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5 agosto 2026

L’Italia non è più il Paese della corruzione e delle mazzette (forse…)

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

5 agosto 2026

Nell’ultimo Rapporto Anac (Autorità nazionale anticorruziuone) si parla di due rinvii a giudizio al mese, cioè due processi per gente accusata di reati legati alla corruzione. Due processi, non due condanne, quelle sono quasi la metà. L’Italia sta diventando meno corrotta? La percezione è quella e i dati sembrano darci ragione
L’Italia non è più il Paese della corruzione e delle mazzette (forse…)

O l’Anac previene, o l’Anac non vede, e la corruzione è diventata ufficialmente un fenomeno sommerso, impossibile da gestire. Nell’ultimo rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione, che analizza i dati dal 2020 al 2026, nonostante le migliaia di pareri forniti e le decine di informazioni raccolte, si parla di due rinvii a giudizio al mese, che potrebbero sembrare tanti se, come si suol fare in Italia, si considerano i rinvii a giudizio delle condanne in Cassazione. In realtà quel che si sta dicendo è che due volte al mese, in media, si va a processo con capi di imputazione ascrivibili al fenomeno della corruzione. Di questi quasi la metà si trasformano in sentenze di colpevolezza, l’altra metà abbondante no (il dato non viene fornito nel rapporto e viene riportato da Il Foglio). Dunque, in Italia vengono condannati circa una decina di corrotti/corruttori all’anno. Forse non siamo più il Paese delle mazzette e degli accordicchi? 

Corruzione in Italia
Corruzione in Italia

Cresce sicuramente il numero degli affidamenti diretti, cioè di quelle nomine che passano non per bandi e gare, ma la scelta di uno o due potenti del giro, ma siamo ancora sotto i limiti. Certo, come scriveva il giudice americano John T. Noonan Jr nel suo poderoso Ungere le ruote: Storia della corruzione politica dal 3000 a. C. Alla Rivoluzione francese, “il giudizio sulla corruzione di una società non ha bisogno di fondarsi su basi statistiche”, e forse è il caso di ammettere che “la vita umana è piena di reciprocità”. Infatti, stando al CPI, l’indice di corruzione percepita (quello italiano è 53/100, dove 0/100 corrisponde ad alto livello di corruzione percepita e 100/100 al contrario), l’Italia è percepita come il 19esimo Paese più corrotto d’Europa su 27 totali, il 52 in generale sui 182 Paesi del mondo, un dato comunque in calo rispetto agli anni precedenti. Se volessimo fare i politici, faremmo notare che il calo è avvenuto negli anni del governo Meloni, ma è difficile considerare seriamente che vi sia un rapporto di causalità. Certo è che la vita è davvero piena di reciprocità, ma come ricordava in un bellissimo libro il filosofo Armando Massarenti, Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi conviene, la corruzione è un “cattivo equilibrio” e cioè una cattiva norma, dal punto di vista umanistico si direbbe un vizio. E l’Italia, forse (forse…), se lo sta togliendo.

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