La Germania si spacca in due, e l’Europa vira sempre più a destra facendo da specchio di ciò che accade negli Stati membri. Anna Paola Concia, attivista e deputata alla Camera per il Partito Democratico durante la XVI legislatura, restituisce da Francoforte una fotografia limpida del momento storico che stiamo vivendo. Voce libera, scomoda e allergica al pensiero unico, l’ex deputata e attivista storica per i diritti LGBTQIA+ osserva la realtà e non fa sconti a nessuno. Mentre il progressismo si ostina a erigere barricate identitarie, Concia ribalta il tavolo: analizza le ragioni dell’avanzata della destra tedesca ed europea, e lancia una provocazione: il diritto all’indifferenza. Una chiacchierata senza filtri sul futuro dell’Europa, sugli errori della sinistra e sul perché la politica italiana è ancora impantanata nella divisione ideologica sui diritti civili.
Che aria tira in questo momento in Germania?
Io vivo fra Italia e Germania, e provo un senso di soffocamento in questo momento. Diciamo che non tira una bella aria in Europa perché siamo proprio dentro un grande terremoto. Ci sono le guerre vere in atto e poi ci sono i terremoti politici provocati anche dalle grandi crisi sociali. Le guerre provocano problemi economici alle democrazie occidentali. A breve andranno al voto anche l’Italia, la Francia e la Polonia, quindi vedo un quadro politico e sociale molto complicato. Se poi unisci a tutto questo la grande iattura che abbiamo alla Casa bianca, allora il disastro è fatto. Perché Donald Trump è davvero una iattura, un uomo imprevedibile che rompe qualsiasi schema, sempre in negativo».
Però, iattura a parte, perché il popolo sta scegliendo di essere rappresentato da queste persone, negli Stati Uniti come nei Lander tedeschi e come in altri paesi, Italia compresa?
Credo che i partiti tradizionali non sanno più dare le giuste risposte. Penso alla Germania dove i partiti del popolo non sono più partiti del popolo, non riescono a uscire dall’angolo. Hanno smesso di parlare alle persone, ma soprattutto di ascoltarle. E così si fanno strada i partiti estremisti che distribuiscono ricette facili, ma che poi non riescono facilmente a dare delle soluzioni se non a lavorare sugli slogan che entrano nelle paure della gente. Tutto questo è un vero e proprio sintomo di un elettorato non ascoltato e che sente lontani i partiti tradizionali. Il cancelliere tedesco non ha empatia per guardare alla paura della gente e così avanzano gli estremisti. Ecco qual è il problema, più semplice di quanto sembri. In Italia, succede lo stesso. I partiti populisti si comportano in maniera identica, penso ai 5 stelle e penso a Vannacci. E penso meno al Pd che come anche i partiti di governo cercano di dare soluzioni a modo loro. Ma i partiti populisti condizionano tutti, a destra come a sinistra.
Cosa manca alla sinistra attuale, perché non ha la forza per fronteggiare la coesione, seppur apparente, della destra? Sempre in ambito europeo.
La sinistra ovunque dovrebbe prendere il coraggio a quattro mani, e te lo dice una che arriva dal PCI. Imbracciare teorie strampalate e pericolose, estreme, che disgregano la coesione sociale come l’estremismo woke, ad esempio, non è una soluzione né una possibilità di costruzione della coesione sociale. Impantanarsi in queste politiche identitarie come l’estremismo woke non ha senso. Io è una vita che sono woke, femminista, lesbica, ma so anche profondamente che chiunque, ciascuno di noi nella sua diversità, debba avere gli stessi diritti di cittadinanza. Questa distinzione delle battaglie sociali non fa altro che frammentarle. Si lotta, in maniera comune, per i diritti civili e sociali. Per i diritti della persona, del popolo, delle etnie, del genere. Qual è il senso di scendere in strada, ognuno con la propria “comunità” e fare la propria battaglia? Le battaglie vere sono quelle della collettività in quanto tale.
Cosa sta accadendo all’Occidente e alla cultura occidentale?
L’Occidente è in profonda crisi grazie a spinte endogene ed esogene. Io sono felice di essere occidentale perché sono una donna libera, e poiché sono una universalista, per me, la libertà delle donne deve essere ovunque: è elemento distintivo, è il primo parametro delle società libere. L’Occidente ha smesso di guardare con empatia, di mettersi nei panni dell’altro. E quando non ci si mette nei panni dell’altro poi difficilmente si cercano delle soluzioni come la garanzia di un lavoro dignitoso, la diminuzione dei costi della benzina. Difficilmente ci si preoccupa di far vivere le persone in maniera decorosa a cominciare dall’offrire a tutti la possibilità di fare la spesa. A proposito di Occidente, rispetto alle guerre abbiamo vissuto in una grande cuccagna perché l’America faceva le guerre per noi, e adesso che la cuccagna è finita da tempo ci ritroviamo a dover prendere delle decisioni. La guerra non piace a nessuno, ma la deterrenza è uno strumento che bisogna avere. E noi questi strumenti non li abbiamo per difenderci, e questo vale sia per l’Italia sia per la Germania, due paesi che io vivo. Fino a oggi abbiamo vissuto allegramente perché c’era l’America a fare deterrenza. Quindi, l’Europa dovrebbe allentare lacci e lacciuoli e dire: “Cari paesi, ci dobbiamo organizzare perché non abbiamo più un papà che ci difende”. Ma questo non significa togliere gli investimenti al welfare. La questione esiste anche sugli investimenti, ad esempio, sull’AI: in Europa sappiamo solo vietare attraverso norme l’uso delle tecnologie e allo stesso tempo siamo dipendenti dall’America e dalla Cina che ci investono su. Dovremmo invece varare norme che ci aiutano ad un uso “intelligente” dell’AI e non vietarla, perché è impossibile.
E sulla remigrazione, davvero sarebbe possibile far tornare indietro le persone?
I problemi dell’integrazione esistono, ma vanno affrontati con delle politiche sociali di prevenzione e di inclusione. I partiti populisti, sia a destra sia a sinistra, portano le persone a votare senza offrirgli una soluzione reale, che dovrebbe arrivare dai partiti razionali che hanno una visione più ampia della società. Ma, a quanto pare, siamo sepolti da slogan che non hanno senso e che portano solo all’odio e alla violenza. Inutile, direi. La remigrazione è una cosa assurda e impossibile allo stesso tempo, perché i cittadini di un paese che sono migrati in un altro paese in cui lavorano, vivono e pagano le tasse non capisco perché debbano tornare nel loro paese di origine. Piuttosto, i problemi legati alla migrazione incontrollata e alle complessità dell’integrazione devono essere risolti - ripeto - con politiche adeguate e non con gli slogan.
Perché questi partiti di estrema destra, come l’AfD e il partito di Vannacci se la prendono anche con le persone omosessuali?
Mi sono sposata in Germania nel 2018. Nel 2017, era stata approvata la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma l’unione civile esiste sin dai primi anni Duemila. Ho imparato una cosa in Germania, che si chiama “diritto all’indifferenza”, cioè sono spostata con una donna, lavoro, pago le tasse e a nessuno importa. La leader dell’AfD è una lesbica ed è sposata con una donna, quindi qui non esiste questa separazione ideologica fra destra e sinistra perché sui diritti civili la battaglia è comune a entrambi gli schieramenti, con alcune differenze. È quindi una separazione ideologica che viene utilizzata forse più in Italia dal partito di Vannacci e dai vannacciani.
Cosa ti aspetti dall’Italia, relativamente al matrimonio dello stesso sesso?
Mi auguro che accada quello che è accaduto in Germania. Mi auguro che il mio paese, piano piano, arrivi ai diritti civili senza spaccature fra gli schieramenti. Spaccature che non dovrebbero esistere perché sono battaglie comuni. La politica è ancora molto incistata in questa contrapposizione selvaggia che c’è fra destra e sinistra sui diritti civili. È come se ognuno volesse l’esclusiva di essere “a favore” e di essere “contro”, ma invece si tratta di una divisione stereotipata che non esiste nella società. E proprio questo impedisce di fare passi in avanti. L’unica legge che abbiamo sulle unioni civili in Italia l’ha fatta un democristiano nel 2016: Matteo Renzi. In Germania, la legge sul matrimonio per tutti è stata approvata nel 2017 con Angela Merkel e in Gran Bretagna è stata approvata nel 2013 da un altro conservatore, David Cameron.