Per anni Giuseppe Conte ci ha spiegato che la politica doveva stare lontana dagli interessi privati. Poi, però ecco che spunta fuori il mercato immobiliare e una storia interessante soprattutto per i suoi avversari politici. Verrebbe da dire una notizia esplosa come una bomba ad orologeria. Parliamo del Grand Hotel Plaza di Roma, uno degli alberghi più iconici della Capitale, di proprietà della famiglia della sua compagna Olivia Paladino, che da mesi cerca un compratore. Lo scoop porta la firma di Giacomo Amadori, appena passato da La Verità a Libero, e racconta una vicenda in cui l'ex presidente del Consiglio, almeno secondo la ricostruzione del quotidiano, avrebbe dismesso temporaneamente i panni del leader del Movimento 5 Stelle per tornare a quelli dell'avvocato di fiducia della famiglia Paladino. Secondo Libero, infatti, Conte non si sarebbe limitato a seguire da lontano l'operazione. Avrebbe addirittura contribuito alla predisposizione della documentazione utilizzata nella vendita dell'immobile, uno storico cinque stelle affacciato su via del Corso, valutato fino a 325 milioni di euro. Un ruolo che il cognato di Conte, Matteo Di Raimondo, sminuisce: “Non mi risulta. Certo è il compagno di Olivia ed è un avvocato, quindi è normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti, ma non ha un ruolo attivo nella vicenda”.
Ad ogni modo la galassia societaria in questione, secondo la ricostruzione di Libero, sta attraversando una profonda riorganizzazione. Le principali società del gruppo Paladino sono finite in liquidazione e il nuovo piano punta a concentrare patrimonio immobiliare, attività e passività in un unico soggetto. Sul tavolo ci sarebbero anche circa 29 milioni di euro di debiti tributari maturati da una delle società del gruppo, oltre alla definizione della complessa partita con il fratellastro ed ex socio Shawn Shadow, che si è chiusa con un accordo da circa 13 milioni di euro tra capitale e spese legali. Ma il passaggio più curioso dell'inchiesta riguarda un nome che, negli ultimi mesi, compare spesso quando si parla di Donald Trump, ovvero “the ambassador” Paolo Zampolli, l’imprenditore italo-americano e uomo vicinissimo all'entourage del presidente statunitense oltre ad essere il suo inviato speciale per le relazioni globali. Secondo quanto ricostruisce Libero, ecco svelato di cosa parlarono Zampolli e Conte quando qualche tempo fa si incontrarono a Roma. Niente politica, ma solo affari. L'imprenditore, contattato dal quotidiano, non smentisce. Anzi. “Abbiamo parlato anche dell'albergo”, conferma a Libero. “Conte mi ha precisato che l'hotel non è suo ma dei familiari della sua compagna”. Poi aggiunge un dettaglio parecchio gustoso. “Sono andato a fare colazione con ‘Giuseppi’ proprio perché volevo parlare di questo tema più che di politica”. Zampolli racconta di conoscere investitori con una liquidità tale da poter acquistare il Plaza "cash" e conferma che il cosiddetto "canale americano" esiste davvero. “Questa cosa gliela confermo”, dice ad Amadori, lasciando intendere che l'interesse per l'immobile non sarebbe soltanto teorico. Quanto valgono davvero quei muri? Secondo Zampolli, i 325 milioni richiesti sarebbero eccessivi. “A 300 lo prenderei subito. Anzi, a 299”, scherza. Ma subito precisa che esisterebbero acquirenti molto solidi interessati all'operazione, pur senza fare nomi.
Nel frattempo, sempre secondo Libero, sarebbe arrivata anche un'offerta formale da 310 milioni di euro da parte della londinese Cbe Capital Limited, società specializzata in investimenti immobiliari rappresentata dall'avvocato ed ex parlamentare di Azione Andrea Mazziotti di Celso. Quest’ultimo conferma soltanto di assistere il cliente, ma si trincera dietro il riserbo professionale e precisa di non parlare con Conte “da venti o venticinque anni”. L'inchiesta di Amadori non sostiene che Conte abbia un ruolo formale nella vendita del Plaza. Piuttosto ricostruisce una serie di contatti, interlocuzioni e attività che, secondo il quotidiano, mostrerebbero come l'ex premier continui a seguire molto da vicino le vicende patrimoniali della famiglia Paladino, muovendosi tra consulenze legali, trattative immobiliari e potenziali investitori internazionali. Insomma, mentre il leader del M5S prova a presentarsi come il federatore del futuro campo largo, Libero lo descrive anche in una veste decisamente meno politica: quella dell'avvocato impegnato nella vendita di uno degli alberghi più prestigiosi d'Italia. Una ricostruzione destinata ad alimentare il dibattito politico, soprattutto perché arriva dalla firma di Giacomo Amadori, uno dei cronisti giudiziari più noti della stampa di destra, appena approdato a Libero dopo gli anni trascorsi a La Verità.