Anche i massoni nel loro Grande Oriente s’incartano. Oggi si sarebbero dovute tenere le ennesime elezioni per la guida della libera e muratoria obbedienza italiana. Il voto precedente era stato annullato dal gran Maestro Antonio Seminario, il quale aveva disposto una nuova tornata alle urne, ma per i giudici del Tribunale Civile di Roma questa decisione non s’ha da fare. Insieme ad essa anche una serie di delibere e decreti sono stati impugnati dal ricorso di Leo Taroni, il candidato alla guida del Goi, oppositore di Seminario e da lui sconfitto nel 2024. Una vittoria già allora contestatissima a causa dell’annullamento del primo voto in cui, per una manciata di voti, era in vantaggio Taroni, sconfitto poi alla seconda tornata. Oggi, però, è Seminario a finire sotto la lente del Tribunale romano che adesso, con l’ordinanza del 27 maggio 2026 ha finalmente bloccato le decisioni che attribuivano alla Gran Loggia il potere di annullare le elezioni in caso di “illegittimità generalizzate”, come scrive Lacnews24. Insomma, tutti, ma proprio tutti, dunque non solo la politica, ma pure i fratelli massoni sono alle prese con una sorta di legge elettorale che a quanto pare è il vero tasto dolente di qualsiasi istituzione che si proclami a favore della democrazia. Da Capitol Hill al Grande Oriente d’Italia. Qui i massoni se le danno di santa ragione sui talloncini antifronde e manciatine di voti necessarie per comandare, come pure Giorgia Meloni è alla ricerca dell’inciucio per poter contare e pesare diversamente i voti che riceverà alle prossime elezioni del 2027. Ecco, ma cosa contenevano, in concreto, quelle deliberazioni approvate dalla Gran Loggia straordinaria del 6 e 7 marzo 2026 che Taroni ha deciso di portare davanti ai giudici?
Da un lato venne adottata una cosiddetta interpretazione autentica dello statuto e del regolamento, con la quale si ribadiva il potere della stessa Gran Loggia di annullare le elezioni in presenza di quelle che venivano definite “illegittimità generalizzate”. Dall'altro, fu confermato il principio secondo cui la mancata rimozione del famoso talloncino antifrode rende nullo il voto espresso, elevando di fatto a norma interna una precedente circolare. Infine, vennero convocate nuove elezioni da svolgersi nel maggio 2026, affidandone l'organizzazione proprio ad Antonio Seminario che però, adesso, si è scontrato, come accennato, con le toghe romane. Nel ricorso presentato da Leo Taroni al Tribunale di Roma, l'ex candidato ha sostenuto anzitutto che quelle deliberazioni sarebbero viziate sul piano procedurale, poiché i verbali della seduta non avrebbero consentito di identificare con precisione chi abbia partecipato e votato durante le deliberazioni approvate per alzata di mano. Un elemento che, secondo la sua tesi, contrasterebbe con i principi di trasparenza e tracciabilità richiesti alle associazioni. Ecco a voi, dunque, la questione dei brogli elettorali che sbarca pure nella massoneria italiana.