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Le balle di Alessandro Barbero sulla Riforma della giustizia diventano virali, ma quando la smetteremo di credere ai “divi della cultura” per partito preso? Signori, è populismo anche se lo fa la sinistra

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

19 gennaio 2026

Le balle di Alessandro Barbero sulla Riforma della giustizia diventano virali, ma quando la smetteremo di credere ai “divi della cultura” per partito preso? Signori, è populismo anche se lo fa la sinistra
Alessandro Barbero si schiera con il NO alla Riforma della giustizia promossa dal ministro Nordio, ma lo fa senza argomentare e inventandosi delle balle a proposito di come funziona la scelta dei membri dei Csm, gli organi che dovranno vigilare sull’operato di pm e giudici. Ma quando la smetteremo di seguire per partito preso idoli e divulgatori che a forza di semplificare finiscono per inventarsi strane teorie del complotto? Tutto, pur di poter gridare all’allarme fascismo

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Ormai basta ascoltare Alessandro Barbero per capire che per avere ragione è sufficiente pensarla in modo totalmente opposto. Smessi i panni per un attimo del relativista utile alle narrazioni putiniane, lo storico, il PROF, ci spiega con un breve video perché voterà no alla Riforma della giustizia Nordio, ovviamente infilando le solite balle e arrogandosi il diritto di non argomentare ciò che sostiene. In altri tempi avremmo definito questo populismo, che, nonostante la vulgata, è l’indifferenziato della politica, una malattia che colpisce tanto la destra quanto la sinistra. 

Facciamo un esempio. Barbero dice che i membri di nomina politica, cioè i membri “laici”, dei nuovi Csm, cioè gli organi che vigileranno su pm e giudici, verranno scelti dal governo (“mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui”; minuto 3:35 circa) mentre i membri nominati tra magistrati e giudici saranno sorteggiati. E questo vuol dire togliere, secondo lui, potere alla magistratura per darlo al governo. Il ragionamento è: per evitare le correnti politiche all’interno della magistratura, si tirerà a sorte, mentre i membri laici dei Csm verrano scelti dal governo, riproducendo il difetto che si voleva eliminare lato magistrati nel contesto politico. Ma questo non è vero e Barbero riesce ad avere torto persino in due modi differenti. 

Uno, i membri di nomina politica, che sono un terzo dei membri dei Csm, saranno scelti così: tre dal presidente della Repubblica (che non è il governo) e tre sorteggiati da un gruppo di papabili eletti dal Parlamento (che non è il governo). Quindi il governo non sceglie niente. Anzi, a scegliere i candidabili (attenzione: non i membri, ma solo chi può essere sorteggiato) saranno il garante della Costituzione e prima carica dello Stato e il Parlamento, cioè l’organo composto da deputati e senatori democraticamente eletti. Quindi nessun rischio per la democrazia, visto che un terzo dei membri dei Csm verrà sorteggiato da un gruppo di professionisti selezionati da due delle colonne portanti del sistema democratico italiano. 

Due, ma lo abbiamo già detto, è questa idea che qualcuno “scelga” i membri laici, a differenza dei membri sorteggiati tra magistrati e giudici. Anche questo è falso. Il Parlamento, semplicemente, si preoccuperà di indicare un gruppo di candidabili tra professionisti del settore. Non indica chi dovrà essere nominato, ma “screma”, in una seduta che coinvolgerà tutte le forze politiche, l’enorme popolazione di professionisti che altrimenti potrebbero essere pescati nel mucchio. È, semmai, una misura pragmatica. Anche qui, nulla di totalitario.

Il ministro Carlo Nordio
Alessandro Barbero

Altro punto. Barbero ricorda che sotto il Fascismo non esisteva alcun Csm e che i suoi compiti erano affidati al ministro della giustizia. Dunque a un rappresentante del governo. Dunque a giudicare i giudici ci pensava il potere esecutivo. Dunque veniva meno la divisione dei poteri, a fondamento, ricorda, del sistema democratico. Ma Barbero non spiega in che modo questa Riforma annulli la divisione tra i poteri. Come abbiamo visto, il potere esecutivo non ha alcun ruolo nella scelta dei membri dei Csm e il legislativo (Parlamento) potrà solo mettere insieme, in seduta collettiva, i candidabili a membri, non direttamente i membri. 

Ancora. Barbero dice che il Csm verrà indebolito perché se ne creeranno due, uno per i pm e uno per i giudici. Ma non argomenta in nessun modo per dimostrare questa tesi. Non è chiaro perché due Csm separati, più un terzo organo, l’Alta corte, sopra di essi, indeboliscano i meccanismi che garantiscono autonomia alla magistratura. 

La verità, che Barbero stesso lascia trapelare, è che questa Riforma non solo non comporta nessun danno alla democrazia, ma va ad attaccare il cosiddetto “correntismo”, e cioè la presenza nella magistratura italiana di correnti politiche. Bene, per Barbero questo è sbagliato, ecco tutto. Per Barbero la giustizia dovrebbe tener conto delel correnti politiche interne alla magistratura. La magistratura non dovrebbe aspirare alla neutralità, a una “giustizia uguale per tutti”, ma dovrebbe accettare di essere governata dall’ideologia, dai gusti politici, dagli scontri culturali interni. Dice letteralmente: “La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande importanza [il sorteggio, ndr] è che la magistratura è politicizzata, cosa considerata orribile”. Cosa considerata orribile, dice, alzando le mani, come per ridicolizzare chi crede che la giustizia debba essere al di sopra delle parti politiche.

Resta da chiedersi, poi, cosa ci sia di male nel “sorteggio” dei membri che potranno vigilare e giudicare il lavoro dei propri colleghi. Come ricorda un mio collega, noi non possiamo scegliere il giudice che emetterà la sentenza al nostro processo. Non è chiaro perché i giudici o i pm debbano godere di uno statuto speciale che permetta loro di votare per decidere quali tra i propri colleghi siano titolati o legittimati a giudicarli. Anche qui, torna in gioco l’idea di giustizia che abbiamo. Se la giustizia debba essere o no slegata dal temperamento politico di una maggioranza interna o una potente minoranza.

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