l’elemento che può cambiare la vita a questi ragazzi e toglierli dalla strada e, quindi, di conseguenza, cambiare anche la nostra percezione di sicurezza. Ora, però, con il Ddl n. 1896, nuovo disegno di legge di attuazione del patto europeo sulla migrazione e l’asilo si rischia di far diventare le persone solo numeri da spostare e redistribuire. Il nodo cruciale è rappresentato dall’interruzione del prosieguo amministrativo con una significativa erosione delle tutele dei minori. Tradotto: il minore il giorno dopo il compimento dei 18 anni viene letteralmente buttato fuori dalla struttura e così si vanificano tutti gli sforzi e gli investimenti.

“L’esperienza ci ha dimostrato che di fatto vengono trattati e gestiti come dossier, come casi, come numeri, come fascicoli da spostare da un ufficio all’altro. E a noi non sta più bene, per questo non intendiamo più sottoscrivere il nuovo contratto del progetto di accoglienza per minori non accompagnati”, prosegue Manuela. Ad avercene persone come Manuela, oneste e umane. Negli ultimi tempi sono molti i coordinatori responsabili e gli operatori delle comunità a mancare di etica, e quello che è successo ad Ahmed, sedicenne tunisino che svolge la messa alla prova in Molise, ne è il terribile esempio. “Mi ha scritto dopo tre giorni di assenza a scuola dicendo che stava dormendo nel parco pubblico di Campobasso con un suo connazionale, minore anche lui, dopo essere scappati dalla comunità che li accoglieva in un paesino della provincia per sfuggire alle percosse di altri minori di nazionalità egiziana. Così, non ci ho pensato due volte, ho chiamato la mia collega e siamo andate a cercarli”, racconta la sua professoressa.

casa sabir
Le lezioni a Casa Sabir sono un'alternativa reale e sana al business della finta accoglienza Associazione Sabir

Ahmed e il suo amico Hassan mostrano il video che documenta la rissa, video in cui appare un operatore immobile a guardare l’aggressione. Dopodiché, i minorenni si sono allontanati dalla comunità, hanno chiamato il 114, il numero dell’Emergenza infanzia che li ha immediatamente messi in contatto con i carabinieri. Il video mostra la fuga e il terrore. “I carabinieri hanno chiamato l’ambulanza e quando poi eravamo in ospedale è venuto l’educatore a prenderci per riportarci in comunità ma noi, certi che ci avrebbero ammazzato di botte, siamo scappati di nuovo e abbiamo dormito in un giardino pubblico del borgo”, dice Ahmed mentre le lacrime gli rigano il viso. Parla bene l’italiano anche se è arrivato in Italia da soli due anni, messo sulla barca dalla madre professoressa per timore che si perdesse nel traffico di droga. Tutrice legale in vacanza all’estero, coordinatrice della comunità presente a intermittenza. Al Comando provinciale di Campobasso c’eravamo anche noi la sera in cui Ahmed e Hassan hanno pregato i carabinieri di non essere riaccompagnati in comunità, per la seconda volta, perché morivano di paura. La risposta ottenuta, oltre all'impreparazione nella gestione di due casi del genere, è stata: “Non c’è un reato quindi non sappiamo come aiutarvi”. I minori, dopo il secondo riaffido alla responsabile della comunità, scappano di nuovo.

“Dopo una notte passata insonne, ho contattato Ahmed chiedendogli dove avesse dormito e se stesse bene, ricordandogli di parlare con la sua tutrice legale e suggerendogli di recarsi alla Prefettura di Campobasso per chiedere aiuto, ma è stato inutile perché i ragazzi sono stati cacciati dagli uffici con la debole motivazione che nessuno poteva far nulla per loro. Non sapendo più cosa fare, con la collega abbiamo contattato l’Ufficio di Servizio sociale per i Minorenni a cui abbiamo spiegato quanto era accaduto”, conclude la docente. Dopo tre giorni passati a vagare, digiuni e con i vestiti strappati dalle liti, dei minori nessuno ha avuto interesse. Il servizio sociale aveva risposto che era a conoscenza dell’accaduto e che si erano perse le tracce, e invece, le tracce erano ben chiare alle professoresse di una delle scuole superiori del capoluogo, frequentata da Ahmed. Probabilmente, a non avere premura di rintracciare i ragazzi era lo stesso sistema che doveva proteggerli. “La responsabile della comunità non si è preoccupata di chiamarci, se non fosse stato per la mia professoressa io non avrei saputo cosa fare e come fare. Ci hanno cambiato di comunità, per fortuna, anche se siamo in un’altra in cui ci sono tanti egiziani e la paura di essere di nuovo picchiati c’è ancora, ma io farò in modo di non alzare gli occhi da terra per evitare qualsiasi cosa. La nuova comunità è sporca, non curata, ma non ho di meglio dove andare”, conclude Ahmed.

Oggi il sistema di accoglienza e integrazione rischia di essere cancellato da una gestione burocratica, illogica e profondamente distante dalla realtà concreta dei minori. Non esistono, allo stato attuale, soluzioni logistiche compatibili con la prosecuzione dei percorsi già avviati. Non esistono garanzie sulla continuità educativa. Non esiste alcuna visione pedagogica. Il lavoro educativo e territoriale svolto ha generato legami reali tra i minori accolti e la comunità locale, superando la logica meramente assistenziale e costruendo invece relazioni di fiducia e inclusione. Spegnere esperienze come quella di Crotone significa non solo interrompere percorsi educativi già avviati, ma anche arrivare impreparati proprio alla fase storica che l’Europa sta imponendo ai sistemi nazionali di accoglienza. Al contrario, non monitorare l’operato delle comunità e, quindi, non sanzionare penalmente quelle che non garantiscono protezione, benessere del minore, offrendogli un futuro, significa avallare un sistema che diventa l’ingranaggio fondamentale per la criminalità.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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