397 unità ogni 100.000 abitanti per essere precisi. Più di Spagna, Francia e Germania. È questo il numero di agenti delle forze dell’ordine in Italia. Certo, sono circa il 29% in meno da quanto previsto dalla legge, ma viste le proporzioni potrebbe anche sorgere il dubbio che la legge sia sbagliata. O no? Ci sono stati alti e bassi. Tra il 2010 e il 2023 il numero di agenti è sceso del 5,4%, ma dal 2023 al 2025 è aumentato nuovamente di 4.000 unità. Anche se alla Polizia di Stato mancano qualche sovrintendente (- 30%) e qualche ispettore (- 36%), assistenti e agenti semplici sono l’8% in più del previsto, cioè 4.000 di troppo. Tutto, ovviamente, gentilmente (e soprattutto obbligatoriamente) offerto da (estorto a) noi. Come se non bastasse, il 29 maggio scadrà il nuovo concorso che porterà all’assunzione di altre 4.400 unità probabilmente superflue e, stando ai numeri (i crimini in Italia sono solo leggermente superiori alla media europea e solo in determinate categorie), inefficienti. Verranno pagati, in ingresso, tra i 1500 e i 1600 euro netti, punti in più a chi parla l’inglese. Un vero e proprio concorsone che non fa che alimentare la logica parassitaria, quella che rende il lavoro del poliziotto totalmente assimilabile al lavoro del netturbino o del bidello. Un posto fisso, pagato dallo Stato, attraverso maxi concorsi che tolgono dal mercato migliaia di individui adulti che potrebbero tirarsi cercare di essere interessanti per le aziende. In un mondo ideale potrebbero persino diventare degli ottimi agenti. O credete davvero che sia questo il migliore dei mondi possibili, quello in cui la sicurezza è in mano allo Stato che, evidentemente, agisce in modo del tutto antieconomico, e cioè antiumano?
Mentre la destra sociale e la sinistra sociale se la giocano sul modo giusto di tenere al sicuro gli italiani, vi riporto un aneddoto citato dal filosofo Michael Huemer nel suo Il problema dell’autorità politica. “Se esiste un contratto tra lo Stato e i suoi cittadini, allora lo Stato deve avere l'obbligo di fare qualcosa per i cittadini. Dato che la protezione dal crimine è la funzione dello Stato più essenziale e ampiamente riconosciuta, si deve presumere che lo Stato abbia un qualche obbligo per ciò che si riferisce alla protezione dal crimine. [...] Una mattina del marzo 1975, due uomini penetrarono con la forza in una casa di Washington, DC, dove risiedevano tre donne. Le due donne che erano al piano superiore udirono l'irruzione e le urla della loro coinquilina che provenivano dal piano inferiore. Telefonarono alla polizia e si sentirono dire che i soccorsi stavano arrivando. Strisciarono fuori da una finestra fino a un tetto vicino e aspettarono. Videro un'auto della polizia passare vicino alla casa e poi allontanarsi. Un altro agente aveva bussato alla porta ma, non avendo ricevuto risposta e non vedendo segni di effrazione, aveva deciso di andarsene. La polizia non controllò l'entrata posteriore della casa, da cui i criminali avevano in realtà fatto irruzione. Rientrando in casa, le donne al piano superiore udirono la coinquilina gridare ancora, e chiamarono di nuovo la polizia. Venne loro assicurato che i soccorsi erano per strada, ma in effetti nessun agente venne mandato a rispondere alla seconda chiamata. Quando le grida della loro coinquilina cessarono, le due donne al piano superiore pensarono che la polizia fosse arrivata. Richiamarono l'attenzione della coinquilina al piano inferiore, cosa che servì solo ad avvertire i criminali della loro presenza. Quindi i due criminali rapirono le tre donne e le portarono nell'appartamento di uno di essi, dove le picchiarono, le rapinarono e le violentarono per quattordici ore. [...] Le donne citarono in giudizio il Distretto della Columbia di fronte al tribunale federale, per la negligente mancanza di protezione. [...] il giudice respinse il caso senza processo. [...] Ciò che la Corte negò fu, prima di ogni altra cosa, che il governo avesse un qualsiasi dovere di fornire protezione alle tre donne. La Corte d'Appello citò 'il principio fondamentale secondo cui un governo e i suoi ufficiali non sono sottoposti a un dovere generale di fornire servizi pubblici, quali la protezione della polizia, a un qualsiasi privato cittadino'. Il dovere del governo, spiegò il tribunale, era solamente un dovere verso il pubblico in generale, di fornire un generico deterrente al crimine.”
In altre parole, non fatevi illusioni: in nessun senso più polizia equivale a più sicurezza, soprattutto se la polizia viene gestita dallo Stato per il “bene comune”. Non esiste risorsa usata in modo sensato che non rispetti il confronto tra gli interessi degli individui. Il caso italiano parla chiaro: abbiamo le carceri piene e, nonostante questo, un aumento del microcrimine (gli omicidi invece, come nel resto del mondo occidentale, diminuiscono), principalmente concentrato in grandi città ad alta intensità di forze dell’ordine ed esercito (guardate le piazze di fronte alle stazioni di Milano, Roma e Bologna). I reati connessi alla percezione dell’insicurezza (per esempio il furto in strada, con o senza armi bianche) aumentano, questo nonostante la presenza delle forze dell’ordine e nonostante il numero di agenti stia aumentando da anni. Evidentemente quello che si sta facendo non funziona. Purtroppo la pedagogia petalosa della sinistra è egualmente inutile: l’educazione, l’ascolto e l’integrazione (nella maggior parte dei casi i furti e gli altri reati di strada vengono compiuti da giovani stranieri irregolari) possono essere parte di una strategia a lungo termine potenzialmente efficace, ma che carica la società di una responsabilità e di un peso, anche economico, che non può essere imposto. Quel che è più immediato, invece, è che chi sbaglia debba pagare. E, quel che è ancora più certo, è che la prevenzione è sempre preferibile e preferita a una reazione. Dunque la domanda da porsi è: il modo migliore per sentirsi al sicuro è sperare che 4.400 persone in cerca di un posto fisso diventino poliziotti?
Evidentemente no. I libertari da anni propongono un’alternativa, che è poi la soluzione pressoché a qualsiasi problema di natura statale che vi venga in mente: la privatizzazione. Ma siamo talmente impauriti da questa parola da aver reso il libero mercato un tabù e la concorrenza un inferno in terra, quando è il contrario, e cioè il mercato controllato e l’assenza di concorrenza, a far sì che le nostre società brucino in eterno. Per farla semplice. Murray Rothbard e Walter Block partono da due assiomi: il principio di auto-proprietà (self-ownership), secondo cui ogni essere umano è proprietario di se stesso e del proprio lavoro per diritto naturale, non per concessione statale, e il Principio di Non Aggressione (NAP), che vieta a chiunque di iniziare l'uso della forza contro la proprietà altrui (e dunque anche contro altre persone). Applicati senza eccezioni, la conseguenza logica è chiara e inconfutabile: se l'aggressione è sempre moralmente illecita, lo rimane anche quando a commetterla è lo Stato. La tassazione diventa, per esempio, del tutto assimilabile a un furto o un’estorsione mafiosa. Seguiamo questo ragionamento e arriviamo al tema: il monopolio statale della polizia, finanziato appunto dalla tassazione, risulta evidentemente doppiamente illegittimo: sia nella sua fonte (denaro sottratto senza consenso) sia nella sua forma (un monopolio che elimina ogni alternativa ed esiste contro la volontà dei singoli). A questa illegittimità etica si affianca, sul piano economico, una critica all'inefficienza strutturale: la polizia pubblica, priva di concorrenti, non ha alcun incentivo a migliorare il servizio.
Qual è l’alternativa migliore? Rothbard e Block immaginano un mercato di agenzie di difesa private (PDA, Private Defense Agencies), alle quali i cittadini si abbonerebbero volontariamente pagando un corrispettivo proporzionale alla protezione desiderata, esattamente come si sottoscrive una polizza assicurativa. Dunque niente di campato per aria, niente di difficile o quantomeno niente di più complicato di un’assicurazione. La concorrenza tra agenzie incentiverebbe l'efficienza, l'innovazione e il rispetto dei diritti degli abbonati, pena la perdita di clientela. In un’Italia che si appresta a festeggiare 80 anni di Repubblica statalista, non sarebbe male iniziare a pensare al modo migliore per mandare in pensione un sistema disfunzionale caldeggiato dall’intellighenzia e dai politici di tutte le aree politiche.